Rosso Improvviso di Arturo Tallini – CD

ARTURO TALLINI chitarra, disegno di Paola Tallini

Perché Rosso? E perché Improvviso? Innanzitutto per un gioco, quello con il mio precedente disco solistico, Blu e per amore verso il colore rosso; poi la parola Improvviso, che allude all’improvvisazione, così presente in vari modi in tutto il lavoro e negli ultimi anni della mia vita professionale.

Ma cos’è l’improvvisazione? E’ innanzitutto una sfida: la sfida ad esistere senza voler restare, ad accettare di morire nel momento stesso in cui si nasce, a non rimanere atterriti davanti all’idea del non tempo: cos’altro è l’improvvisazione, se non una sfida alla morte? E volendo uscire dal campo delle immagini per entrare in una maggior concretezza, cos’è l’improvvisazione dal punto di vista del musicista? É riempire di suoni dei ‘contenitori espressivi’, è lasciare che il proprio immaginario sonoro, tutto il vissuto artistico, lascino sbocciare idee musicali, costruzioni e fantasmagorie. Volendo fare una panoramica di questo mio lavoro, noterei da una parte brani (Maderna e Pisati) che invitano l’interprete ad ampliare la visione di sé stesso, con un fare che appartiene alla ben nota area dell’opera aperta; dall’altra, opere (Berio e Ginastera) che costringono l’interprete a forzare la visione fonica e strumentale del suo amato strumento, arrivando quasi a violentarlo e ad arricchire la propria tecnica con modalità non appartenenti al repertorio classico.

Una parola sulla Serenata di Maderna: la versione qui registrata è una versione discografica, nel senso che ho deciso di usare alcuni dei mezzi presenti in uno studio di registrazione per arrivare ad una versione ricca di sfaccettature e di possibilità di lettura ulteriori senz’altro più complesse rispetto alle possibilità della versione concertistica.

No, non sto dimenticando la Ciaccona, anzi…il capolavoro bachiano è il convitato di pietra di questo CD: osserva dal passato, rivendicando la sua inesauribile attualità; nella mia versione ho guardato al clavicembalo e alla monumentalità che deriva da quella veste strumentale; in un certo senso anche qui ho cercato di forzare i limiti della chitarra, moltiplicando in certi punti gli abbellimenti o con l’aggiunta di voci. E anche nel capolavoro di Bach, l’improvvisazione ha avuto, nella mia versione, una parte importante, in quanto tutti gli abbellimenti sono nati attraverso una lunga pratica improvvisativa che si è poi cristallizzata nella versione qui registrata.

Ringrazio Oscar Ghiglia e Carlo Lo Presti per aver impreziosito, con le loro parole, questo mio lavoro.

Ringrazio Giuseppe Scali e Marco Cardone di Ema Vinci per aver creduto in questo progetto e per averlo realizzato con professionalità e senza mai dimenticare il lato umano che ogni lavoro porta sempre con sé.

Infine ringrazio il Fronimo e Lena Kokkaliari che, come il mio precedente Blu, ha deciso di diffondere questo CD fra i suoi abbonati. Arturo Tallini


Arturo Tallini è un vero artista della chitarra che trova in ogni stile, ereditato dalla tradizione musicale presente nel suo spirito, ogni modo di esprimere la sua visione ampia e personale di tutto ciò che risveglia la sua illimitata fantasia e che egli sa tradurre in espressioni sonore, siano esse giustificabili secondo la sua visione stilistica o, allorché se ne presenti l’occasione, soprattutto in alcune composizioni contemporanee, espresse quasi come sicuri effetti espressivi talvolta umoristici e “rumoristici” .

L’ampiezza del repertorio presentato nel presente CD promette ulteriori interessanti risvolti nell’arte di accostare i diversi caratteri stilistici che Arturo Tallini potrà presentare all’ascolto di chi è sensibile a quel tipo di interpretazione dell’esistenza, espressa musicalmente, che maggiormente anima la sua visione creativa.
Oscar Ghiglia


ROSSO IMPROVVISO – ARTURO TALLINI chitarra

JOHANN SEBASTIAN BACH
Ciaccona dalla Partita n.2 in Re minore BWV 1004
versione di Arturo Tallini

ALBERTO GINASTERA
Sonata op. 47 for guitar
1. Esordio
2. Scherzo
3. Canto
4. Final

BRUNO MADERNA
Serenata per un satellite versione di Arturo Tallini

LUCIANO BERIO
Sequenza XI

MAURIZIO PISATI
ChahaX intrusioni nella Ciaccona di J. S. Bach scritto per Arturo Tallini


Data di Uscita 12.06.2018
Formato Principale CD Altri Formati Album Digitale
2018 EMA Vinci records 40069 © EMA VinciEtichetta EMA Vinci contemporanea – Linea SIAE-Classici di Oggi • Genere – Contemporanea



Ascoltando questo CD e seguendo le scelte interpretative di Arturo Tallini si è portati a vedere una linea di continuità nell’approccio alla chitarra da parte di compositori assai diversi che hanno scritto per lo strumento nella seconda metà del Novecento. La chitarra si presenta come uno strumento da esplorare nelle sue sonorità percussive, preannunciate dalla varietà dei rasgueados già presenti in varie tradizioni locali (il flamenco in Spagna, la musica dei gauchos in Argentina), nella flessibilità d’intonazione dei suoni (dalle alterazioni microtonali alla scordatura), nelle risonanze libere. Ciascuna di queste caratteristiche può essere potenziata con l’interazione fra l’esecutore e i suoni elettronici, o con la sovrapposizione, sperimentata nella Serenata per un satellite, di ostinati registrati insieme a interventi estemporanei. Fanno da cornice al programma la Ciaccona di Bach e ChahaX di Maurizio Pisati, che propone ‘intrusioni’ elettroniche di carattere materico alternate a interventi improvvisativi sulla Ciaccona stessa: in questo modo l’illustre capolavoro bachiano, attraverso la tecnica della variazione, assurge a nobile antecedente della tradizione novecentesca. Già il virtuosismo barocco infatti esprimeva l’ambizione di esplorare tutte le potenzialità del singolo strumento, trasformando l’abilità dell’esecutore in occasione di sperimentazione musicale. La Ciaccona, sotto questo aspetto, è l’esempio sommo di una grande varietà di soluzioni strumentali nella unità di un saldo piano costruttivo.

