Racconti di Pioggia e di Luna di Carlo Galante – CD

PROGRAMMA

  1. Ghost in Lammermoor fantasia per arpa ed orchestra (arpa Luisa Prandina)*
  2. Racconti di pioggia e di luna per due pianoforti e orchestra (pianoforte Luca Schieppati e Andrea Rebaudengo)**
  3. I tre gradi dell’invocazione per violino e orchestrs (violino Piercarlo Sacco)*
  4. Lo sguardo estivo di Apollo per orchestra*

Orchestra de I Pomeriggi Musicali diretti da Carlo Boccadoro

Edizioni Sonzogno

* Registrazione e Mixaggio effettuati da EMA Vinci records
** Registrazione effettuata da I Pomeriggi Musicali, il Mixaggio da EMA Vinci records
I Masters Audio e Grafici  sono stati realizzati da EMA Vinci records




di Stefano Valanzuolo

I concept album rientrano in un filone che appartiene agli anni Settanta e per lo più, comunque, collocato in un ambito musicale altro rispetto a quello classico o colto che dir si voglia. Motivo per cui sarebbe inutile, e certo inattuale, cercare per forza un filo rosso esplicito di riferimento che leghi i quattro brani di Carlo Galante raccolti in questo disco. Ciò nonostante, piace sempre al critico musicale, al giornalista, all’estensore di note di sala o copertina scovare, tra i contenuti di un programma anche molto articolato come questo, un tratto che possa definirsi connotante e centrale. Ce ne sarebbero almeno un paio, nel caso specifico, meritevoli di essere chiamati in causa senza il rischio che appaiano pretestuosi. Sono tratti collegati tra loro che rimandano, evidentemente, alle caratteristiche principali del linguaggio di Galante, capace di risultare colto, garbato, allusivo. E – perchè no – anche teatrale: a patto di intendere l’aggettivo in termini squisitamente musicali, associando voci e caratteri agli strumenti impiegati, al netto di qualsiasi citazione testuale.

La gradevolezza della scrittura, ossia la sua capacità di venire recepita dall’ascoltatore senza speciali artifici (e tuttavia non superficialmente), rappresenta, per Galante, una esigenza stilistica variamente declinabile e normalmente declinata nei quattro brani qui pubblicati. Nessuno di essi, infatti, ha pretese di imporre al fruitore uno sforzo di metalettura, limitandosi – si fa per dire – a offrire il piacere della lettura. Il che, si capisce, non è fatto scontato.

Pur muovendosi in forme orchestrali canoniche, l’invenzione di Galante esibisce esiti non certamente assodati: la stessa struttura del concerto solistico, privilegiata dall’autore, dilata i propri confini e li rende porosi, aprendosi ad un gran numero di suggestioni visive, infine diventando racconto nel senso più ampio, trasversale e accattivante del termine.

In questo discorso, evidentemente, assume un peso decisivo il lavoro profuso in termini di orchestrazione, perché è nell’equilibrio instaurato tra le diverse sezioni strumentali, nel gioco timbrico assiduo – in cui le singole voci rivestono ruoli ora dialettici ora dialogici – che si attua il meccanismo narrativo essenziale. E non è un caso, appunto, che i pezzi del disco, quasi tutti, si pongano come tappa avanzata, ma non per forza definitiva, di un processo compositivo in grado di evolversi da dimensioni cameristiche a sinfoniche con assoluta naturalezza. Quasi che il nucleo di partenza rappresentasse lo studio in scala piccola, o in bianco e nero, di un’immagine destinata a compiersi gradatamente grazie all’impiego di altra e più ampia tavolozza di colori.

• Ghosts in Lammermoor, fantasia per arpa e orchestra

Al pari di altri brani trattati nel disco, “Ghosts in Lammermoor” va considerato un work in progress cui Carlo Galante si è accostato in fasi successive della propria vicenda artistica: se l’idea di base, infatti, rimanda al 2007 ed un primo intervento sul materiale al 2014, la versione che oggi ascoltiamo in disco è datata 2017. Consistente e decisivo, per ammissione dello stesso autore, il lavoro di rifacimento portato a termine nell’ultima occasione lascia spazio ad un impiego orchestrale corposo, con generoso impiego di fiati e percussioni, ma pone anche in evidenza speciale la parte del Primo violino, che diventa interlocutore e quasi nobile alter ego dell’Arpa protagonista. Quest’ultima, in particolare, sembra muoversi in una dimensione più spettrale e comunque (non docilmente) onirica, mentre il violino, appunto, tiene ancorato il racconto alla terra brumosa, probabilmente, di Scozia.

