Il Prigioniero di Luigi Dallapiccola – DVD

PRIMA REGISTRAZIONE DISCOGRAFICA MONDIALE NEL FORMATO AUDIOVIDEO 

50 anni dopo …
Direttore
Michael Boder
Regia e coreografia
Virgilio Sieni
Assistente regia
João Carvalho Aboim
Assistente alla coreografia
Giulia Mureddu
Scenografo e costumista
Giulia Bonaldi
Luci
Mattia Bagnoli
Corpo di ballo
Compagnia Virgilio Sieni
Maestro del Coro
Lorenzo Fratini
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Cast Il Prigioniero

Il Prigioniero
Levent Bakirci
La madre
Anna Maria Chiuri
Il Carceriere/Il Grande Inquisitore
John Daszak
Primo sacerdote
Antonio Garés
Secondo sacerdote
Adriano Gramigni

Danzatori
Jari Boldrini, Ramona Caia, Nicola Simone Cisternino, Lorenzo De Simone, Lucia Guarino, Maurizio Giunti, Maya Oliva, Andrea Palumbo, Asia Pucci e Sara Sguotti.


EMA Vinci contemporanea al Teatro del Maggio ha registrato, nei formati Audio Video, Il prigioniero di Luigi Dallapiccola.

Inserita nel cartellone dell’81° Maggio Musicale Fiorentino, l’opera ha debuttato martedì 19 giugno ed è stata poi replicata giovedì 21 e sabato 23, in un teatro gremito di spettatori attenti, che hanno tributato al lavoro un significativo consenso.
Regia e coreografie sono state curate da Virgilio Sieni, l’Orchestra del Maggio è stata diretta da Michael Boder, mentre il Coro da Lorenzo Fratini; pochi i personaggi sulla scena, che dividevano con i danzatori del corpo di ballo della Compagnia di Sieni: Levent Bakirci nei panni del protagonista, Anna Maria Chiuri in quelli della Madre, John Daszak come Carceriere e Grande Inquisitore, Antonio Garés e Adriano Gramigni rispettivamente primo e secondo sacerdote.

 

Opera tra le più importanti di Dallapiccola, Il prigioniero viene concepita e composta in un periodo delicato e sofferto come quello della guerra, che contagia inequivocabilmente il tessuto drammaturgico, conferendo al lavoro un carattere cupo e tragico. La musica, dal canto suo, rispecchia le caratteristiche del linguaggio proprio di quel periodo, è quindi in linea con quanto veniva sperimentato in campo dodecafonico e si avvale di una forte carica simbolica. Il soggetto deriva dalla suggestione esercitata sul compositore dalla lettura di un racconto di Auguste de Villiers de l’Isle Adam, La torture par l’espérance, dal quale nel 1943 viene ricavato il libretto; l’opera venne rappresentata per la prima volta nel 1950 al XIII Festival del Maggio Musicale Fiorentino e suscitò pareri discordanti, soprattutto in relazione al testo, che veniva da molti correlato alla situazione politica del secondo dopoguerra.

 

Per EMA Vinci, produrre e pubblicare il DVD de Il Prigioniero costituisce un’operazione di grande importanza. La casa discografica toscana ha realizzato la registrazione nel formato audiovideo dell’opera in prima mondiale.

 

A Dallapiccola il Festival quest’anno ha riservato uno spazio ampio e composito, allo scopo di approfondire e divulgare il repertorio di un compositore che è stato per motivi personali e professionali profondamente legato alla città di Firenze.

(Anita Azzi)


GLI AMICI DELLA MUSICA [articolo del 20 giugno 2018]

FIRENZE – Nel cartellone dell’ottantunesimo Maggio Musicale Fiorentino hanno trovato albergo due titoli apparentemente distanti dal punto di vista musicale, ma decisamente entusiasmanti e diventati affini per l’originalità dell’approccio: Il Prigioniero di Luigi Dallapiccola ed I quattro pezzi sacri di Giuseppe Verdi. Il primo rappresenta quella categoria di lavori teatrali del secolo scorso in cui c’è la dissociazione tra musica e dramma in un teatro a forti tinte tragiche e personalmente sofferto, con un linguaggio musicale estremamente aggiornato per il periodo storico in cui è stato composto e denso di significato tradotto attraverso un simbolismo acuto e lungimirante. Il Prigioniero è l’opera più sofferta del compositore in cui viene tradotto il patimento vissuto in tutta la vita; dalle incomprensioni e ostilità sopportate dopo il suo trasferimento a Firenze, che non riuscirono a far mutare la direzione del suo pensiero musicale e umanistico, alle vicende storiche della guerra dove “[… continua sulla pagina originale]


dal SITO del Maggio Musicale Fiorentino

È l’estate del 1939 quando Luigi Dallapiccola s’imbatte a Parigi nel racconto La torture par l’espérance, uno dei Contes cruels di Auguste de Villiers de l’Isle Adam: ne resta impressionato e, nel viaggio di ritorno, comincia a riflettere sul suggerimento ricevuto dalla moglie Laura di ricavarne un lavoro teatrale … continua

 

 

 

Il Prigioniero è un’opera in un prologo e un atto composta da Luigi Dallapiccola basata su un libretto in lingua italiana su opere di Villiers de l’Isle-Adam (il racconto La torture par l’espèrance) e Charles de Coster (La lègende d’Ulenspiegel et de Lamme Goedzak). La prima esecuzione ebbe luogo in forma radiofonica il 1º dicembre 1949 in concerto nell’Auditorium RAI di Torino; la prima esecuzione in forma scenica fu il 20 maggio 1950 al Teatro Comunale di Firenze, nell’ambito del Maggio Musicale Fiorentino. Siamo nella seconda metà del XVI secolo. Il prigioniero è detenuto nelle carceri spagnole, al tempo del re Filippo II. Riceve la visita della madre, perseguitata da un incubo, raccontato nel prologo, in cui il re le si presenta nelle vesti della Morte. Il prigioniero ricorda che dopo le torture qualcuno lo ha chiamato fratello, e sembra avere un momento di sollievo. Entra il carceriere, che nuovamente usa la parola fratello, e gli annuncia che la rivolta degli accattoni ha avuto successo. Nel prigioniero rinasce la speranza, e il sentimento si rinforza quando scopre che il carceriere è uscito lasciando aperta la porta del carcere. Il prigioniero tenta la fuga, nei corridoi riesce ad evitare due sacerdoti che discorrono tra loro, poi esce in un giardino. Qui viene catturato dal grande Inquisitore, che ha la stessa figura e la stessa voce del carceriere, che lo chiama ancora una volta fratello ma poi dolcemente lo conduce al rogo. “La libertà?”, si chiede il prigioniero sussurrando quasi incosciente, dopo avere guardato il rogo ridendo come un pazzo.