Bruno Maderna è stato un protagonista della neoavanguardia del secondo dopoguerra e un grande direttore d’orchestra: in questa veste ha contribuito in modo determinante a diffondere la Nuova Musica in tutta Europa. L’attenzione al momento performativo caratterizza la sua produzione, che si presenta più eterogenea rispetto a quella di Luciano Berio e Luigi Nono. La Serenata per un satellite è stata scritta da Maderna nel 1969, in occasione del lancio del satellite europeo ESRO I B “Boreas” per lo studio dei fenomeni connessi con le aurore boreali dall’isola di Vandemberg nell’Oceano Pacifico. Dedicata al fisico torinese Umberto Montalenti, allora direttore dell’ESOC (European Space Operation Centre), con sede a Darmstadt, venne eseguita per la prima volta la sera del lancio del satellite, il primo ottobre 1969, proprio nella sede dell’ESOC. In quell’occasione Maderna diresse un ensemble composto da Angelika Sweekhorst (flauto, ottavino), Lothar Faber (oboe, oboe d’amore, musette), Dagmar Busse (arpa), Hans Rossmann (marimba) e Sascha Gawriloff (violino). L’opera rappresenta un perfetto esempio di alea organizzata. Su un unico foglio sono disposti diversi frammenti musicali, dislocati variamente: un rigo in particolare ‘mima’ la traiettoria di un missile percorrendo il foglio dal margine inferiore sinistro al margine superiore. L’esecutore può scegliere un percorso sempre diverso, in cui questi frammenti, rigorosamente notati, si intrecciano con l’improvvisazione. L’opera può essere eseguita da più strumentisti oppure da un solista. La versione per chitarra di Arturo Tallini esalta l’aspetto lirico di alcuni frammenti, sfruttando ampiamente le risonanze prodotte dalla chitarra.

La serie delle 14 Sequenze di Luciano Berio, composte fra il 1958 e il 2002, rappresenta una delle summe più importanti della musica del secondo Novecento. In esse l’autore ricerca un rapporto diretto con lo strumento protagonista, indagandone spesso in maniera sperimentale le sonorità, senza però negare le connotazioni che la storia dell’esecuzione ha via via apportato. Il virtuosismo che caratterizza queste Sequenze assume quindi almeno due funzioni principali: esplorare le potenzialità latenti nello strumento, e rileggere e trasformare i modelli di scrittura ad esso associati. La Sequenza XI, composta nel 1987-88 per Eliot Fisk, si ispira a due fonti: la chitarra flamenca e quella classica. Il debito verso il flamenco è reso evidente attraverso l’impiego esteso di rasgueados e di percussioni sulle corde (tambora). Berio è attratto da queste tecniche esecutive, e dalla gestualità messa in atto per produrle. L’aspetto visivo si unisce a quello musicale e lo rafforza. Tutta la Sequenza è percorsa da un vitalismo impetuoso. Ma sono presenti anche passaggi meditativi, soprattutto all’inizio e nell’ampia ripresa finale. La sonorità delle corde a vuoto, contrapposta ad aggregazioni accordali cangianti, costituisce il principale elemento di continuità lungo tutto il brano. Lo stesso Berio ha dichiarato che scrivendo questa Sequenza era interessato a far dialogare «l’armonia pesantemente idiomatica legata all’accordatura dello strumento e una armonia “diversa” (il passaporto fra i due lontani territori armonici è l’intervallo di quarta eccedente)». La Sequenza si conclude infatti con un bicordo Si bemolle – Mi che era già emerso in alcune sezione intermedie. E prosegue: «Il dialogo tra le due dimensioni armoniche da una parte e tra quelle tecniche e gestuali dall’altra avviene attraverso processi di scambio e di trasformazione continua di caratteri specifici e figure chiaramente riconoscibili». Il carattere predominante è rapsodico, quasi improvvisativo. Manca in questa Sequenza la componente di sperimentazione sul suono presente in altre Sequenze. Berio vuole svelare la ‘natura’ dello strumento, senza forzarne i limiti.

In un ambito più tradizionale, ma animato da fonti d’ispirazione simili, si muove la Sonata op. 47 di Alberto Ginastera, composta a Ginevra nel 1976 ed eseguita da Carlos Barbosa-Lima a Washington il 27 novembre dello stesso anno. Qui è la natura della Pampa argentina ad affermarsi perentoriamente, attraverso l’evocazione di grandi spazi incontaminati (Esordio), di cavalcate a perdifiato e di danze di gauchos. Le percussioni sulla cassa e sulle fasce, pur ispirate alla musica popolare argentina, ampliano e intensificano la varietà dei ritmi e dei timbri ottenibili sulla chitarra. Accanto a questi elementi primigeni c’è anche una fitta rete di rimandi colti, estremamente raffinati: fra tutti il suono del liuto di Beckmesser, il rivale del protagonista nei Meistersinger di Wagner, che emerge come un sogno nello Scherzo. L’Esordio è fortemente gestuale: ampi accordi e arpeggi incalzanti che coprono tutta l’estensione dello strumento vengono spazzati via da uno schiocco di frusta, prodotto facendo sibilare la corda più grave con un gesto ampio e teatrale. Nella seconda sezione una danza rituale è evocata da accordi misteriosi, intercalati a effetti percussivi sulle corde e sulla cassa (tambora). Nello Scherzo Ginastera muta continuamente modello di scrittura: l’effetto è fantasmagorico e incalzante. Canto ha un carattere libero ed improvvisativo, in linea con la poetica del realismo magico dell’autore: sfocia direttamente nel movimento finale, caratterizzato da un’alternanza di rasgueados e percussioni, ripreso dalla musica popolare argentina. L’effetto è quello di una cavalcata sempre più incalzante, che conduce a un finale irresistibile e rapinoso. Carlo Lo Presti





DOCUMENTAZIONE: 17 Ottobre 2017

Arturo Tallini arriva in studio Lunedì 16 Ottobre e vi rimane ininterrottamente per 5 giorni consecutivi con il programma di registrare, fare editing e masterizzare la nuova produzione Rosso Improvviso.

Il CD propone agli ascoltatori un ricco programma, basato su musiche di Berio, Maderna, Pisati, Bach e Ginastera.