Il materiale di partenza – come è facile desumere dal titolo – deriva dalla donizettiana “Lucia di Lammermoor” e, in particolare, dalla prima parte dell’opera, con il solo dell’arpa che introduce la protagonista in scena, subito prima dell’aria celebre d’esordio “Regnava nel silenzio”.

Come sottolinea lo stesso Galante, l’operazione di scrittura non ha nulla a che fare, tuttavia, con il romantico clichet della trascrizione e/o della parafrasi d’opera. La musica di Donizetti, citata e riconoscibile, viene infatti sottoposta ad un interessante processo di deformazione, passando attraverso l’iterazione assidua ma dinamica del materiale tematico. Il risultato ha un effetto straniante, regalando all’ascolto quel sottile senso di inquietudine, giustamente gothic nei tratti, che appartiene in pieno a “Lucia”.

Notevole, nella versione della Fantasia proposta in cd, l’ampia cadenza centrale affidata ai virtuosismi dell’arpa solista, impegnata in un autentico pezzo di bravura; in tal modo, riprendendone un artificio retorico essenziale, Galante vuole rendere omaggio all’autore e alla pagina che qui l’hanno ispirato.

• Lo sguardo estivo d’Apollo

Il titolo del lavoro, eseguito per la prima volta a Bari nell’inverno del 2017, cita un verso del poeta inglese John Keats che, nei riguardi di Apollo, attuò per tutta la propria brevissima vita una sorta di processo identificativo, ritenendo che nessun altra figura incarnasse, al pari del dio greco, l’ideale supremo di arte e poesia.

È palese, nella scelta del riferimento letterario perseguita da Galante, l’interesse (già in altre occasioni manifestato) che lo stesso compositore nutre per l’universo classico, la cui esplorazione procede – comunque – al riparo da ansie di rivisitazione neoquesto o neoquello e sull’onda, semplicemente, di una suggestione che non sfocia nell’accento nostalgico e ruffiano.

Certe nuances timbriche – pensiamo solo, per esempio, a come il flauto ricorra significativamente nel corpo del racconto – restituiscono alla mente l’immagine di seduzioni dal sapore vagamente francese, assecondando lo spunto fornito dall’evocazione di Apollo. La pulsione ritmica, poi, che sostiene specialmente la prima parte del lavoro rimanda ad una dimensione possibile (ma non obbligatoria) di danza.

In realtà, “Lo sguardo estivo di Apollo” non si sofferma in compiaciute figurazioni più consone ad uno studio, anzi consuma in fretta i tredici minuti della partitura offrendo un rapido mutamento di clima: l’atmosfera rilassata e, per certi versi, estiva dell’incipit cede il passo a toni gradatamente più drammatici, quasi che il quadro emotivo, proprio come in una poesia di Keats, finisse con l’incupirsi per via della luce che si offusca. Ancora una volta, sembra chiaro, Galante sta ponendo l’ascoltatore di fronte agli esiti di un processo di riconsiderazione continua del materiale tematico che, infatti, si trasforma armonicamente consentendo al pubblico di calarsi, con naturalezza e passo dopo passo, nel mood di un racconto dal finale tutt’altro che scontato.

• Racconti di pioggia e di luna, per due pianoforti e orchestra

Anche questo brano, come il precedente, è stato pubblicato nel 2017 ed eseguito, per la prima volta, a Milano, nell’aprile dello stesso anno. La citazione che ispira il titolo, ancora una volta, è letteraria, anche se molto lontana, per gusto e atmosfere dal già evocato Keats: “Racconti di pioggia e di luna”, infatti, è una raccolta di storie soprannaturali (con tanto di fantasmi, giusto per collegarsi idealmente al pezzo che apre il cd) dello scrittore giapponese Ueda Akinari, edita nella seconda metà del diciottesimo secolo. Non ci sono, nel pezzo musicale, riferimenti espliciti ad uno o ad altro dei racconti in prosa, ma solo la volontà, da parte di Galante, di utilizzare una didascalia d’atmosfera complessiva, allusiva e sognante al punto giusto, solo venata da fremiti passeggeri d’inquietudine.