 

 

Una produzione del Maggio Musicale Fiorentino

 

 


Fantasioso di Roberto Fabbriciani – CD

Interpreti ed Organico

01- C. De Incontrera Bus Stop at Penn Street (Postcard to Roberto Fabbriciani) per flauto e nastro magnetico 10’25
02- G. Coral Aulodia Sul nome Roberto Fabbriciani per flauto solo 6’20
03- M. Garuti Incauto incanto per flauto solo 5’25
04- G. Cardini Arabesque per flauto in sol solo 7’20
05- A. Cavallari Fantasia per flauto in sol solo 4’01
06- C. Valentini Bagliori nella notte per flauto e pianoforte 7’52
07- M. Betta   Osservazione del mare per flauto solo 11’55
08- P. Arcà   Storm per flauto solo 11’06
09- R. Fabbriciani Fantasioso per flauto solo 4’26
10- R. Fabbriciani Pensieri nel vento per flauto e n. m. 5’14

Descrizione

Roberto Fabbriciani è un flautista creatore di suoni ed effetti strumentali che sono stati una risorsa considerevole per generazioni di compositori. I brani raccolti in questa pubblicazione racchiudono prerogative intime e segrete del suo creare e suonare.

Alvise Vidolin regia del suono
Registrazione effettuata nel 2014 presso lo Studio Neri di Montevarchi (Arezzo, Italia)

Numero di catalogo

40070

Data di Pubblicazione

Etichetta e Marchio

EMA Vinci contemporanea

Formato principale

CD

Album digitale



 


25 Giugno 2018


Ultimi ritocchi al master dell’Album Fantasioso di Roberto Fabbriciani.

Il nuovo lavoro di Roberto è un’antologia di compositori Italiani delle nuove generazioni. L’album si conclude con due brani di Fabbriciani che esso stesso definisce “due pezzi futuribili” per la letteratura del flauto. Noi aggiungiamo anche “prestigiosi e preziosi” poiché solo un grande artista del calibro di Fabbriciani poteva concepirli e realizzarli.

Oggi abbiamo verificato lo status della Masterizzazione e confermato l’ordine dei pezzi. La Masterizzazione è a cura di Marco Cardone.


 


Rosso Improvviso di Arturo Tallini – CD

ARTURO TALLINI chitarra, disegno di Paola Tallini

Perché Rosso? E perché Improvviso? Innanzitutto per un gioco, quello con il mio precedente disco solistico, Blu e per amore verso il colore rosso; poi la parola Improvviso, che allude all’improvvisazione, così presente in vari modi in tutto il lavoro e negli ultimi anni della mia vita professionale.

Ma cos’è l’improvvisazione? E’ innanzitutto una sfida: la sfida ad esistere senza voler restare, ad accettare di morire nel momento stesso in cui si nasce, a non rimanere atterriti davanti all’idea del non tempo: cos’altro è l’improvvisazione, se non una sfida alla morte? E volendo uscire dal campo delle immagini per entrare in una maggior concretezza, cos’è l’improvvisazione dal punto di vista del musicista? É riempire di suoni dei ‘contenitori espressivi’, è lasciare che il proprio immaginario sonoro, tutto il vissuto artistico, lascino sbocciare idee musicali, costruzioni e fantasmagorie. Volendo fare una panoramica di questo mio lavoro, noterei da una parte brani (Maderna e Pisati) che invitano l’interprete ad ampliare la visione di sé stesso, con un fare che appartiene alla ben nota area dell’opera aperta; dall’altra, opere (Berio e Ginastera) che costringono l’interprete a forzare la visione fonica e strumentale del suo amato strumento, arrivando quasi a violentarlo e ad arricchire la propria tecnica con modalità non appartenenti al repertorio classico.

Una parola sulla Serenata di Maderna: la versione qui registrata è una versione discografica, nel senso che ho deciso di usare alcuni dei mezzi presenti in uno studio di registrazione per arrivare ad una versione ricca di sfaccettature e di possibilità di lettura ulteriori senz’altro più complesse rispetto alle possibilità della versione concertistica.

No, non sto dimenticando la Ciaccona, anzi…il capolavoro bachiano è il convitato di pietra di questo CD: osserva dal passato, rivendicando la sua inesauribile attualità; nella mia versione ho guardato al clavicembalo e alla monumentalità che deriva da quella veste strumentale; in un certo senso anche qui ho cercato di forzare i limiti della chitarra, moltiplicando in certi punti gli abbellimenti o con l’aggiunta di voci. E anche nel capolavoro di Bach, l’improvvisazione ha avuto, nella mia versione, una parte importante, in quanto tutti gli abbellimenti sono nati attraverso una lunga pratica improvvisativa che si è poi cristallizzata nella versione qui registrata.

Ringrazio Oscar Ghiglia e Carlo Lo Presti per aver impreziosito, con le loro parole, questo mio lavoro.

Ringrazio Giuseppe Scali e Marco Cardone di Ema Vinci per aver creduto in questo progetto e per averlo realizzato con professionalità e senza mai dimenticare il lato umano che ogni lavoro porta sempre con sé.

Infine ringrazio il Fronimo e Lena Kokkaliari che, come il mio precedente Blu, ha deciso di diffondere questo CD fra i suoi abbonati. Arturo Tallini


Arturo Tallini è un vero artista della chitarra che trova in ogni stile, ereditato dalla tradizione musicale presente nel suo spirito, ogni modo di esprimere la sua visione ampia e personale di tutto ciò che risveglia la sua illimitata fantasia e che egli sa tradurre in espressioni sonore, siano esse giustificabili secondo la sua visione stilistica o, allorché se ne presenti l’occasione, soprattutto in alcune composizioni contemporanee, espresse quasi come sicuri effetti espressivi talvolta umoristici e “rumoristici” .