Infinita Tenebra di Luce di Adriano Guarnieri – DVD

AZIONE SCENICA
musica di Adriano Guarnieri – libretto liberamente tratto da il “Trionfo della Notte” di Rilke di Adriano Guarnieri – Opera da Camera – artista principale: Adriano Guarnieri

Direttore Pietro Borgonovo
Regia dell’Opera Giancarlo Cauteruccio

Personaggi e interpreti:
Volto primo – soprano 1: Livia Rado
Volto secondo – soprano 2: Clara Polito
Volto terzo – tenore: Gregory Bonfatti
Volto quarto – baritono: Salvatore Grigoli
Volto quinto – voce recitante: Fulvio Cauteruccio
Volto sesto – flauto: Roberto Fabbriciani

Organico ContempoArtEnsemble

Regia video Giuseppe e Luciano Scali

««Incedi oltre su me, infinita tenebra di luce»: così scrive Rainer Maria Rilke nella sua raccolta di liriche, ispirate alla notte e al suo angelo e all’amata mai giunta. Questa è l’ispirazione per l’opera composta da Adriano Guarnieri, che vede la sua prima esecuzione assoluta al Teatro Goldoni con la regia di Giancarlo Cauteruccio. La composizione mette in scena quattro volti immaginari, visioni poetiche per raccontare l’interiorità dell’animo umano, che si materializzano e poi scompiono come immagini oniriche. L’opera non segue una trama narrativa, dipanandosi come un flusso musicale di azioni dello spirito attorno al trittico notte-amata-angelo. In questo contesto il canto, ora lineare, ora polifonico, è pregno di μέλος, di accensioni musicali e letterarie continue: la vocalità scorre ininterrotta, senza soluzioni di continuità, in una temporalità non ritmicamente identificabile per delineare il dramma dell’animo umano. (Maggio Musicale Fiorentino)»

Produzione 5 e 8 Giugno 2018 Teatro Goldoni – Firenze

EMA Vinci service

Sound Designer: Giuseppe Scali – Sound Engineer: Marco Cardone – Operatori Video: Giuseppe, Mattia e Gemma Scali – Montaggio Giuseppe e Luciano Scali: Color Correction: Luciano Scali

Costumi, scenografia virtuale e assistente alla regia: Massimo Bevilacqua; Elaborazioni immagini video e gestione del mapping Alessio Bianciardi

Una Produzione del Maggio Musicale Fiorentino

Data di Uscita 29.08.2018

Formato Principale DVD Altri Formati Album digitale – Pubblicato Audio digitale – DVD di prossima uscita

2018 EMA Vinci records 40083 © EMA VinciEtichetta EMA Vinci contemporanea – Linea SIAE-Classici di Oggi • Genere – Contemporanea

WORLD PREMIERE RECORDING


Adriano Guarnieri ha compiuto gli studi musicali al Conservatorio G. B. Martini di Bologna, diplomandosi con il massimo dei voti in Musica corale, sotto la guida di Tito Gotti, e in Composizione, nella classe di Giacomo Manzoni. Inizialmente ha affiancato all’attività di compositore quella di direttore di ensemble, fondando nel 1975 a Firenze il Nuovo Ensemble Bruno Maderna con cui ha presentato numerose prime esecuzioni in Ungheria, alla Biennale di Venezia, a Milano (Musica nel nostro tempo), Firenze (Estate Fiesolana), per poi dedicarsi esclusivamente alla composizione. Ha insegnato composizione nei Conservatori di Milano, Firenze, Pesaro e Bologna ed ha tenuto seminari in America. Nel 2008 è stato nominato Cavaliere D’Ordine al merito della Repubblica Italiana. In Quare tristis, presentata alla Biennale di Venezia il 1º luglio 1995, si è avvalso della collaborazione di Giovanni Raboni. Partendo da posizioni stilistiche vicine allo Strutturalismo (Musica per un’azione immaginaria a L’art pour l’art entrambe del 1976), ha progressivamente maturato un linguaggio del tutto personale che la critica ha definito «cantabilità metrica», una cantabilità che esclude recuperi melodici o tematici tradizionali in quanto nasce sempre «dentro la galassia del suono», dall’interno della materia sonora. Così pure va letta la veste grafica delle partiture, costellate di indicazioni dinamiche ed agogiche che determinano nel contempo il suono e la forma. Sul finire degli anni 80 si appassiona alla poesia di Pier Paolo Pasolini, intraprendendo un rapporto che culmina con l’azione lirica Trionfo della notte[2], andata in scena al Teatro Comunale di Bologna nel 1987 e insignita del Premio Abbiati della critica italiana quale miglior composizione dell’anno. Alla poetica pasoliniana è legato anche Romanza alla notte N. 2 (1988) concerto per violino e orchestra, eseguita a Parma, a Milano, e a Vienna con rimarchevole successo internazionale. A Pasolini è dedicato anche Il glicine (1993) per soprano, voce recitante, flauto e violino amplificati. Nel 1993 un altro riconoscimento gli viene attribuito dalla città di Montepulciano, il cui Festival gli commissiona l’azione lirica Orfeo…cantando tolse, dieci azioni liriche su testo liberamente tratto dall’Orfeo del Poliziano (1994). Nel 1995 inizia una lunga collaborazione con il poeta Giovanni Raboni, da questo rapporto nascono, fra gli altri, i titoli Quare tristis e Pensieri canuti e che si estende fino alla realizzazione del testo della Passione secondo Matteo. Alla sua memoria è stato dedicato Nel grave sogno (2005). Quare tristis inaugura la Biennale di Venezia del 1995 dedicata al sacro (“L’ora di là dal tempo”). Pensieri canuti viene presentato al Festival di Salisburgo del 1999 nel quadro del “Progetto Pollini”. Segue la Passione secondo Matteo, commissionatagli dalla Scala per il Giubileo del 2000, in cui il testo di Raboni si intreccia con Pasolini e con l’evangelista Matteo; eseguita nella Chiesa di San Marco, suscitò reazioni di profonda partecipazione. Fondamentale nella sua produzione è l’impiego del live electronics, strumento principe dell’elaborazione e della spazialità del suono, così significativi nella ricerca del compositore. Assistito dal regista del suono Alvise Vidolin, Guarnieri ha composto vere e proprie partiture elettroniche di cui fanno parte l’opera-video Medea[3] che, andata in scena nell’ottobre 2002 con la regia di Giorgio Barberio Corsetti, è valsa al compositore il secondo Premio Abbiati della sua carriera e Solo di donna, azione lirica in un atto per voce, flauto, arpa e live electronics, presentata l’8 marzo 2004 al Teatro Le Muse di Ancona. Sospeso d’incanto n. 2 (2003) è nato da una commissione di Luciano Berio, cui è dedicato. La suggestione del titolo definisce bene il carattere di entrambi, il poetico indugiare su sonorità visionarie, il dilatarsi in una dimensione davvero “sospesa”. Nel 2003 termina il rapporto editoriale con Casa Ricordi, editore unico di una lunga fase iniziata nel 1975 con Musica per un’azione immaginaria e che si chiude con Solo di donna, azione lirica in un atto per voce, flauto, arpa e live electronics, presentato l’8 marzo 2004 al Teatro delle Muse di Ancona. Nello stesso anno parte un nuovo rapporto editoriale con Rai Trade, che subito si concretizza in un altro lavoro di vaste dimensioni, La terra del tramonto, live-symphony n.1 per grande orchestra, soli strumentali in sala e live electronics. Tra gli altri lavori pubblicati da Rai Trade: Sospeso d’incanto n.2 per pianoforte e live electronics, In Badia fiesolana, Sull’onda notturna del mare infinito e Stagioni per flauto, violino e archi che, inciso per la Tactus, ha riscosso grandi consensi. L’opera Pietra di diaspro per sette soli, sette trombe, sette arpe su nastro, flauto, flauto iperbasso, coro, orchestra e live electronics, su testi dell’Apocalisse e di Paul Celan. L’opera ha visto la sua prima esecuzione al Teatro dell’Opera di Roma nel 2007, per poi essere ripresentata in forma di concerto al Ravenna Festival nello stesso anno. Nel 2014 inizia una collaborazione con Tempo Reale, il centro fiorentino di ricerca musicale, con il quale realizza un lavoro per pianoforte e live electronics (Sospeso d’incanto n.3) presentato in prima assoluta a Firenze al Maggio Elettrico 2014 e una cantata scenica dedicata ai morti torinesi della Thyssen-Krupp (Lo stridere luttuoso degli acciai), andata in scena presso il Teatro Astra di Torino nel dicembre 2014. Nel 2015 Guarnieri scrive una nuova opera per Ravenna Festival, dedicata al Paradiso di Dante e in cui, ancora una volta, il ruolo dell’elettronica dal vivo è fondamentale.