Tre sono i protagonisti assoluti della partitura: i due pianoforti, naturalmente, e l’orchestra. Per quanto concerne i due solisti, va notato come essi si muovano in un’ottica di reciproca complementarietà che esclude ostentatamente ogni rapporto di forza dialettico. Galante confessa di avere idealmente pensato, nell’accingersi a scrivere questo lavoro, alla voce di un unico grande pianoforte ridondante, poi sdoppiato nella realtà in due strumenti: la qual cosa rende ragione del tipo di relazione instaurata tra i due solisti.

Il loro dialogo in pedana produce una gran quantità d’armonia e contribuisce a tenere alta la tensione per l’intero percorso sinfonico, aperto da un lungo ed articolato movimento introduttivo in ritmo ternario, di fatto un valzer trasognato che sembra “farsi” e “disfarsi” lentamente, dal forte effetto evocativo. La parte centrale dei “Racconti” è occupata da un Adagetto che, in coerenza con lo spirito dell’intera pagina ma in maniera certo più esplicita, assume sembianze di Notturno: non un notturno trasognato e conciliante, di romantica ascendenza, quanto, piuttosto, una riflessione percorsa da frequenti momenti di turbamento, forse per la presenza virtuale degli spettri descritti, nel suo libro, dallo scrittore Ueda Akinari. Il Finale, musicalmente corposo e comunque rifinito nel dettaglio strumentale, non possiede per scelta alcuna valenza catartica ma, anzi, contribuisce ad alimentare quel tono di sospensione che connota l’intero concerto, descritto – nelle parole di Carlo Galante – come «una sorta di rito iniziatico destinato a non trovare conclusione».

• I tre gradi dell’invocazione, per violino e orchestra 
Piace pensare che il concetto di invocazione cui fa riferimento Carlo Galante in questo brano che chiude il disco, strutturato attraverso tre parti dinamicamente alternanti, sia assimilabile a quello già caro a molti poeti di epoca remota, adusi a chiedere ispirazione e protezione ai numi accingendosi allo scritto. Anche qui, infatti, si celebra un rito intellettuale, sospeso tra vocazione mistica e senso di appartenenza alla terra. Un “rito di passaggio”, possiamo chiamarlo, usando le parole dello stesso Galante. Tuttavia, la conquista di una solida consapevolezza rappresentata ne “I tre gradi” non procede in senso convenzionalmente mistico, tendendo al cielo, ma in direzione esattamente contraria. Ne consegue che la cellula musicale su cui s’impernia la composizione, semplice e aerea, acquisisca concretezza crescente col procedere del racconto, muovendosi dal versante apollineo a quello dionisiaco, non a caso messo in rilievo – il secondo – da un ritmo di danza via via più percepibile.

Il passaggio sorprendente dalla condizione divina a quella umana o, se si preferisce, dalla dimensione sacra a profana, è al centro, dunque, della vicenda celebrata ne “I tre gradi dell’invocazione”. Una metamorfosi che appare resa, metaforicamente, dalla mutazione graduale eppure inequivocabile del materiale musicale esposto.

Affinché tale rito di passaggio diventi percepibile, le diverse fasi che ne scandiscono il procedere vengono concluse entro contorni formali netti e definiti: figure semplici e reiterate, rese progressivamente più ricche dal punto di vista armonico in un continuum che non ammette strappi né mutazioni drastiche. Al culmine di questo percorso, ecco la conquista di una nuova consapevolezza spirituale, il cui senso – osserva Galante – «deve trovarsi all’interno della “materialità” del nostro corpo e non nell’astrazione di un “altrove” lontano e trascolorato».

“I tre gradi d’invocazione” riflettono il credo estetico di Galante nella misura in cui rinunciano ad esibire qualsiasi soluzione togata e ridondante, a favore di una cifra stilistica elementare, nel senso proprio della parola, atta a supportare efficacemente, cioè, il gioco di trasformismo posto in atto per sovrapposizione di elementi formali ed emotivi Siamo ancora di fronte ad un pezzo costruito, per quanto riguarda l’autore, nel corso di step successivi: dalla versione cameristica del 1999, per violino e pianoforte, a quella attuale (2016) che prevede l’impiego di un’orchestra grande, passando ancora per l’opzione con ensemble di soli archi (2002). In ciascuna delle tre, il violino assume un ruolo concertante la cui forza emotiva travalica decisamente il piano del mero virtuosismo.


19 Luglio 2017

Tre giornate consecutive (19, 20, 21 luglio) ove Carlo Galante è rimasto ospite dello studio per la finalizzazione dei concerti registrati presso il teatro Dal Verme di Milano, orchestra i Pomeriggi Musicali diretti da Calo Boccadoro.

