Rosso Improvviso di Arturo Tallini – CD

ARTURO TALLINI chitarra, disegno di Paola Tallini

Perché Rosso? E perché Improvviso? Innanzitutto per un gioco, quello con il mio precedente disco solistico, Blu e per amore verso il colore rosso; poi la parola Improvviso, che allude all’improvvisazione, così presente in vari modi in tutto il lavoro e negli ultimi anni della mia vita professionale.

Ma cos’è l’improvvisazione? E’ innanzitutto una sfida: la sfida ad esistere senza voler restare, ad accettare di morire nel momento stesso in cui si nasce, a non rimanere atterriti davanti all’idea del non tempo: cos’altro è l’improvvisazione, se non una sfida alla morte? E volendo uscire dal campo delle immagini per entrare in una maggior concretezza, cos’è l’improvvisazione dal punto di vista del musicista? É riempire di suoni dei ‘contenitori espressivi’, è lasciare che il proprio immaginario sonoro, tutto il vissuto artistico, lascino sbocciare idee musicali, costruzioni e fantasmagorie. Volendo fare una panoramica di questo mio lavoro, noterei da una parte brani (Maderna e Pisati) che invitano l’interprete ad ampliare la visione di sé stesso, con un fare che appartiene alla ben nota area dell’opera aperta; dall’altra, opere (Berio e Ginastera) che costringono l’interprete a forzare la visione fonica e strumentale del suo amato strumento, arrivando quasi a violentarlo e ad arricchire la propria tecnica con modalità non appartenenti al repertorio classico.

Una parola sulla Serenata di Maderna: la versione qui registrata è una versione discografica, nel senso che ho deciso di usare alcuni dei mezzi presenti in uno studio di registrazione per arrivare ad una versione ricca di sfaccettature e di possibilità di lettura ulteriori senz’altro più complesse rispetto alle possibilità della versione concertistica.

No, non sto dimenticando la Ciaccona, anzi…il capolavoro bachiano è il convitato di pietra di questo CD: osserva dal passato, rivendicando la sua inesauribile attualità; nella mia versione ho guardato al clavicembalo e alla monumentalità che deriva da quella veste strumentale; in un certo senso anche qui ho cercato di forzare i limiti della chitarra, moltiplicando in certi punti gli abbellimenti o con l’aggiunta di voci. E anche nel capolavoro di Bach, l’improvvisazione ha avuto, nella mia versione, una parte importante, in quanto tutti gli abbellimenti sono nati attraverso una lunga pratica improvvisativa che si è poi cristallizzata nella versione qui registrata.

Ringrazio Oscar Ghiglia e Carlo Lo Presti per aver impreziosito, con le loro parole, questo mio lavoro.

Ringrazio Giuseppe Scali e Marco Cardone di Ema Vinci per aver creduto in questo progetto e per averlo realizzato con professionalità e senza mai dimenticare il lato umano che ogni lavoro porta sempre con sé.

Infine ringrazio il Fronimo e Lena Kokkaliari che, come il mio precedente Blu, ha deciso di diffondere questo CD fra i suoi abbonati. Arturo Tallini


Arturo Tallini è un vero artista della chitarra che trova in ogni stile, ereditato dalla tradizione musicale presente nel suo spirito, ogni modo di esprimere la sua visione ampia e personale di tutto ciò che risveglia la sua illimitata fantasia e che egli sa tradurre in espressioni sonore, siano esse giustificabili secondo la sua visione stilistica o, allorché se ne presenti l’occasione, soprattutto in alcune composizioni contemporanee, espresse quasi come sicuri effetti espressivi talvolta umoristici e “rumoristici” .