dal sito del Maggio Musicale Fiorentino

«Incedi oltre su me, infinita tenebra di luce»: così scrive Rainer Maria Rilke nella sua raccolta di liriche, ispirate alla notte e al suo angelo e all’amata mai giunta. Questa è l’ispirazione per l’opera composta da Adriano Guarnieri, che vede la sua prima esecuzione assoluta al Teatro Goldoni con la regia di Giancarlo Cauteruccio. La composizione mette in scena quattro volti immaginari, visioni poetiche per raccontare l’interiorità dell’animo umano, che si materializzano e poi scompaiono come immagini oniriche. continua …

Azioni liriche per voci ed ensemble su testo liberamente tratto da Poesie alla Notte di Rainer Maria Rilke

Prima registrazione e produzione mondiale dell’Opera
@2018 EMA Vinci contemporanea – In collaborazione con Il Maggio Musicale Fiorentino – Opera di Firenze


Musica di Adriano Guarnieri
Prima esecuzione assoluta e PRIMA REGISTRAZIONE MONDIALE

Nuovo allestimento in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti


Artisti

Direttore
Pietro Borgonovo
Regia
Giancarlo Cauteruccio
Costumi, scenografia virtuale e assistente alla regia
Massimo Bevilacqua
Elaborazioni immagini video e gestione del mapping
Alessio Bianciardi
ContempoArtEnsemble

In scena: “Presenze-Assenze

Volto primo
Livia Rado

Volto secondo
Clara Polito

Volto terzo
Gregory Bonfatti

Volto quarto
Salvatore Grigoli

Volto quinto
Fulvio Cauteruccio

Volto sesto
Roberto Fabbriciani


PRIMA REGISTRAZIONE MONDIALE


EMA Vinci contemporanea è in produzione per il nuovo DVD dedicato all’Opera Contemporanea con Il Maggio Musicale Fiorentino presso il Teatro Goldoni:

31 Maggio ore 17:30 prova generale
Mar 5 giugno, ore 20:00 prima registrazione
Ven 8 giugno, ore 20:00 seconda registrazione

GALLERIA FOTOGRAFICA

di Alberto Ciardi


Musiche per Tre Chitarre del Trio Chitarristico Italiano – CD

Titolo Musiche per Tre Chitarre del XX Secolo
Compositori Ferdinand Rebay, Paul Hindemith, Reginald Smith Brindle, Carlo Prosperi, Arrigo Benvenuti, Ennio Morricone, Alvaro Company, Andrea Talmelli
Organico

Trio di Chitarre

Tracce
Ferdinand Rebay
Sei variazioni su “Alles neu macht der Mai” (1952)
– Kleine Elegie (1953)
– Lustige Alt-Wiener Weisen * – Paul Hindemith
Rondò – Intermezzo (1925) – Reginald Smith-Brindle
Music for three guitars (1970)**Carlo Prosperi
Stellae inerrantes (1970)**Arrigo Benvenuti
FroBorSal’s Trio (1973)**Ennio Morricone
Tre studi per tre chitarre (2000-2001)
– Un Raga?
– Sulla VI corda
– Inquinamento progressivo Alvaro Company
Fuga a tre chitarre “pensando a Bach” (1999)*/**Andrea Talmelli
Graffiti danzanti (2001)*/**
Descrizione *Prime registrazioni mondiali
**Composizioni dedicate al Trio Chitarristico Italiano
Altro Note critiche al Librettoa cura di Alfonso Borghese
Registrato Giorgio Albiani presso “Il Mandorlo”
Masters Audio 2017, Marco Cardone per EMA Vinci records

Alfonso Borghese, Roberto Frosali e Vincenzo Saldarelli
musiche di
Ferdinand Rebay, Paul Hindemit, Regonald Smith Brindle, Carlo Prosperi, Arrigo Benvenuti, Ennio Morricone, Alvaro Company,


Il TRIO CHITARRISTICO ITALIANO (Alfonso Borghese, Roberto Frosali e Vincenzo Saldarelli) è stato il primo complesso di tre chitarre classiche a costituirsi per una attività stabile, debuttando nel 1970. Unendo le loro personali esperienze, i tre musicisti (tutti allievi di Alvaro Company) hanno realizzato una proposta artistica del tutto nuova, con la riscoperta di una parte completamente sconosciuta della letteratura per liuto e chitarra dal Rinascimento al Novecento.