Ghost in Lammermoor fantasia per arpa ed orchestra (Luisa Prandina)
I tre gradi dell’invocazione (Piercarlo Sacco)
Lo sguardo estivo di Apollo

Durante la registrazione era stata fatta un’accurata selezione (attraverso appunti scritti) che ha facilitato la scelta delle prese.
Carlo Galante predilige le prese di suono lunghe pertanto non moltissimi tagli. I Pomeriggi Musicali ed il loro direttore Carlo Boccadoro hanno fatto un lavoro esemplare durante la registrazione, cosa che ha permesso un montaggio veloce, sopra alla media.

Una volta montato tutti i “takes” si procede alla scelta del suono ed a una certa correzione dell’ambiente. Anche in questo caso le idee chiare del compositore  e il buon feeling instaurato permettono di giungere velocemente ad una scelta equilibrata, funzionale e bella, cioè che rispetti la natura della musica, dell’interpretazione e dell’idea ispiratrice. Le composizioni mettono in risalto le possibilità espressive dell’orchestra e dei solisti, godono di un’ampia libertà di fraseggio pur talvolta in incastri particolarmente difficili e obbligati.

[Racconti di pioggia e di luna di Carlo Galante]

 

5 Giugno 2017

Carlo Galante – Carlo Boccadoro – Pomeriggi Musicali – Teatro dal Verme di Milano

 

Crescendo di Alessandro Solbiati – CD

Titolo Crescendo
Compositori Alessandro Solbiati
Autori Alessandro Solbiati
Organico Orchestra “I Pomeriggi Musicali”, Milano – direttore: Daniele Parziani
Tracce

I PICCOLI POMERIGGI MUSICALI

CRESCENDO (2011)
Otto brevi brani in forma di studio per orchestra da camera

1. Hallo!
2. Feste
3. Scherzo
4. Canto
5. Neve
6. Masques
7. Luce
8. Danza

I POMERIGGI MUSICALI (1997)
9. Raggio – Per orchestra da camera

IANUS (2007)
Due movimenti per orchestra d’archi
10. 1° movimento – Presto
11. 2° movimento – Da lontano

Descrizione
Altro
Registrato  EMA Vinci Service presso “Teatro Dal Verme”, Milano
Masters Audio  2015, Marco Cardone
Grafica  2015, Giuseppe Scali
 Copyright  @ 2015 EMA Vinci records 40024

Solbiati


MUSICA DI ALESSANDRO SOLBIATI
DIRETTORE DANIELE PARZIANI

I PICCOLI POMERIGGI MUSICALI
CRESCENDO (2011-2013)
Otto brevi brani in forma di studio per orchestra da camera
01  Hallo!
02  Feste
03  Scherzo
04  Canto
05  Neve
06  Masques
07  Luce
08  Danza

I POMERIGGI MUSICALI
09  RAGGIO (1997)
Per orchestra da camera

IANUS (2007)
Due movimenti per orchestra d’archi
10  1° movimento – Presto
11  2° movimento – Da lontano

Edizioni Suvini Zerboni – SugarMusic S.p.A., Milano

Registrazione (presso il Teatro Dal Verme – Milano) Editing, Mastering, Progetto Grafico ed Impaginazione (in EMA Service – Firenze) a cura di Giuseppe Scali e Marco Cardone

La EMA Records ringrazia: • Luca Ceretta, Paola Boschi e Anita Azzi per la loro preziosa collaborazione. • Le Edizioni Suvini Zerboni per la concessione delle partiture, particolarmente utili per la realizzazione del progetto del disegno del suono. • I Pomeriggi Musicali, Il Teatro Dal Verme e i loro staff, che hanno sostenuto e permesso la realizzazione di questo progetto.

La EMA Records esprime inoltre un particolare ringraziamento a tutti i musicisti coinvolti nel progetto, sottolineando il loro impegno e il loro grande senso artistico.