L’ampiezza del repertorio presentato nel presente CD promette ulteriori interessanti risvolti nell’arte di accostare i diversi caratteri stilistici che Arturo Tallini potrà presentare all’ascolto di chi è sensibile a quel tipo di interpretazione dell’esistenza, espressa musicalmente, che maggiormente anima la sua visione creativa.
Oscar Ghiglia


ROSSO IMPROVVISO

ARTURO TALLINI chitarra

JOHANN SEBASTIAN BACH

Ciaccona dalla Partita n.2 in Re minore BWV 1004

versione di Arturo Tallini

ALBERTO GINASTERA

Sonata op. 47 for guitar

1. Esordio

2. Scherzo

3. Canto

4. Final

BRUNO MADERNA

Serenata per un satellite versione di Arturo Tallini

LUCIANO BERIO

Sequenza XI

MAURIZIO PISATI

ChahaX intrusioni nella Ciaccona di J. S. Bach scritto per Arturo Tallini



Ascoltando questo CD e seguendo le scelte interpretative di Arturo Tallini si è portati a vedere una linea di continuità nell’approccio alla chitarra da parte di compositori assai diversi che hanno scritto per lo strumento nella seconda metà del Novecento. La chitarra si presenta come uno strumento da esplorare nelle sue sonorità percussive, preannunciate dalla varietà dei rasgueados già presenti in varie tradizioni locali (il flamenco in Spagna, la musica dei gauchos in Argentina), nella flessibilità d’intonazione dei suoni (dalle alterazioni microtonali alla scordatura), nelle risonanze libere. Ciascuna di queste caratteristiche può essere potenziata con l’interazione fra l’esecutore e i suoni elettronici, o con la sovrapposizione, sperimentata nella Serenata per un satellite, di ostinati registrati insieme a interventi estemporanei. Fanno da cornice al programma la Ciaccona di Bach e ChahaX di Maurizio Pisati, che propone ‘intrusioni’ elettroniche di carattere materico alternate a interventi improvvisativi sulla Ciaccona stessa: in questo modo l’illustre capolavoro bachiano, attraverso la tecnica della variazione, assurge a nobile antecedente della tradizione novecentesca. Già il virtuosismo barocco infatti esprimeva l’ambizione di esplorare tutte le potenzialità del singolo strumento, trasformando l’abilità dell’esecutore in occasione di sperimentazione musicale. La Ciaccona, sotto questo aspetto, è l’esempio sommo di una grande varietà di soluzioni strumentali nella unità di un saldo piano costruttivo.

Bruno Maderna è stato un protagonista della neoavanguardia del secondo dopoguerra e un grande direttore d’orchestra: in questa veste ha contribuito in modo determinante a diffondere la Nuova Musica in tutta Europa. L’attenzione al momento performativo caratterizza la sua produzione, che si presenta più eterogenea rispetto a quella di Luciano Berio e Luigi Nono. La Serenata per un satellite è stata scritta da Maderna nel 1969, in occasione del lancio del satellite europeo ESRO I B “Boreas” per lo studio dei fenomeni connessi con le aurore boreali dall’isola di Vandemberg nell’Oceano Pacifico. Dedicata al fisico torinese Umberto Montalenti, allora direttore dell’ESOC (European Space Operation Centre), con sede a Darmstadt, venne eseguita per la prima volta la sera del lancio del satellite, il primo ottobre 1969, proprio nella sede dell’ESOC. In quell’occasione Maderna diresse un ensemble composto da Angelika Sweekhorst (flauto, ottavino), Lothar Faber (oboe, oboe d’amore, musette), Dagmar Busse (arpa), Hans Rossmann (marimba) e Sascha Gawriloff (violino). L’opera rappresenta un perfetto esempio di alea organizzata. Su un unico foglio sono disposti diversi frammenti musicali, dislocati variamente: un rigo in particolare ‘mima’ la traiettoria di un missile percorrendo il foglio dal margine inferiore sinistro al margine superiore. L’esecutore può scegliere un percorso sempre diverso, in cui questi frammenti, rigorosamente notati, si intrecciano con l’improvvisazione. L’opera può essere eseguita da più strumentisti oppure da un solista. La versione per chitarra di Arturo Tallini esalta l’aspetto lirico di alcuni frammenti, sfruttando ampiamente le risonanze prodotte dalla chitarra.

La serie delle 14 Sequenze di Luciano Berio, composte fra il 1958 e il 2002, rappresenta una delle summe più importanti della musica del secondo Novecento. In esse l’autore ricerca un rapporto diretto con lo strumento protagonista, indagandone spesso in maniera sperimentale le sonorità, senza però negare le connotazioni che la storia dell’esecuzione ha via via apportato. Il virtuosismo che caratterizza queste Sequenze assume quindi almeno due funzioni principali: esplorare le potenzialità latenti nello strumento, e rileggere e trasformare i modelli di scrittura ad esso associati. La Sequenza XI, composta nel 1987-88 per Eliot Fisk, si ispira a due fonti: la chitarra flamenca e quella classica. Il debito verso il flamenco è reso evidente attraverso l’impiego esteso di rasgueados e di percussioni sulle corde (tambora). Berio è attratto da queste tecniche esecutive, e dalla gestualità messa in atto per produrle. L’aspetto visivo si unisce a quello musicale e lo rafforza. Tutta la Sequenza è percorsa da un vitalismo impetuoso. Ma sono presenti anche passaggi meditativi, soprattutto all’inizio e nell’ampia ripresa finale. La sonorità delle corde a vuoto, contrapposta ad aggregazioni accordali cangianti, costituisce il principale elemento di continuità lungo tutto il brano. Lo stesso Berio ha dichiarato che scrivendo questa Sequenza era interessato a far dialogare «l’armonia pesantemente idiomatica legata all’accordatura dello strumento e una armonia “diversa” (il passaporto fra i due lontani territori armonici è l’intervallo di quarta eccedente)». La Sequenza si conclude infatti con un bicordo Si bemolle – Mi che era già emerso in alcune sezione intermedie. E prosegue: «Il dialogo tra le due dimensioni armoniche da una parte e tra quelle tecniche e gestuali dall’altra avviene attraverso processi di scambio e di trasformazione continua di caratteri specifici e figure chiaramente riconoscibili». Il carattere predominante è rapsodico, quasi improvvisativo. Manca in questa Sequenza la componente di sperimentazione sul suono presente in altre Sequenze. Berio vuole svelare la ‘natura’ dello strumento, senza forzarne i limiti.