Con il TRIO CHITARRISTICO ITALIANO è nato anche un repertorio di opere contemporanee per tre chitarre e per tre chitarre e orchestra. Molti compositori del ‘900, affascinati e stimolati dalle inconsuete possibilità sonore ed espressive dell’inedita formazione strumentale, hanno dedicato nuove composizioni al Trio che ha così aperto una strada originale nel panorama concertistico internazionale. Tra questi Bruno Bartolozzi, Arrigo Benvenuti, Sylvano Bussotti, Alvaro Company, Aldo Clementi, Francesco Pennisi, Aurelio Peruzzi, Carlo Prosperi, Lawrence Singer, Reginald Smith Brindle, Lorenzo Ferrero, Andrea Talmelli e Ennio Morricone.

E’ stato ospite delle più importanti istituzioni musicali in Italia (Teatro Comunale di Firenze con l’orchestra del Maggio Musicale diretta da Riccardo Muti, Teatro Regio e Unione Musicale di Torino, Istituzione Universitaria dei concerti di Roma, RAI radiotelevisione Italiana, Amici della musica di Firenze e di Perugia, Accademia Chigiana di Siena, Teatro Massimo Bellini di Catania ed altre ancora) e all’ estero.

Per due volte nel 1972 e nel 1975 al TRIO CHITARRISTICO ITALIANO è stato assegnato il premio I NUMERI UNO D’ ITALIA nella sezione musica da camera.

Alfonso Borghese ha insegnato al Conservatorio di Firenze e tiene una Masterclass presso la Scuola di Musica di Fiesole, Roberto Frosali è stato docente al Conservatorio di Ferrara e presso la Scuola di Musica di Fiesole e Vincenzo Saldarelli all’Istituto Superiore di Studi Musicali di Modena, di cui è stato Direttore per molti anni.
Il Trio ha inciso tre LP per RCA e un CD per Relief e l’attuale per EMA Vinci contemporanea.