© 2015 EMA Records 40024


 

I PICCOLI POMERIGGI MUSICALI
Suonare, e soprattutto suonare insieme, non è facile. L’educazione orchestrale richiede impegno, sensibilità e dedizione, come un po’ tutte le ‘cose che contano’ davvero. La proposta di registrare un’opera che è stata appositamente concepita per, ed eseguita (in prime assolute) da I Piccoli Pomeriggi Musicali, non poteva che trovarci entusiasti: l’occasione di sperimentare cosa significhi praticare la ricerca della ‘perfezione’ e della ‘bellezza’ nel suono, nella tecnica strumentale e nel fraseggio musicale, ma questa volta in sala di incisione, senza un pubblico caloroso a sostenerci, non poteva essere persa. Sono certo che sia io, come direttore musicale, che i miei studenti, abbiamo imparato molto da questa esperienza, che ha, lo esprimo con malcelato orgoglio, visto dei ragazzi minorenni comportarsi come dei veri professionisti. La musica, ancora una volta, ci ha dato la grande opportunità di maturare insieme e, è il caso di dirlo, ciò è avvenuto in un vero e proprio … Crescendo!
Daniele Parziani

VIOLINI
Francesca Benesso
Diego Ceretta
Simone Ceriani
Federica Fazio
Margherita Gimelli
Sofia Gimelli
Alberto Maruzzelli
Davide Sensales

VIOLA
Francesco Mariotti

VIOLONCELLI
Martina Meotti
Mughihiko Sano
Francesco Tamburini

CONTRABBASSO
Riccardo Buoli

FLAUTI
Simone Ciccarelli
Euridice Pezzotta
Michela Podera
Alessandro Schiattone

OBOI
Luca Ragona
Giacomo Riva

CLARINETTI
Eleonora Bascapè
Matilde Giusti
Omar Mancini

FAGOTTI
Gabriele Alessio
Marcello Conca

SAX
Riccardo Savioli

TROMBA
Pietro Martinoli

PERCUSSIONI
Anna Bernardi
Francesco Bosio
Loris Guastella

PIANOFORTE
Stefano Borsatto
Marta Ceretta

Si ringrazia IL M° IGOR RIVA
per la sua preziosa collaborazione

I POMERIGGI MUSICALI
27 novembre 1945, ore 17.30: al Teatro Nuovo di Milano debutta l’Orchestra I Pomeriggi Musicali. In programma Mozart e Beethoven accostati a Stravinskij e Prokov’ev. Nell’immediato dopoguerra, nel pieno fervore della ricostruzione, l’impresario teatrale Remigio Paone e il critico musicale Ferdinando Ballo lanciano la nuova formazione con un progetto di straordinaria attualità: dare alla città un’orchestra da camera con un solido repertorio classico ed una specifica vocazione alla contemporaneità. Il successo è immediato e l’Orchestra contribuisce notevolmente alla divulgazione popolare in Italia della musica dei grandi del Novecento censurati durante la dittatura fascista: Stravinskij, Hindemith, Webern, Berg, Poulenc, Honegger, Copland, Yves, Français. I Pomeriggi Musicali avviano, inoltre, una tenace attività di commissione musicale. Per i Pomeriggi compongono infatti Casella, Dallapiccola, Ghedini, Gian Francesco Malipiero, Pizzetti, Respighi. Questa scelta programmatica si consolida nel rapporto con i compositori delle leve successive: Berio, Bussotti, Luciano Chailly, Clementi, Donatoni, Hazon, Maderna, Mannino, Manzoni, Margola, Pennisi, Testi, Tutino, Panni, Fedele, Francesconi, Vacchi. Oggi I Pomeriggi Musicali contano su un vastissimo repertorio che include i capolavori del Barocco, del Classicismo e del primo Romanticismo insieme alla gran parte della musica moderna e contemporanea. Compositori come Honegger e Hindemith, Pizzetti, Dallapiccola, Petrassi e Penderecki hanno diretto la loro musica sul podio dei Pomeriggi Musicali, che diventano trampolino di lancio verso la celebrità di tanti giovani artisti. E’ il caso di Claudio Abbado, Leonard Bernstein, Rudolf Buchbinder, Pierre Boulez, Michele Campanella, Giuliano Carmignola, Aldo Ceccato, Sergiu Celibidache, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Vittorio Gui, Natalia Gutman, Angela Hewitt, Leonidas Kavakos, Alexander Lonquich, Alexander Igor Markevitch, Zubin Mehta, Carl Melles, Riccardo Muti, Hermann Scherchen, Thomas Schippers, Christian Thielemann, Salvatore Accardo, Antonio Ballista, Arturo Benedetti Michelangeli, Bruno Canino, Dino Ciani, Severino Gazzelloni, Franco Gulli, Nikita Magaloff, Nathan Milstein, Massimo Quarta, Maurizio Pollini, Corrado Rovaris e Uto Ughi. Tra i Direttori stabili dell’Orchestra, ricordiamo Nino Sanzogno, il primo, Gianluigi Gelmetti, Giampiero Taverna e Othmar Maga, per arrivare ai milanesi Daniele Gatti, Aldo Ceccato e Antonello Manacorda. In alcuni casi, la direzione musicale è stata affiancata da una direzione artistica: in questa veste Italo Gomez, Carlo Majer, Marcello Panni, Marco Tutino, Gianni Tangucci, Ivan Fedele e, da giugno, 2011 Massimo Collarini. L’Orchestra I Pomeriggi Musicali svolge la sua attività principalmente a Milano e nelle città lombarde, mentre in autunno contribuisce alle stagioni liriche dei Teatri di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Pavia, e alla stagione di balletto del Teatro alla Scala. Invitata nelle principali stagioni sinfoniche italiane, l’Orchestra è ospite anche delle maggiori sale da concerto europee. I Pomeriggi Musicali sono una Fondazione costituita dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, e da enti privati, riconosciuta dallo Stato come istituzione concertistico-orchestrale e dalla Regione Lombardia come ente primario di produzione musicale.
Sede dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali è lo storico Teatro Dal Verme sito nel cuore di Milano