In un ambito più tradizionale, ma animato da fonti d’ispirazione simili, si muove la Sonata op. 47 di Alberto Ginastera, composta a Ginevra nel 1976 ed eseguita da Carlos Barbosa-Lima a Washington il 27 novembre dello stesso anno. Qui è la natura della Pampa argentina ad affermarsi perentoriamente, attraverso l’evocazione di grandi spazi incontaminati (Esordio), di cavalcate a perdifiato e di danze di gauchos. Le percussioni sulla cassa e sulle fasce, pur ispirate alla musica popolare argentina, ampliano e intensificano la varietà dei ritmi e dei timbri ottenibili sulla chitarra. Accanto a questi elementi primigeni c’è anche una fitta rete di rimandi colti, estremamente raffinati: fra tutti il suono del liuto di Beckmesser, il rivale del protagonista nei Meistersinger di Wagner, che emerge come un sogno nello Scherzo. L’Esordio è fortemente gestuale: ampi accordi e arpeggi incalzanti che coprono tutta l’estensione dello strumento vengono spazzati via da uno schiocco di frusta, prodotto facendo sibilare la corda più grave con un gesto ampio e teatrale. Nella seconda sezione una danza rituale è evocata da accordi misteriosi, intercalati a effetti percussivi sulle corde e sulla cassa (tambora). Nello Scherzo Ginastera muta continuamente modello di scrittura: l’effetto è fantasmagorico e incalzante. Canto ha un carattere libero ed improvvisativo, in linea con la poetica del realismo magico dell’autore: sfocia direttamente nel movimento finale, caratterizzato da un’alternanza di rasgueados e percussioni, ripreso dalla musica popolare argentina. L’effetto è quello di una cavalcata sempre più incalzante, che conduce a un finale irresistibile e rapinoso. Carlo Lo Presti





DOCUMENTAZIONE: 17 Ottobre 2017

Arturo Tallini arriva in studio Lunedì 16 Ottobre e vi rimane ininterrottamente per 5 giorni consecutivi con il programma di registrare, fare editing e masterizzare la nuova produzione Rosso Improvviso.

Il CD propone agli ascoltatori un ricco programma, basato su musiche di Berio, Maderna, Pisati, Bach e Ginastera.

Infinita Tenebra di Luce di Adriano Guarnieri – DVD

PRIMA REGISTRAZIONE MONDIALE


 

AZIONE SCENICA

dal sito del Maggio Musicale Fiorentino

«Incedi oltre su me, infinita tenebra di luce»: così scrive Rainer Maria Rilke nella sua raccolta di liriche, ispirate alla notte e al suo angelo e all’amata mai giunta. Questa è l’ispirazione per l’opera composta da Adriano Guarnieri, che vede la sua prima esecuzione assoluta al Teatro Goldoni con la regia di Giancarlo Cauteruccio. La composizione mette in scena quattro volti immaginari, visioni poetiche per raccontare l’interiorità dell’animo umano, che si materializzano e poi scompaiono come immagini oniriche. continua …

 

Azioni liriche per voci ed ensemble su testo liberamente tratto da Poesie alla Notte di Rainer Maria Rilke

Prima registrazione e produzione mondiale dell’Opera
@2018 EMA Vinci contemporanea – In collaborazione con Il Maggio Musicale Fiorentino – Opera di Firenze


Musica di Adriano Guarnieri
Prima esecuzione assoluta e PRIMA REGISTRAZIONE MONDIALE

Nuovo allestimento in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti


Artisti

Direttore
Pietro Borgonovo
Regia
Giancarlo Cauteruccio
Costumi, scenografia virtuale e assistente alla regia
Massimo Bevilacqua
Elaborazioni immagini video e gestione del mapping
Alessio Bianciardi
ContempoArtEnsemble

In scena: “Presenze-Assenze

Volto primo
Livia Rado

Volto secondo
Clara Polito

Volto terzo
Gregory Bonfatti

Volto quarto
Salvatore Grigoli

Volto quinto
Fulvio Cauteruccio

Volto sesto
Roberto Fabbriciani


EMA Vinci contemporanea è in produzione per il nuovo DVD dedicato all’Opera Contemporanea con Il Maggio Musicale Fiorentino presso il Teatro Goldoni:

31 Maggio ore 17:30 prova generale
Mar 5 giugno, ore 20:00 prima registrazione
Ven 8 giugno, ore 20:00 seconda registrazione

GALLERIA FOTOGRAFICA

di Alberto Ciardi

 

Omaggio ad Alvaro Company – CD

Titolo Omaggio ad Alvaro Company
Artista Principale Alvaro Company
Compositori Alvaro Company
Organico Chitarra
Interpreti Alfonso Borghese,
Flavio Cucchi,
Nuccio D’Angelo,
Ganesh Del Vescovo,
Roberto Frosali,
Silvano Mazzoni,
Paolo Paolini,
Vincenzo Saldarelli,Trio Chitarristico Italiano,Duo Company – Paolini
Tracce
Descrizione Un capolavoro unico nel suo genere:
8 Allievi storici omaggiano il proprio maestro.
Crediti tecnici
Altro
Special Thanks
Ringraziamenti
 Copyright e Data di pubblicazione © 12 Giugno 2018 EMA Vinci records

40071

Formato CD
EDIZIONI

 



Musiche per Tre Chitarre del Trio Chitarristico Italiano – CD

Titolo Musiche per Tre Chitarre del XX Secolo
Compositori Ferdinand Rebay, Paul Hindemith, Reginald Smith Brindle, Carlo Prosperi, Arrigo Benvenuti, Ennio Morricone, Alvaro Company, Andrea Talmelli
Autori
Organico

Trio di Chitarre

Tracce
Ferdinand Rebay
Sei variazioni su “Alles neu macht der Mai” (1952)
– Kleine Elegie (1953)
– Lustige Alt-Wiener Weisen * – Paul Hindemith
Rondò – Intermezzo (1925) – Reginald Smith-Brindle
Music for three guitars (1970)**Carlo Prosperi
Stellae inerrantes (1970)**Arrigo Benvenuti
FroBorSal’s Trio (1973)**Ennio Morricone
Tre studi per tre chitarre (2000-2001)
– Un Raga?
– Sulla VI corda
– Inquinamento progressivo Alvaro Company
Fuga a tre chitarre “pensando a Bach” (1999)*/**Andrea Talmelli
Graffiti danzanti (2001)*/**
Descrizione *Prime registrazioni mondiali
**Composizioni dedicate al Trio Chitarristico Italiano
Altro Note critiche al Librettoa cura di Alfonso Borghese
Registrato Giorgio Albiani presso “Il Mandorlo”
Masters Audio 2017, Marco Cardone per EMA Vinci records
Grafica 2017, Giuseppe Scali per EMA Vinci records
 Copyright  @ 2017 EMA Vinci records 50060

Alfonso Borghese, Roberto Frosali e Vincenzo Saldarelli
musiche di
Ferdinand Rebay, Paul Hindemit, Regonald Smith Brindle, Carlo Prosperi, Arrigo Benvenuti, Ennio Morricone, Alvaro Company,

Ferdinand Rebay
Sei variazioni su
“Alles neu macht der Mai” (1952) – 4’
– Kleine Elegie (1953) – 2’10’’
– Lustige Alt-Wiener Weisen * 3’25”

Paul Hindemith
Rondò – Intermezzo (1925) 3’23”