Note illustrative al CD
di Alfonso Borghese

Le certezze del linguaggio musicale di fine ‘800, saldamente ancorato all’armonismo tardoromantico, nel ‘900 si disintegrano, frantumandosi in mille pezzi. La musica del XX secolo sarà una Babele di modalità arcaiche, musica popolare, cante jondo, serialità, gergo del jazz, puntillismo, dodecafonia, musica da film e intrattenimento, rock, minimalismo, esatonalismo, rumorismo, alea etc. Un libero guazzabuglio che, se da un lato arricchisce il lessico del compositore e il vocabolario dell’ascoltatore, dall’altro molto spesso disorienta entrambi, anche per la rapidità crescente dei nuovi mezzi di diffusione. Le tre chitarre colgono in questo CD alcuni piccoli frammenti di questo caleidoscopio novecentesco, ponendo anche in bella evidenza uno degli aspetti essenziali della lunghissima carriera del Trio Chitarristico Italiano, che non solo ha stimolato la creatività dei compositori contemporanei, ma ha anche incrementato la ricerca di musiche del passato con la riproposizione di musica dimenticata. E proprio in quest’ultimo contesto si inquadra la riscoperta di Ferdinand Rebay (1880-1953), compositore attrezzatissimo, allievo di Fuchs e vincitore del Premio Brahms. Benché fosse attivo nella Vienna del primo Novecento (era anche pianista e docente all’Accademia Musicale), dunque coinquilino di Schönberg, Berg e Webern, rimase invece più che saldamente ancorato alla tradizione tonale della prima scuola viennese. Conta nella sua copiosissima produzione più di seicento brani per e con chitarra, in gran parte dedicati alla nipote Gertha che studiava questo strumento. Nelle brevissime Sei variazioni su un esile canto primaverile si riconoscono palesi richiami a Mahler, così come dolci accenti brahmsiani informano l’Elegia, mentre il clima dell’Austria felix degli Strauss si ritrova nell’umoristico e rapidissimo poutpourri di Allegri ed antichi motivi della vecchia Vienna.  Un unico pezzo dedicò invece alla chitarra Paul Hindemith (1895-1963) figura vivacissima anche dell’Espressionismo tedesco. La sua imponente sapienza compositiva non gli impedì di dedicarsi anche alla “musica d’uso” (Gebrauchsmusik) scrivendo fra l’altro, nel 1925, questo piccolo Rondò per tre chitarre. Il brano, presentato cinque anni dopo come intermezzo al festival della Nuova Musica nella giornata dedicata agli amatori (Hausmusik), è costruito con semplicità ma con sorprendenti intuizioni strumentali ed armoniche. Alla chitarra dedicò, invece, gran parte della sua produzione il compositore inglese Reginald Smith Brindle (1917-2003). Direttore del Conservatorio di Guilford, musicista eclettico, organista, clarinettista nonché chitarrista e allievo di Andrés Segovia alla Accademia Chigiana, fondò con Arrigo Benvenuti, Carlo Prosperi, Sylvano Bussotti, Alvaro Company e Bruno Bartolozzi la cosiddetta Schola fiorentina nata nella Firenze del secondo Dopoguerra attorno alla figura di Luigi Dallapiccola. Music for three guitars è un lavoro costruito su una serie dodecafonica organizzata dapprima in un episodio corale, poi su un ostinato seguìto da una sezione improvvisativa su elementi della serie. Gruppi di clusters e un lungo canone conducono le tre chitarre su un frammento conclusivo e finalmente all’unisono. Il suo sodale Carlo Prosperi (1921 – 1990) concepì invece la dodecafonia in modo sempre più libero, e alla fine quasi come un allargamento della tonalità. Ebbe un appassionato interesse verso la chitarra e, dal primo movimento del suo capolavoro In nocte secunda (per chitarra, clavicembalo e sei violini), trasse successivamente questo Stellae inerrantes, un moderno notturno suggerito dall’osservazione incantata delle stelle. Al contrario il lavoro di Arrigo Benvenuti (1925-1992) è la negazione ironica e dissacrante di ogni idioma chitarristico tradizionale. L’autore stesso raccontò di aver riflettuto su questo brano per un paio d’anni al fine di escludere tutte le convenzioni strumentali per lui desuete. Si compone di vari episodi:
– un esordio in cui le tre chitarre annunciano il loro antagonismo;
– una parte in cui la loro rivalità dispettosa si esprime in un sincopato jazzistico deliberatamente senza contenuti;
– un dialogo cinguettante e pettegolo fra corde glissate superficialmente;
– un episodio percussivo basato su un frammento progressivamente sempre più esteso;
– una nostalgica citazione del mondo liutistico rinascimentale cerca vanamente di prevalere sul caos conclusivo
La dedica è sorprendentemente contenuta nel piccolo enigma del titolo.
Una sorpresa è anche la dedica del lavoro di Ennio Morricone (1928) al Trio Chitarristico Italiano. Perché se da un lato Morricone deve la sua popolarità alle musiche da film, dall’altro ha sempre conservato gelosamente un suo secondo aspetto orientato verso la ricerca dei nuovi linguaggi. Allievo di Goffredo Petrassi, è stato un militante dell’avanguardia fin dagli anni ’60 quando a Roma era tra i membri più attivi di Nuova Consonanza insieme a Franco Evangelisti, Egisto Macchi, Domenico Guaccero e molti altri. Come un Giano bifronte (così ama definirsi), affascinato dalla modernità del Trio Chitarristico Italiano nel 2001, sua sponte vuol dedicare al Trio i Tre studi per tre chitarre attingendo al mondo della modalità con dovizia di sonorità particolarissime. Il primo, Un raga? è un percorso onirico verso la musica Indiana con le tre chitarre disaccordate in modo da rievocare un universo quartitonale. Nel secondo i tre esecutori competono violentemente ed esclusivamente Sulla sesta corda (cosi il titolo). Inquinamento progressivo invece trasforma gradualmente un iniziale impianto modale puro in un vortice turbinoso di nuove libertà, laddove traspare tutta la sapienza contrappuntistica dell’autore.  Ma il gioco combinatorio della polifonia ha da sempre ispirato anche l’opera di Alvaro Company (1931), più volte definito quasi un moderno fiammingo. Orientato fin dalle prime esperienze verso la serialità e la dodecafonia, produce nel 1963 Las Seis Cuerdas, un testo fondamentale per la chitarra contemporanea e che ne esplora tutte le possibilità coloristiche. Successivamente la sua intenzione compositiva si modifica, fino a recuperare, con una scrittura sempre legata a un gioco xcontrappuntistico nitidissimo, tutti gli archetipi che i grandi autori del passato avevano depositato nel suo paesaggio interiore. Nascono così brani che ripensano a Purcell, Milhaud,  Skriabjn,  Fauré, Ravel, Ellington ed anche questa Fuga a tre chitarre, appunto pensando a J.S. Bach, costruita sul ricordo del  rigore canonico.  Andrea Talmelli , di tutti il più giovane (1950), coniuga con i suoi Graffiti danzanti l’antico e il moderno. Semplici segni, tracce, murales, incisioni su pietre, su metalli o altro, sembrano inermi e immutabili nel tempo. Ma, come osservati da un treno in velocità, improvvisamente si animano, scorrono, mutano passo, si sovrappongono al loro stesso rapporto col tempo. Ciò che appariva pietrificato ora danza e si fa struttura musicale, rinnovandosi continuamente nei ritmi, nei colori, attraverso episodi che assumono le sembianze di percorsi orientati.

Trio Chitarristico Italiano
The first instrumental group of its kind in the world, the Trio Chitarristico Italiano, founded by Alfonso Borghese, Roberto Frosali, Vincenzo Saldarelli, made its debut in 1970. 
 Combining their individual talents, the members of the Trio embarked on a completely new path, rediscovering a long lost aspect of the lute and guitar repertoire from the Renaissance to the 20th Century.
 The Trio Chitarristico Italiano has created a new repertoire of contemporary works for three guitars and for three guitars and orchestra. Many of the 20th Century composers such as Bruno Bartolozzi, Arrigo Benvenuti, Sylvano Bussotti, Alvaro Company, Aldo Clementi, Francesco Pennisi, Aurelio Peruzzi, Carlo Prosperi, Lawrence Singer, Reginald Smith Brindle, Lorenzo Ferrero, Andrea Talmelli and Ennio Morricone, intrigued by the unlimited possibilities of sound and expression of such an unusual instrumental ensemble, wrote their works especially for the Trio Chitarristico Italiano. 
The Trio Chitarristico Italiano has appeared at the most prestigious venues in Italy (Teatro Comunale in Florence with the Maggio Fiorentino Orchestra conducted by Riccardo Muti, Teatro Regio and Unione Musicale in Turin, Amici della Musica in Florence and Perugia, Istituzione Universitaria dei Concerti in Rome, Accademia Chigiana in Siena, Teatro Massimo Bellini in Catania) and in many countries abroad (Scandinavia, Germany, Great Britain, France, Benelux, Spain, Portugal, Israel, Turkey, North America, Hong Kong, Philippines, Japan). 
The Trio Chitarristico Italiano was awarded in 1972 and again in 1975 with the Prize “I NUMERI UNO D’ ITALIA” in the chamber music section.The Trio has recorded three LP for RCA, a CD for Relief and this CD for EMA Vinci records.

Registrato presso Il Mandorlo da Giorgio Albiani
Masterizzato in EMA Vinci service da Marco Cardone – Progetto ed impianto grafico EMA Vinci service, Giuseppe Scali.