CRESCENDO (2011-2013) – Otto brevi pezzi in forma di studio per orchestra da camera

Raramente ho azzeccato un titolo di un mio brano più che con CRESCENDO, nome globale della suite di otto brevi pezzi scritti su commissione de I Piccoli Pomeriggi Musicali e su richiesta degli amici Daniele Parziani e Luca Ceretta tra il settembre del 2011 e il marzo del 2013.
Perché? Per molti motivi. Alla base vi è l’aver conosciuto questa straordinaria “orchestra di minorenni”, tra i 12 e i 17 anni, che da anni ormai sotto la guida e la gestione dei due succitati amici, ha una Stagione di concerti presso il Teatro Dal Verme di Milano, lo stesso in cui hanno sede i blasonati Po- meriggi Musicali di Milano, una Stagione che la domenica mattina raccoglie una grande quantità di pubblico offrendo programmi che abbinano musiche di diversi genere sempre eseguite con la stessa dedizione ed efficacia. La proposta effettuatami da Daniele Parziani nel 2010 di scrivere per l’Orchestra un breve brano che “non facesse sconti” rispetto le tecniche e il suono della musica d’oggi venne superata da un progetto più ambizioso: perché non essere io stesso a crescere con loro per due anni, in pratica in residenza presso di loro, perché non comporre una sorta di Mikrokosmos per orchestra di formazione, composto però in itinere, via via che i pezzi, uno ogni due mesi, veniva eseguito in pubblico, prendendo così io stesso progressivamente coscienza di quanto potesse loro servire, e i ragazzi di quale grado di adesione un pezzo d’oggi avesse bisogno?

E’ andata così a finire che i titoli e gli spunti immaginativi stessi dei brani seguono per due volte (in quanto composti lungo due anni) il ciclo dell’anno e dei loro “concerti a tema”, a seconda della data di esecuzione: si parte con Hallo! per salutarli, certo, ma anche perché il primo concerto di Stagione coincide con Halloween, si prosegue con Feste perché arrivavano Natale e Capodanno, con Scherzo in coincidenza di Carnevale, con Canto per l’erompere della primavera. Poi, l’anno successivo, si è ripartiti con Neve all’arrivo dell’inverno, con Masques ho riconsiderato da un altro punto di vista il Carnevale e con Luce la primavera, mentre il più ambizioso e ampio Danza costituisce una sorta di gran finale, essendo però anche la trascrizione (per riduzione d’organico) di un brano scritto pochi anni prima per I Pomeriggi Musicali e che era stato l’origine del rapporto con i Piccoli: come dire, all’ultimo pezzo, “ora siete pronti a diventare… I Pomeriggi Musicali”!

Ognuno degli “spunti d’occasione” è divenuto però anche l’origine dello scopo tecnico di ciascun brano, pur sempre sempre messo al servizio dell’idea musicale:

in Hallo! il riferimento al mostro di Halloween mi ha permesso di introdurre i giovani ad una serie di tecniche articolative anomale, il“soffio” con lo strumento ad arco come le corde stoppate del pianoforte, Feste, al plurale, abitua i giovani musicisti a saper passare rapidamente da un metronomo all’altro e da una situazione musicale all’altra, perché diverse sono le feste che si susseguono (la religiosità del Natale, i fuochi d’artificio del Capodanno e così via).