Reginald Smith Brindle
Music for three guitars (1970)** – 8’04’’

Carlo Prosperi
Stellae inerrantes (1970)** – 8’26’’

Arrigo Benvenuti
FroBorSal’s Trio (1973)** – 8’20’’

Ennio Morricone
Tre studi per tre chitarre (2000-2001)*/**
– Un Raga? 3’10’’
– Sulla VI corda 3’02’’
– Inquinamento progressivo 2’52’’

Alvaro Company
Fuga a tre chitarre “pensando a Bach” (1999)*/** – 3’40’’

Andrea Talmelli
Graffiti danzanti (2001)*/** – 8’
* prime registrazioni mondiali
** composizioni dedicate al Trio Chitarristico Italiano
© 2017 EMA Vinci contemporanea 40060


Il TRIO CHITARRISTICO ITALIANO (Alfonso Borghese, Roberto Frosali e Vincenzo Saldarelli) è stato il primo complesso di tre chitarre classiche a costituirsi per una attività stabile, debuttando nel 1970. Unendo le loro personali esperienze, i tre musicisti (tutti allievi di Alvaro Company) hanno realizzato una proposta artistica del tutto nuova, con la riscoperta di una parte completamente sconosciuta della letteratura per liuto e chitarra dal Rinascimento al Novecento.

Con il TRIO CHITARRISTICO ITALIANO è nato anche un repertorio di opere contemporanee per tre chitarre e per tre chitarre e orchestra. Molti compositori del ‘900, affascinati e stimolati dalle inconsuete possibilità sonore ed espressive dell’inedita formazione strumentale, hanno dedicato nuove composizioni al Trio che ha così aperto una strada originale nel panorama concertistico internazionale. Tra questi Bruno Bartolozzi, Arrigo Benvenuti, Sylvano Bussotti, Alvaro Company, Aldo Clementi, Francesco Pennisi, Aurelio Peruzzi, Carlo Prosperi, Lawrence Singer, Reginald Smith Brindle, Lorenzo Ferrero, Andrea Talmelli e Ennio Morricone.

E’ stato ospite delle più importanti istituzioni musicali in Italia (Teatro Comunale di Firenze con l’orchestra del Maggio Musicale diretta da Riccardo Muti, Teatro Regio e Unione Musicale di Torino, Istituzione Universitaria dei concerti di Roma, RAI radiotelevisione Italiana, Amici della musica di Firenze e di Perugia, Accademia Chigiana di Siena, Teatro Massimo Bellini di Catania ed altre ancora) e all’ estero.

Per due volte nel 1972 e nel 1975 al TRIO CHITARRISTICO ITALIANO è stato assegnato il premio I NUMERI UNO D’ ITALIA nella sezione musica da camera.

Alfonso Borghese ha insegnato al Conservatorio di Firenze e tiene una Masterclass presso la Scuola di Musica di Fiesole, Roberto Frosali è stato docente al Conservatorio di Ferrara e presso la Scuola di Musica di Fiesole e Vincenzo Saldarelli all’Istituto Superiore di Studi Musicali di Modena, di cui è stato Direttore per molti anni.
Il Trio ha inciso tre LP per RCA e un CD per Relief e l’attuale per EMA Vinci contemporanea.