Il Giudizio di Paride, Opera da Camera di Marcello Panni – CD

Il Giudizio di Paride
musica di Marcello Panni – libretto di Marcello Panni
Opera morale in un atto – artista principale: Marcello Panni
Direttore Fabio Maestri

Personaggi e interpreti:

voce bianca Paolo Macedonio, soprano leggero Margherita Pace, il mezzosoprano Emanuela Barazia, contralto Diana Bertini Tosti, il tenore Luigi Petroni, il baritono Roberto Abbondanza, basso Aurio Tomicich

Organico Ensemble InCanto

«Operetta morale in un atto, Il giudizio di Paride di Marcello Panni è andata in scena all’Opéra di Nizza. Quattro episodi, ricavati dai Dialoghi di Luciano di Samosata, che descrivono i capricci, i litigi, la vanità degli dei, con tratti molto umani. Dallo sfogo di Mercurio, che, come Leporello, si lamenta per il troppo lavoro impostogli da Giove, all’infatuazione di Giove per il bel Ganimede; dalla tormentata scelta di Paride, ignaro delle funeste conseguenze, al dialogo negli Inferi tra Mercurio e il filosofo cinico Menippo, che di fronte al miserabile teschio di Elena riflette sulla vacuità della vita.

Affascinato dall’arguzia di questi Dialoghi, il sessantenne compositore romano ha costruito il libretto usando la traduzione di Luigi Settembrini, per la sua assonanza con lo stile del libretto d’opera ottocentesco. Fedele all’uso di idiomi e forme musicali del passato, Panni ha attinto liberamente alla sua memoria dando vita a una partitura postmoderna, basata su un organico strumentale assai ridotto. Il risultato è una trama sonora mobilissima, insieme delicata ed eccessiva, come un caleidoscopio nel quale si mescolano accenni stravinskijani e squarci di lirismo espressionista, melopee pastorali e citazioni da Petrassi (che è stato maestro di Panni), e poi tempi di valzer, di ciaccona, di siciliana; e continue invenzioni timbriche (con il ricorso a tecniche strumentali tipiche dell’avanguardia ma anche a strumenti insoliti come i fischietti).

In un sottile equilibrio tra riflessione filosofica e ironia, cui si attagliava molto bene la stilizzata regia di Marco Carniti e le scene in bianco e nero con punteggiature coloratissime (e beffarde), come il filo fosforescente con cui Giove teneva legato Ganimede o i variopinti teschi nell’Ade. Bellissima la scena del giudizio, nella quale Giunone, Minerva e Venere apparivano sulla scena senza volto, come manichini di De Chirico, mentre dava loro voce il soprano nella buca d’orchestra. Di buon livello il cast sotto la guida di Fabio Maestri, che ha offerto una lettura attenta a ogni dettaglio e coinvolgente. (Gianluigi Mattietti)»

Produzione 15 Novembre 1998 Teatro Sociale di Amelia (RM) per il Festival OperaInCanto

Masterizzazione: EMA Vinci service
Registrazione Walter Neri
Data di Uscita 12.01.2018

Formato Principale CD Altri Formati Album digitale – Pubblicato Audio digitale – CD di prossima uscita –  2018 EMA Vinci records 40023 © EMA VinciEtichetta EMA Vinci contemporanea – Linea SIAE-Classici di Oggi • Genere – Contemporanea – WORLD PREMIERE RECORDING



Marcello Panni Compie gli studi di pianoforte, composizione e direzione d’orchestra diplomandosi al Conservatorio di S. Cecilia. Si perfeziona in seguito nella composizione all’Accademia di S. Cecilia con Goffredo Petrassi e in direzione d’orchestra nella classe di Manuel Rosenthal al Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi. Debutta come direttore nel 1969 alla Biennale di Venezia con un concerto dedicato a musiche di Petrassi. Da allora, Panni porta avanti le carriere parallele di compositore e di direttore d’orchestra. Esordisce come compositore con lavori quali Prétexte per orchestra (Roma, 1964), Empedokles-Lied (da Hölderlin) per baritono e orchestra (Venezia, 1965), Arpège per arpa e percussioni (Parigi, 1967), D’Ailleurs per quartetto d’archi (Londra, 1967), Patience per coro e orchestra (New York, 1968). Nel 1971 fonda l’Ensemble Teatro-musica. Con questa formazione compie tournées in tutta Europa, eseguendo e registrando opere di Schnebel, Cage, Pennisi, Berio, Bussotti, Clementi, Donatoni, Feldman, e rappresenta alla Piccola Scala di Milano Klangfarbenspiel, pantomima musicale in collaborazione con Piero Dorazio e Mario Ricci (1972), cui segue al Maggio Musicale Fiorentino La Partenza dell’Argonauta da Savinio, in collaborazione con Memè Perlini e Antonello Aglioti (1976). Dalla fine degli anni ’70 è ospite regolare delle principali istituzioni musicali italiane e dei più importanti teatri lirici internazionali, quali l’Opéra di Parigi, il Metropolitan di New York, il Bolshoij di Mosca, la Staatsoper di Vienna. Dirige la prima esecuzione assoluta di Neither di Morton Feldman all’Opera di Roma (1976), Cristallo di Rocca di Silvano Bussotti alla Scala di Milano (1983), Civil Wars di Philip Glass all’Opera di Roma (1984). Dal 1980 al 1984 insegna composizione al Mills College di Oakland, California, titolare della prestigiosa Milhaud Chair. Tra le sue composizioni Trenodia, per viola e 11 archi (Roma, 1991), Missa Brevis, per coro di voci bianche, fiati e percussioni (Nizza, 2000), Sinfonietta per orchestra da camera (Milano, 2001). Panni ha composto diverse opere liriche: Hanjo (1994) tratta da un No moderno di Yukio Mishima, con la regia di Bob Wilson, commissione del Maggio Musicale Fiorentino; Il Giudizio di Paride, libretto del compositore dai Dialoghi di Luciano di Samosata, scritta per l’Opera di Bonn (1996), The Banquet (Talking about Love), libretto di Kenneth Koch, commissione dell’Opera di Brema (1998), ripresa nel 2001-2002 a Roma, Genova e Firenze. Nell’aprile 2005 ha presentato al Teatro San Carlo di Napoli Garibaldi en Sicile, commissione del teatro napoletano, libretto di Kenneth Koch tratto da Les Garibaldiens di Alexandre Dumas padre.