L’ampiezza del repertorio presentato nel presente CD promette ulteriori interessanti risvolti nell’arte di accostare i diversi caratteri stilistici che Arturo Tallini potrà presentare all’ascolto di chi è sensibile a quel tipo di interpretazione dell’esistenza, espressa musicalmente, che maggiormente anima la sua visione creativa.
Oscar Ghiglia


ROSSO IMPROVVISO

ARTURO TALLINI chitarra

JOHANN SEBASTIAN BACH

Ciaccona dalla Partita n.2 in Re minore BWV 1004

versione di Arturo Tallini

ALBERTO GINASTERA

Sonata op. 47 for guitar

1. Esordio

2. Scherzo

3. Canto

4. Final

BRUNO MADERNA

Serenata per un satellite versione di Arturo Tallini

LUCIANO BERIO

Sequenza XI

MAURIZIO PISATI

ChahaX intrusioni nella Ciaccona di J. S. Bach scritto per Arturo Tallini



Ascoltando questo CD e seguendo le scelte interpretative di Arturo Tallini si è portati a vedere una linea di continuità nell’approccio alla chitarra da parte di compositori assai diversi che hanno scritto per lo strumento nella seconda metà del Novecento. La chitarra si presenta come uno strumento da esplorare nelle sue sonorità percussive, preannunciate dalla varietà dei rasgueados già presenti in varie tradizioni locali (il flamenco in Spagna, la musica dei gauchos in Argentina), nella flessibilità d’intonazione dei suoni (dalle alterazioni microtonali alla scordatura), nelle risonanze libere. Ciascuna di queste caratteristiche può essere potenziata con l’interazione fra l’esecutore e i suoni elettronici, o con la sovrapposizione, sperimentata nella Serenata per un satellite, di ostinati registrati insieme a interventi estemporanei. Fanno da cornice al programma la Ciaccona di Bach e ChahaX di Maurizio Pisati, che propone ‘intrusioni’ elettroniche di carattere materico alternate a interventi improvvisativi sulla Ciaccona stessa: in questo modo l’illustre capolavoro bachiano, attraverso la tecnica della variazione, assurge a nobile antecedente della tradizione novecentesca. Già il virtuosismo barocco infatti esprimeva l’ambizione di esplorare tutte le potenzialità del singolo strumento, trasformando l’abilità dell’esecutore in occasione di sperimentazione musicale. La Ciaccona, sotto questo aspetto, è l’esempio sommo di una grande varietà di soluzioni strumentali nella unità di un saldo piano costruttivo.

Bruno Maderna è stato un protagonista della neoavanguardia del secondo dopoguerra e un grande direttore d’orchestra: in questa veste ha contribuito in modo determinante a diffondere la Nuova Musica in tutta Europa. L’attenzione al momento performativo caratterizza la sua produzione, che si presenta più eterogenea rispetto a quella di Luciano Berio e Luigi Nono. La Serenata per un satellite è stata scritta da Maderna nel 1969, in occasione del lancio del satellite europeo ESRO I B “Boreas” per lo studio dei fenomeni connessi con le aurore boreali dall’isola di Vandemberg nell’Oceano Pacifico. Dedicata al fisico torinese Umberto Montalenti, allora direttore dell’ESOC (European Space Operation Centre), con sede a Darmstadt, venne eseguita per la prima volta la sera del lancio del satellite, il primo ottobre 1969, proprio nella sede dell’ESOC. In quell’occasione Maderna diresse un ensemble composto da Angelika Sweekhorst (flauto, ottavino), Lothar Faber (oboe, oboe d’amore, musette), Dagmar Busse (arpa), Hans Rossmann (marimba) e Sascha Gawriloff (violino). L’opera rappresenta un perfetto esempio di alea organizzata. Su un unico foglio sono disposti diversi frammenti musicali, dislocati variamente: un rigo in particolare ‘mima’ la traiettoria di un missile percorrendo il foglio dal margine inferiore sinistro al margine superiore. L’esecutore può scegliere un percorso sempre diverso, in cui questi frammenti, rigorosamente notati, si intrecciano con l’improvvisazione. L’opera può essere eseguita da più strumentisti oppure da un solista. La versione per chitarra di Arturo Tallini esalta l’aspetto lirico di alcuni frammenti, sfruttando ampiamente le risonanze prodotte dalla chitarra.