Note illustrative al CD
di Alfonso Borghese

Le certezze del linguaggio musicale di fine ‘800, saldamente ancorato all’armonismo tardoromantico, nel ‘900 si disintegrano, frantumandosi in mille pezzi. La musica del XX secolo sarà una Babele di modalità arcaiche, musica popolare, cante jondo, serialità, gergo del jazz, puntillismo, dodecafonia, musica da film e intrattenimento, rock, minimalismo, esatonalismo, rumorismo, alea etc. Un libero guazzabuglio che, se da un lato arricchisce il lessico del compositore e il vocabolario dell’ascoltatore, dall’altro molto spesso disorienta entrambi, anche per la rapidità crescente dei nuovi mezzi di diffusione. Le tre chitarre colgono in questo CD alcuni piccoli frammenti di questo caleidoscopio novecentesco, ponendo anche in bella evidenza uno degli aspetti essenziali della lunghissima carriera del Trio Chitarristico Italiano, che non solo ha stimolato la creatività dei compositori contemporanei, ma ha anche incrementato la ricerca di musiche del passato con la riproposizione di musica dimenticata. E proprio in quest’ultimo contesto si inquadra la riscoperta di Ferdinand Rebay (1880-1953), compositore attrezzatissimo, allievo di Fuchs e vincitore del Premio Brahms. Benché fosse attivo nella Vienna del primo Novecento (era anche pianista e docente all’Accademia Musicale), dunque coinquilino di Schönberg, Berg e Webern, rimase invece più che saldamente ancorato alla tradizione tonale della prima scuola viennese. Conta nella sua copiosissima produzione più di seicento brani per e con chitarra, in gran parte dedicati alla nipote Gertha che studiava questo strumento. Nelle brevissime Sei variazioni su un esile canto primaverile si riconoscono palesi richiami a Mahler, così come dolci accenti brahmsiani informano l’Elegia, mentre il clima dell’Austria felix degli Strauss si ritrova nell’umoristico e rapidissimo poutpourri di Allegri ed antichi motivi della vecchia Vienna.  Un unico pezzo dedicò invece alla chitarra Paul Hindemith (1895-1963) figura vivacissima anche dell’Espressionismo tedesco. La sua imponente sapienza compositiva non gli impedì di dedicarsi anche alla “musica d’uso” (Gebrauchsmusik) scrivendo fra l’altro, nel 1925, questo piccolo Rondò per tre chitarre. Il brano, presentato cinque anni dopo come intermezzo al festival della Nuova Musica nella giornata dedicata agli amatori (Hausmusik), è costruito con semplicità ma con sorprendenti intuizioni strumentali ed armoniche. Alla chitarra dedicò, invece, gran parte della sua produzione il compositore inglese Reginald Smith Brindle (1917-2003). Direttore del Conservatorio di Guilford, musicista eclettico, organista, clarinettista nonché chitarrista e allievo di Andrés Segovia alla Accademia Chigiana, fondò con Arrigo Benvenuti, Carlo Prosperi, Sylvano Bussotti, Alvaro Company e Bruno Bartolozzi la cosiddetta Schola fiorentina nata nella Firenze del secondo Dopoguerra attorno alla figura di Luigi Dallapiccola. Music for three guitars è un lavoro costruito su una serie dodecafonica organizzata dapprima in un episodio corale, poi su un ostinato seguìto da una sezione improvvisativa su elementi della serie. Gruppi di clusters e un lungo canone conducono le tre chitarre su un frammento conclusivo e finalmente all’unisono. Il suo sodale Carlo Prosperi (1921 – 1990) concepì invece la dodecafonia in modo sempre più libero, e alla fine quasi come un allargamento della tonalità. Ebbe un appassionato interesse verso la chitarra e, dal primo movimento del suo capolavoro In nocte secunda (per chitarra, clavicembalo e sei violini), trasse successivamente questo Stellae inerrantes, un moderno notturno suggerito dall’osservazione incantata delle stelle. Al contrario il lavoro di Arrigo Benvenuti (1925-1992) è la negazione ironica e dissacrante di ogni idioma chitarristico tradizionale. L’autore stesso raccontò di aver riflettuto su questo brano per un paio d’anni al fine di escludere tutte le convenzioni strumentali per lui desuete. Si compone di vari episodi:
– un esordio in cui le tre chitarre annunciano il loro antagonismo;
– una parte in cui la loro rivalità dispettosa si esprime in un sincopato jazzistico deliberatamente senza contenuti;
– un dialogo cinguettante e pettegolo fra corde glissate superficialmente;
– un episodio percussivo basato su un frammento progressivamente sempre più esteso;
– una nostalgica citazione del mondo liutistico rinascimentale cerca vanamente di prevalere sul caos conclusivo
La dedica è sorprendentemente contenuta nel piccolo enigma del titolo.
Una sorpresa è anche la dedica del lavoro di Ennio Morricone (1928) al Trio Chitarristico Italiano. Perché se da un lato Morricone deve la sua popolarità alle musiche da film, dall’altro ha sempre conservato gelosamente un suo secondo aspetto orientato verso la ricerca dei nuovi linguaggi. Allievo di Goffredo Petrassi, è stato un militante dell’avanguardia fin dagli anni ’60 quando a Roma era tra i membri più attivi di Nuova Consonanza insieme a Franco Evangelisti, Egisto Macchi, Domenico Guaccero e molti altri. Come un Giano bifronte (così ama definirsi), affascinato dalla modernità del Trio Chitarristico Italiano nel 2001, sua sponte vuol dedicare al Trio i Tre studi per tre chitarre attingendo al mondo della modalità con dovizia di sonorità particolarissime. Il primo, Un raga? è un percorso onirico verso la musica Indiana con le tre chitarre disaccordate in modo da rievocare un universo quartitonale. Nel secondo i tre esecutori competono violentemente ed esclusivamente Sulla sesta corda (cosi il titolo). Inquinamento progressivo invece trasforma gradualmente un iniziale impianto modale puro in un vortice turbinoso di nuove libertà, laddove traspare tutta la sapienza contrappuntistica dell’autore.  Ma il gioco combinatorio della polifonia ha da sempre ispirato anche l’opera di Alvaro Company (1931), più volte definito quasi un moderno fiammingo. Orientato fin dalle prime esperienze verso la serialità e la dodecafonia, produce nel 1963 Las Seis Cuerdas, un testo fondamentale per la chitarra contemporanea e che ne esplora tutte le possibilità coloristiche. Successivamente la sua intenzione compositiva si modifica, fino a recuperare, con una scrittura sempre legata a un gioco xcontrappuntistico nitidissimo, tutti gli archetipi che i grandi autori del passato avevano depositato nel suo paesaggio interiore. Nascono così brani che ripensano a Purcell, Milhaud,  Skriabjn,  Fauré, Ravel, Ellington ed anche questa Fuga a tre chitarre, appunto pensando a J.S. Bach, costruita sul ricordo del  rigore canonico.  Andrea Talmelli , di tutti il più giovane (1950), coniuga con i suoi Graffiti danzanti l’antico e il moderno. Semplici segni, tracce, murales, incisioni su pietre, su metalli o altro, sembrano inermi e immutabili nel tempo. Ma, come osservati da un treno in velocità, improvvisamente si animano, scorrono, mutano passo, si sovrappongono al loro stesso rapporto col tempo. Ciò che appariva pietrificato ora danza e si fa struttura musicale, rinnovandosi continuamente nei ritmi, nei colori, attraverso episodi che assumono le sembianze di percorsi orientati.

Trio Chitarristico Italiano
The first instrumental group of its kind in the world, the Trio Chitarristico Italiano, founded by Alfonso Borghese, Roberto Frosali, Vincenzo Saldarelli, made its debut in 1970. 
 Combining their individual talents, the members of the Trio embarked on a completely new path, rediscovering a long lost aspect of the lute and guitar repertoire from the Renaissance to the 20th Century.
 The Trio Chitarristico Italiano has created a new repertoire of contemporary works for three guitars and for three guitars and orchestra. Many of the 20th Century composers such as Bruno Bartolozzi, Arrigo Benvenuti, Sylvano Bussotti, Alvaro Company, Aldo Clementi, Francesco Pennisi, Aurelio Peruzzi, Carlo Prosperi, Lawrence Singer, Reginald Smith Brindle, Lorenzo Ferrero, Andrea Talmelli and Ennio Morricone, intrigued by the unlimited possibilities of sound and expression of such an unusual instrumental ensemble, wrote their works especially for the Trio Chitarristico Italiano. 
The Trio Chitarristico Italiano has appeared at the most prestigious venues in Italy (Teatro Comunale in Florence with the Maggio Fiorentino Orchestra conducted by Riccardo Muti, Teatro Regio and Unione Musicale in Turin, Amici della Musica in Florence and Perugia, Istituzione Universitaria dei Concerti in Rome, Accademia Chigiana in Siena, Teatro Massimo Bellini in Catania) and in many countries abroad (Scandinavia, Germany, Great Britain, France, Benelux, Spain, Portugal, Israel, Turkey, North America, Hong Kong, Philippines, Japan). 
The Trio Chitarristico Italiano was awarded in 1972 and again in 1975 with the Prize “I NUMERI UNO D’ ITALIA” in the chamber music section.The Trio has recorded three LP for RCA, a CD for Relief and this CD for EMA Vinci records.

Registrato presso Il Mandorlo da Giorgio Albiani
Masterizzato in EMA Vinci service da Marco Cardone – Progetto ed impianto grafico EMA Vinci service, Giuseppe Scali.