Omaggio ad Alvaro Company – CD

Omaggio ad Alvaro Company
Album Monografico – artista principale: Alvaro Company

Tracce:
1. Ballo per il barone di Casalotto (Alfonso Borghese)

2. Notturno (Alfonso Borghese)

3. Suite per Flavio (Flavio Cucchi)
I. Le campanelle in letizia
II. Exotique
III. Pulsating

4. Suite ritrovata (Nuccio D’Angelo)
I. Die Welt von Gestern
II. Metamorfosi
III. Hinting at a sarcastic waltz

5. A new ballad (Ganesh del Vescovo)

6. Las Seis Cuerdas

7. Anima Fluens (Silvano Mazzoni)

8. Fugato dalla suite No. 1 per due chitarre (Alvaro Company, Paolo Paolini)

9. Corni da caccia (Vincenzo Saldarelli)

10. Fuga a tre chitarre (Trio Chitarristico Italiano, Alfonso Borghese, Vincenzo Saldarelli, Roberto Frosali)

Organico Chitarra:

Alfonso Borghese, Flavio Cucchi, Nuccio D’Angelo, Ganesh Del Vescovo, Roberto Frosali, Silvano Mazzoni, Paolo Paolini Vincenzo Saldarelli,Trio Chitarristico Italiano, Duo Company – Paolini

«Un capolavoro unico nel suo genere: otto allievi storici omaggiano il proprio maestro ricordando alcune composizioni che il maestro stesso aveva a loro dedicato.»

Produzione  EMA Vinci service – Fibbiana – Montelupo (fi)
Data di Uscita 8.07.2018
Formato Principale CD Altri Formati Album Digitale

2018 EMA Vinci records 40071 © EMA VinciEtichetta EMA Vinci contemporanea – Linea SIAE-Classici di Oggi • Genere – Contemporanea



Alvaro Company Alvaro Company (Florence, Italy, 1931) studied composition at the “Cherubini” conservatory of Florence under P. Cicionesi, L. Dallapiccola, P. Fragapane, V. Frazzi and C. Prosperi, obtaining diplomas in Choral Music and Composition (1955/56).  He studied guitar under Andrés Segovia at the Accademia Chigiana of Siena from 1950 to 1954; he established the classical guitar course at the Florence Conservatory in 1960, where he continued to teach until the end of 1997; he established the same course at the “O. Vecchi” Musical Lyceum of Modena in 1965; in 1961 at the invitation of the director he taught the same course at the “C. Monteverdi” Conservatory of Bolzano and in 1967, again at the invitation of the director, he taught at the “S. Cecilia” Conservatory of Rome.  In 1957 he undertook a brilliant concert career as a soloist and also in duo with violinist Sergio Dei and guitarist Paolo Paolini. He performed with internationally renowned soloists and chamber groups such as violist Dino Asciolla, flutist Severino Gazzelloni, oboist Lothar Faber, timpanist Leonida Torrebruno, the Berlin Philharmonic Soloists, La Scala Soloists, the Solisti Veneti, as well as with orchestras conducted by Piero Bellugi, Luciano Berio, Hans Werner Henze, Bruno Maderna, and Gabor Ötvos. He continued to perform until 1970, when a nerve injury in his right arm forced him to interrupt his career, with the exception of five concerts at “Teatro alla Scala” theatre of Milan in January 1973, at the invitation of conductor Bruno Maderna. Following a long period of medical treatment and psycho-physical therapies, he returned to performing at the Accademia Chigiana of Siena in 1987.  Since 1968 he has held numerous master classes at Italian and foreign universities.  Extensive research and long experience as a guitarist, teacher and composer (as well as editing works for contemporary guitar and works from the historical repertoire for guitar and lute) have enabled Company to enrich his technique and develop a personal approach to teaching the instrument. Furthermore, he has created a performance method aimed at musicians in general, which he has named “Musical Biodynamics”: this interpretative technique, based on the psycho-physical relationship between tempo, pulse, breathing and gesture, increases awareness of the body and its natural emotional energies and attunes contact with the instrument in a more intimate and complete participation in the musical performance; it also facilitates spontaneous integration with the different situations occurring in theatres and concert halls, promoting a sensitive and harmonious relationship with the audience. As a composer, Company’s sound world, springing from atonal roots as in “Fantasia” op.1 for piano (1948), adopted the twelve-tone technique beginning with his op.3 (“Preludio e Sarabanda” for violin and piano, 1953), and continued in that vein until “Las Seis Cuerdas”, op. 8 for guitar (1963) – a work which symbolizes the meeting point between his compositional and performing interests, opening up new paths in modern guitar technique.  In 1960, he began to compose a series of works for didactic purposes, an area that he continues to investigate, in which the technical problems tackled essentially represent the connective tissue into which another kind of research is inserted, aimed at exploring the interpretational dimension from the view point of structure, style and expressiveness. The need to confront students/players with a variety of musical characteristics and moods inspired him to write these works and dedicate almost all of them to intensely personal “images” of composers he admires.  After 1963, Company only composed didactic works for the following eleven years, resuming his main production of concert pieces in 1974. From that moment on, his style underwent a gradual transformation, becoming more evident after the 1980’s. If on the one hand long personal and didactic practice of his “Musical Biodynamics” had influenced the manner in which he perceived and performed music (now experienced as a “flowering” of the human body, in which gestures, rhythms and heartbeats, together with breathing, are integrated in a rich and constantly changing synthesis, generated by emotion and evolving feelings), this inner dimension had its effect on the way he writes music: thus his atonal and twelve-tone roots were fused, as in a crucible, with his images/archetypes of many composers. In his more recent and idiomatically freer compositions, modality, melisma, tonality, atonality and serialism reappear in a language, in which these vestiges, transfigured in a dreamlike manner, surface as though from an undersea world.  Alvaro Company is a member of the “Accademia nazionale Cherubini”. In 1991 a jury headed by Goffredo Petrassi and formed by Claudio Abbado, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Riccardo Muti and Maurizio Pollini, as well as by the most important Italian music critics, awarded him the “Massimo Mila” prize “for his exemplary lifelong didactic commitment”. In 1996 at the First National Guitar Convention in Pesaro, he was awarded the “Didactic prize for guitar” and in 1999 at the Fourth National Guitar Convention in Alessandria, he was awarded the “Golden Guitar” prize for composition. In 2010 he received the “Golden Guitar” prize for “A life dedicated to the guitar”. (Translated by Milan Vetter)