Il titolo Scherzo non si riferisce ad una musica veloce, ma ad una vera e propria pantomima che gli orchestrali devono a poco a poco inscenare, prendendo in giro l’ignaro direttore, ma ciò li abitua ad essere da lui autonomi; Canto, fa nascere via via una melodia attraverso un’eterofonia (ma i musicisti devono così “ascoltarsi”molto, per intonazione e dinamica) da un pullulare di legni che certo assomiglia ad uno stormo di uccellini, ma nel frattempo introduce le prime vere difficoltà ritmiche. Tali difficoltà ritmiche si intensificano nelle linee discendenti di Neve, ballonzolanti come i fiocchi di neve, appunto, e un Corale di Bach che affiora tremolato tra gli archi insegna a far emergere una musica storica da un’articolazione assai vaga, che deve essere però intonatissima.Masques accentua l’alternarsi di situazioni l’anno prima introdotto in Feste alludendo ad una sorta di teatro in cui le diverse maschere si presentano una dopo l’altra, ognuna con uno strumento solista differente e con difficoltà ai limiti di quelle possibili per un’orchestra giovanile. Luce riprende in modo molto più complesso la “polifonia di unisoni” di Canto in modo che tutti partecipino ad un’unica sequenza melodica che attraversa tutto il registro, dal grave all’acuto, mentre Danza, infine, rivela via via una sorta di valzer sempre più esplicito e in trascinante crescendo, il che viene a motivare il titolo dell’intera raccolta.

Non posso che dire che si è trattata di una delle esperienze compositive, musicali e personali più intense della mia vita, e che i ragazzi e il loro meraviglioso direttore hanno lavorato con una dedizione, una convinzione ed una abilità superiore a quella di molte orchestre adulte!

RAGGIO (1997) – Per orchestra da Camera e IANUS (2007) – Due movimenti per orchestra d’archi
L’Orchestra de I Pomeriggi Musicali si è prestata molto gentilmente a completare questo CD eseguendo e registrando due dei miei pezzi per orchestra da camera che mi sono più cari.

RAGGIO è stato composto nel 1997 per l’Ensemble Orchestral de Paris che ne ha fatto la prima esecuzione alla Salle Pleyel sotto la direzione di David Stern.
Il titolo si riferisce sia ad una sua certa concisione (la durata è di circa 9’ e condensa in poco tempo un arco formale e narrativo molto ricco), sia al suono penetrante e acuto dell’oboe che domina tutta la prima parte. Si tratta del mio omaggio ad un ben noto affetto musicale (quello dell’insistenza acuta) del dedicatario del brano, Niccolò Castiglioni, cui ero legato da profondo affetto e che era mancato solo pochi mesi prima.
L’inquietudine della situazione che scaturisce dall’oboe e che più tardi prende una forma ritmica marcatissima, scandita da timpani isocroni e da un’intensità sempre in crescendo, si alterna alla dolcezza di una situazione opposta, un canto di due fagotti avvolti dagli archi. Tutto ciò sfocia nella conciliazione finale di un corale che nasce da un unisono quasi mahleriano di mib su cui tutti si ritrovano.

Quella contrapposizione di climi che caratterizza al suo interno l’unico movimento di Raggio diventa viceversa la struttura esterna, il motivo generatore macroformale dei due movimenti che compongono Ianus, per orchestra d’archi: Giano era il dio bifronte, ed evidentemente in me si muovono differenti energie.
IANUS è stato scritto nel 2007 per l’Accademia di San Giorgio, creata e diretta da Giovanni Guglielmo, ed è stato eseguito la prima volta al Teatro alla Fenice il 22 dicembre 2007.
La dedica, particolarmente sentita, è a mio padre, poiché il 2007 fu l’anno della sua definitiva malattia. Aquesto stato personale si deve, penso, la spinta fino all’estremo dell’intensità e della caratterizzazione dei due movimenti. Il primo è un Presto di grande inquietudine, sempre incalzante e nervoso. Il secondo, Da lontano, è lentissimo e rarefatto, e dopo una fase introduttiva, lascia via via “planare” dall’estremo acuto che aveva costituito una sorta di pedale iniziale, un canto discendente che sprofonda nell’oscuro e nel suono rumore.
Il tentativo di riscatto è affidato di nuovo, come in Raggio, ma con molta più fragilità, ad un breve corale finale che però sfuma nel suono soffiato degli archi.
Alessandro Solbiati