Il colore del Sole, Opera da Camera di Lucio Gregoretti – DVD

 

PRIMA REGISTRAZIONE DISCOGRAFICA MONDIALE

 


Interpreti ed Organico

Opera da Camera in un Atto

Personaggi e interpreti:

– Caravaggio Massimo Odierna

– Lena / Soprano I Cristina Neri

– Celestina / Contralto I Anastasia Pirogova

– Il giovane di piacere / Tenore I Daniele Adriani

– Padre Superiore / Basso I Renzo Ran

– Aloysio /Soprano II Claudia Nicole

– Calabrese

– La bardassa / Contralto II Natsuko Kita

– Voce prima dell’incubo / Tenore II Jaime Canto Navarro

– Voce seconda dell’incubo / Basso II Carlo Feola

Direttore Gabriele Bonolis

Regia, scene, drammaturgia video Cristian Taraborrelli

Costumi Angela Buscemi

Video Fabio Massimo Iaquone

Luci Alessandro Carletti

Ensemble da Camera della Fondazione Teatro Comunale di Modena

DVD: Sound Designer Giuseppe Scali – Sound Engineer Marco Cardone – VideoMaker Giuseppe Scali, Marco Cardone, Anita Azzi e Gemma Scali

 

Descrizione

L’Opera è ispirata alla figura del Caravaggio, vissuta nel contesto di uno nuovo progetto di teatro musicale attraverso il testo omonimo firmato da Andrea Camilleri per Mondadori. Camilleri partecipa anche all’allestimento, in forma di un’azione in video condotta insieme a Ugo Gregoretti, storico protagonista del cinema italiano, che farà da cornice all’azione musicale sulla scena. Nell’opera si ricostruisce uno dei periodi più oscuri e burrascosi della vita di Caravaggio, quello da lui trascorso tra Napoli, Malta e la Sicilia tra il 1606 ed il 1608. Sul pittore pende una condanna alla decapitazione per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni, avvenuto a causa di una discussione sorta durante una partita al gioco della pallacorda. L’artista è un uomo in fuga, perseguitato da mille ossessioni e condizionato da una fotofobia che lo costringe a vedere ‘il sole nero’ e a vivere le sue giornate nell’oscurità.

Numero di catalogo

40021

Data di Pubblicazione

01.04.2018

Etichetta e Marchio

EMA Vinci contemporanea

Formato principale

DVD

Altri Formati

Album digitale


DOCUMENTAZIONE 29 OTTOBRE 2017


 

La EMA Vinci service, dopo aver registrato la prova del 25 Ottobre e la prima del 27 Ottobre, oggi, 29 Ottobre, riprende la replica dell’Opera da Camera Il colore del Sole di Lucio Gregoretti.

Per un maggior dettaglio e precisione di ripresa lo staff che opera per le riprese video si avvale di due collaboratrici: Anita Azzi e Gemma Scali. Ricordiamo che Giuseppe Scali, oltre ad aver realizzato il  disegno del suono (regia della ripresa audio), oggi coordina le riprese video live, mentre Marco Cardone opererà come fonico di ripresa audio e in qualità di responsabile del progetto di allestimento di ripresa video.



DOCUMENTAZIONE Mercoledì 25 Ottobre 2017


Inizia la produzione del DVD con marchio dalla EMA Vinci records dell’opera da camera Il Colore del Sole di Lucio Gregoretti, su libretto liberamente tratto dall’opera omonima di Andrea Camilleri.
EMA Vinci service, per EMA Vinci contemporanea, registrerà le prove del 25 Ottobre (cablaggi, allestimento tecnico e verifica del progetto sonoro), la recita del 27 e quindi del 29 Ottobre.


L’opera è ispirata alla figura del Caravaggio, vissuta nel contesto di un nuovo progetto di teatro musicale, attraverso il testo omonimo firmato da Andrea Camilleri per Mondadori. Camilleri partecipa anche all’allestimento, in forma di un’azione in video condotta insieme a Ugo Gregoretti, storico protagonista del cinema italiano, che farà da cornice all’azione musicale sulla scena. Nell’opera si ricostruisce uno dei periodi più oscuri e burrascosi della vita di Caravaggio, quello da lui trascorso tra Napoli, Malta e la Sicilia tra il 1606 ed il 1608. Sul pittore pende una condanna alla decapitazione per l’omicidio di Ranuccio Tommasoni, avvenuto a causa di una discussione sorta durante una partita al gioco della pallacorda. L’artista è un uomo in fuga, perseguitato da mille ossessioni e condizionato da una fotofobia che lo costringe a vedere ‘il sole nero’ e a vivere le sue giornate nell’oscurità.

Opera in un atto liberamente tratta
dal Romanzo omonimo di Andrea Camilleri
Videointervista di Ugo Gregoretti ad Andrea Camilleri 
realizzata da Gianlorenzo Gregoretti

Commissione della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi
e della
 Fondazione Teatro Comunale di Modena

Personaggi e interpreti 
Caravaggio Massimo Odierna
Lena / Soprano I Cristina Neri
Celestina / Contralto I Anastasia Pirogova         
Il giovane di piacere / Tenore I Daniele Adriani
Padre Superiore / Basso I Renzo Ran
Aloysio / Soprano II Claudia Nicole Calabrese
La bardassa / Contralto II Natsuko Kita
Voce prima dell’incubo / Tenore II Jaime Canto Navarro
Voce seconda dell’incubo / Basso II Carlo Feola

Direttore Gabriele Bonolis
Regia, scene, drammaturgia video Cristian Taraborrelli
Costumi Angela Buscemi
Video Fabio Massimo Iaquone
Luci Alessandro Carletti

Ensemble da Camera
della Fondazione Teatro Comunale di Modena

Il Giudizio di Paride, Opera da Camera di Marcello Panni – CD

PRIMA PRODUZIONE DISCOGRAFICA MONDIALE

 

Interpreti ed Organico

Opera da Camera

Direttore Fabio Maestri

 

Descrizione

Il Giudizio di Paride, libretto del compositore dai Dialoghi di Luciano di Samosata, scritta per l’Opera di Bonn (1996). (Marcello Panni)

Numero di catalogo

40023

 

Etichetta e Marchio

EMA Vinci contemporanea

 

Formato principale

CD

Altri Formati

Album digitale

 

Shi, Opera da Camera di Carlo Boccadoro – DVD

WORLD PRÈMIERE RECORDING

 

Titolo Opera

Shi

Artista

Carlo Boccadoro

Compositore

Carlo Boccadoro

Autore

Cecilia Ligorio

Interprete ed Organico

Opera da Camera in un Atto e 5 Scene

Il viaggiatore: Simone Tangolo

Matteo: Roberto Abbondanza

L’uomo che guarda: Bruno Taddia

Pianoforte 1 Andrea Rebaudengo

Pianoforte 2 Paolo Gorini

Tekraktis Percussioni Ensemble (Gianluca Saveri, Giulio Calandri, Cecilia Martellucci)