La serie delle 14 Sequenze di Luciano Berio, composte fra il 1958 e il 2002, rappresenta una delle summe più importanti della musica del secondo Novecento. In esse l’autore ricerca un rapporto diretto con lo strumento protagonista, indagandone spesso in maniera sperimentale le sonorità, senza però negare le connotazioni che la storia dell’esecuzione ha via via apportato. Il virtuosismo che caratterizza queste Sequenze assume quindi almeno due funzioni principali: esplorare le potenzialità latenti nello strumento, e rileggere e trasformare i modelli di scrittura ad esso associati. La Sequenza XI, composta nel 1987-88 per Eliot Fisk, si ispira a due fonti: la chitarra flamenca e quella classica. Il debito verso il flamenco è reso evidente attraverso l’impiego esteso di rasgueados e di percussioni sulle corde (tambora). Berio è attratto da queste tecniche esecutive, e dalla gestualità messa in atto per produrle. L’aspetto visivo si unisce a quello musicale e lo rafforza. Tutta la Sequenza è percorsa da un vitalismo impetuoso. Ma sono presenti anche passaggi meditativi, soprattutto all’inizio e nell’ampia ripresa finale. La sonorità delle corde a vuoto, contrapposta ad aggregazioni accordali cangianti, costituisce il principale elemento di continuità lungo tutto il brano. Lo stesso Berio ha dichiarato che scrivendo questa Sequenza era interessato a far dialogare «l’armonia pesantemente idiomatica legata all’accordatura dello strumento e una armonia “diversa” (il passaporto fra i due lontani territori armonici è l’intervallo di quarta eccedente)». La Sequenza si conclude infatti con un bicordo Si bemolle – Mi che era già emerso in alcune sezione intermedie. E prosegue: «Il dialogo tra le due dimensioni armoniche da una parte e tra quelle tecniche e gestuali dall’altra avviene attraverso processi di scambio e di trasformazione continua di caratteri specifici e figure chiaramente riconoscibili». Il carattere predominante è rapsodico, quasi improvvisativo. Manca in questa Sequenza la componente di sperimentazione sul suono presente in altre Sequenze. Berio vuole svelare la ‘natura’ dello strumento, senza forzarne i limiti.

In un ambito più tradizionale, ma animato da fonti d’ispirazione simili, si muove la Sonata op. 47 di Alberto Ginastera, composta a Ginevra nel 1976 ed eseguita da Carlos Barbosa-Lima a Washington il 27 novembre dello stesso anno. Qui è la natura della Pampa argentina ad affermarsi perentoriamente, attraverso l’evocazione di grandi spazi incontaminati (Esordio), di cavalcate a perdifiato e di danze di gauchos. Le percussioni sulla cassa e sulle fasce, pur ispirate alla musica popolare argentina, ampliano e intensificano la varietà dei ritmi e dei timbri ottenibili sulla chitarra. Accanto a questi elementi primigeni c’è anche una fitta rete di rimandi colti, estremamente raffinati: fra tutti il suono del liuto di Beckmesser, il rivale del protagonista nei Meistersinger di Wagner, che emerge come un sogno nello Scherzo. L’Esordio è fortemente gestuale: ampi accordi e arpeggi incalzanti che coprono tutta l’estensione dello strumento vengono spazzati via da uno schiocco di frusta, prodotto facendo sibilare la corda più grave con un gesto ampio e teatrale. Nella seconda sezione una danza rituale è evocata da accordi misteriosi, intercalati a effetti percussivi sulle corde e sulla cassa (tambora). Nello Scherzo Ginastera muta continuamente modello di scrittura: l’effetto è fantasmagorico e incalzante. Canto ha un carattere libero ed improvvisativo, in linea con la poetica del realismo magico dell’autore: sfocia direttamente nel movimento finale, caratterizzato da un’alternanza di rasgueados e percussioni, ripreso dalla musica popolare argentina. L’effetto è quello di una cavalcata sempre più incalzante, che conduce a un finale irresistibile e rapinoso. Carlo Lo Presti





DOCUMENTAZIONE: 17 Ottobre 2017

Arturo Tallini arriva in studio Lunedì 16 Ottobre e vi rimane ininterrottamente per 5 giorni consecutivi con il programma di registrare, fare editing e masterizzare la nuova produzione Rosso Improvviso.

Il CD propone agli ascoltatori un ricco programma, basato su musiche di Berio, Maderna, Pisati, Bach e Ginastera.

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