Direttore Carlo Boccadoro

Regia Cecilia Ligorio

Regista collaboratore Benedetto Sicca

TECNICI dello Spettacolo: Video Igor Renzetti

Assistente volontario Tomaso Santinon

Progettazione di scene costumi e luci Accademia di Belle Arti di Macerata

Responsabile progetto Enrico Pulsoni

Responsabile scenotecnica Benito Leonori

Responsabile luci Francesca Cecarini
Sound Designer Giuseppe Scali

Sound Engineer Marco Caardone

VideoMaker Giuseppe Scali, Marco Cardone e Anita Azzi


Descrizione

L’Opera è dedicata a Padre Matteo Ricci, gesuita, matematico, geografo, studioso di cartografia, che scelse di diventare missionario in terra di Cina e, dopo un’attesa durata molti anni ed impiegata nello studio della lingua e della cultura orientale, poté recarsi a Pechino ed essere ammesso nella Città Proibita. Personaggio di grande spessore morale, uomo tenace e sensibile, curioso e mosso dalla volontà di integrare gli elementi di culture e mondi tanto lontani, fu il primo cartografo a disegnare un planisfero sinocentrico, così come fu il primo occidentale al quale l’imperatore concesse di essere seppellito in territorio cinese. Shi, che significa Si faccia, fu la parola con la quale egli permise la sepoltura di Matteo Ricci. Scritto da Cecilia Ligorio (che dell’Opera firma anche la regia), il libretto traccia le principali tappe della vita di Matteo.

(Anita Azzi)

Data di Pubblicazione

Codice a Barre

Etichetta e Marchio

EMA Vinci contemporanea

Formato principale

DVD

Altri Formati

Album Digitale

Inserimento in Catalogo

1F

Ordine

1b_ Opera da Camera



DOCUMENTAZIONE: 26 OTTOBRE 2017


La scelta delle prese di suono è facile e velocissima. Il materiale registrato è costituito dalla III e IV replica programmate dal Teatro Lauro Rossi di Macerata. Carlo, nell’arco di una sola mattina, effettua le scelte ed il montaggio di tutta l’opera: ciò è possibile per la notevole perizia e per la professionalità dei musicisti e per come Carlo sia riuscito a prepararli. Lunghissime prese senza errori e ben condotte hanno limitato tutto il lavoro a soli sei tagli.

Le registrazioni audio-video sono state effettuate da EMA Vinci service. Gli strumenti sono stati ripresi con un disegno panoramico, mentre il video con telecamere fisse poste in tre punti diversi

Prossima lavorazione sarà un processo che porterà ad una maggiore definizione del suono e quindi un taglio di colore ed ambienza coerente con il progetto fonico. Quindi il montaggio video.


Macerata Opera Festival, 2 agosto 2017


SHI DI CARLO BOCCADORO, CRONACA DELLA III E IV REPLICA, RASSEGNA STAMPA E GALLERIA

 

Shi (Si faccia) – Macerata Opera Festival, 2 agosto 2017

di Anita Azzi

EMA Vinci records ha partecipato al prestigioso Macerata Opera Festival 2017, giunto ormai alla sua 53° stagione, registrando la terza replica di Shi (Si faccia), opera da camera su libretto di Cecilia Ligorio e musica di Carlo Boccadoro, che è stata rappresentata nel bellissimo teatro della città marchigiana intitolato al musicista maceratese Lauro Rossi. Ad un altro celebre personaggio di origini maceratesi è dedicata l’opera con la quale, il 20 luglio scorso, ha presso avvio il Festival, quest’anno dedicato all’Oriente: si tratta di Padre Matteo Ricci, gesuita, matematico, geografo, studioso di cartografia, che scelse di diventare missionario in terra di Cina e, dopo un’attesa durata molti anni ed impiegata nello studio della lingua e della cultura orientale, poté recarsi a Pechino ed essere ammesso nella Città Proibita, sede della corte dell’Imperatore. Personaggio di grande spessore morale, uomo tenace e sensibile, curioso e mosso dalla volontà di integrare gli elementi di culture e mondi tanto lontani, fu il primo cartografo a disegnare un planisfero sinocentrico, così come fu il primo occidentale al quale l’imperatore concesse di essere seppellito in territorio cinese. Shiche significa Si faccia, fu la parola con la quale egli permise la sepoltura di Matteo Ricci ed è anche la parola con la quale si chiude l’opera.

Scritto da Cecilia Ligorio (che dell’opera firma anche la regia), il libretto si rivela essenziale e dinamico al tempo stesso, narrando con grande efficacia le principali tappe della vita di Matteo: in scena solo un attore e due baritoni, che interpretano rispettivamente il viaggiatore (Simone Tangolo), Matteo (Roberto Abbondanza) e l’uomo che guarda (Bruno Taddia) e pochi elementi scenografici; importante il contributo delle video-proiezioni, a cura di Igor Renzetti, il cui impatto sullo spettatore risulta incredibilmente coinvolgente, soprattutto in alcuni momenti, come ad esempio la riproduzione della tempesta iniziale, la comparsa degli ideogrammi a rappresentare l’apprendimento della lingua cinese da parte del protagonista e la scena finale della morte.

Perfetta la sinergia tra regia e musica, diretta dallo stesso compositore maceratese Carlo Boccadoro e scritta per un organico che prevede, oltre ai due baritoni, due pianisti (Andrea Rebaudengo Paolo Gorini) e tre percussionisti (Gianluca Saveri, Giulio Calandri Cecilia Martellucci del Tetraktis Percussioni Ensemble). La tessitura musicale, fatta eccezione per il momento iniziale durante il quale compare un notevole volume sonoro, ha un carattere delicato e intimo, andando ad integrarsi con la parte cantata, che risulta perciò sempre perfettamente intelligibile. Di grande efficacia l’aspetto timbrico della partitura, che prevede l’utilizzo di molti strumenti a percussione (maracas, bacchette, cassa, campanelli, triangolo per citarne alcuni) e che quindi arricchisce attraverso una variegata gamma di colori lo svolgimento della vicenda.

Il teatro era gremito da un pubblico attento, che ha ribadito il successo già ottenuto dall’opera nelle precedenti rappresentazioni.

Ancora una grande e innovativa esperienza per EMA Vinci records, che continua ad allargare gli orizzonti del proprio campo d’azione, seguendo gli interessanti e multiformi sviluppi della produzione musicale contemporanea. EMA Vinci records sta infatti realizzando un’importante collezione di produzioni legati all’opera contemporanea colta e da camera in Italia.


RASSEGNA STAMPA

da La Stampa del 22 Luglio 2017

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