ALESSANDRO SOLBIATI, nato a Busto Arsizio nel 1956, Alessandro Solbiati si è diplomato presso il Conservatorio di Milano in pianoforte (con Eli Perrotta) e in composizione (con Sandro Gorli), dopo aver frequentato per due anni la Facoltà di Fisica. Contemporaneamente, ha studiato per quattro anni (1977-80) con Franco Donatoni all’Accademia Chigiana di Siena. Vincitore nei primi anni ‘80 di vari concorsi nazionali e internazionali, da più di vent’anni riceve commissioni dalle più importanti istituzioni italiane ed europee e la sua musica è presente nei principali festivals e in molte radio europee ed americane. Tra le incisioni discografiche a lui più care si segnalano l’Oratorio Nel deserto, Quartetto con lied (Quartetto Borciani – Stradivarius), Trio (Trio Matisse – Aura) e quattro CD monografici, il primo inciso dall’Ensemble Alternance di Parigi (Stradivarius – 1999) e contenente vari pezzi cameristici, il secondo (Stradivarius – 2004), composto da alcuni brani per ampio Ensemble (Canto per Ania per violoncello e 14 strumenti, By my window II per piano e 9 strumenti, Mi lirica sombra per clarinetto basso e 7 strumenti, Ach, so früh? per soprano e sette strumenti – EOC di Lyon e Divertimento Ensemble di Milano), ed il terzo (Stradivarius – 2007) in cui testa dell’Orchestra Sinfonica della RAI, dirige Sinfonia, Sinfonia seconda e Die Sterne des Leidlands , e il quarto (Stradivarius – 2011) in cui Emanuela Piemonti e Alfonso Alberti eseguono la quasi totalità dell’opera pianistica.

In collaborazione con la scrittrice Paola Capriolo ha prodotto due radiofilm per la RAI (Il gigante (1994) e La colomba azzurra (1996)) e “Con i miei mille occhi”, ampio lavoro musicale con mezzo elettronico che accompagna in CD l’omonimo racconto lungo pubblicato per Bompiani nel 1997.
Attivo nel campo della videoarte, esce in varie versioni (1998-2005), “INNO”, in collaborazione con un gruppo di giovani artisti.
Nel 2002 pubblica per il Teatro Comunale di Monfalcone un Quaderno di Cultura Contemporanea intitolato “Ah, lei fa il compositore? E che genere di musica scrive?”, quattro saggi di riflessioni sul comporre, di analisi e di illustrazione dettagliata delle proprie tecniche compositive.

Nell’aprile 2009 esordisce in campo teatrale con l’opera “Il carro e i canti “, da Puŝkin, commissione del Teatro Verdi di Trieste per la sua stagione lirica 2008-09. Una seconda opera, “Leggenda”, dalla Leggenda del Grande Inquisitore contenuta nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij, commissione del Teatro Regio di Torino per la Stagione Lirica 2010-2011, è stata messa in scena al Teatro Carignano nel settembre 2011 sotto la direzione di Gianandrea Noseda e la regia di Stefano Poda. Una terza opera, “Il Suono giallo”, attorno all’omonima composizione scenica di Kandinskij, commissione del Teatro Comunale di Bologna per la Stagione lirica 2014-15, è stata messa in scena nel giugno del 2015 con la direzione di Marco Angius.

Dal 1995 è docente di Fuga e Composizione presso il Conservatorio “G.Verdi” di Milano, dopo esserlo stato per la medesima materia al Conservatorio di Bologna tra il 1982 e il 1994.Nel 1996 ad Avignon e nel 2005 a Metz ha insegnato per il Centre Acanthes.
Dal 2007 insegna composizione ai Corsi estivi Internazionali di Sermoneta. Ha tenuto, tra le altre, Masterclass ai Conservatori Superiori di Parigi (1997, 2001, 2005 e 2011), di Città del Messico (2002) e di Lyon (2003, 2007 e 2009).
Dal 1978 pubblica per la Casa Editrice Suvini Zerboni di Milano.

DANIELE PARZIANI è, dalla fondazione nel 2007, il Direttore Musicale dell’Accademia de I Piccoli Pomeriggi Musicali, una delle più prestigiose realtà orchestrali giovanili italiane. Dirigendo e preparando I Piccoli Pomeriggi, ad oggi alla loro nona stagione concertistica, Daniele si esibisce regolarmente presso il teatro Dal Verme di Milano, ed è stato numerose volte ospite presso il Teatro degli Arcimboldi di Milano; ha inoltre diretto l’orchestra de I Pomeriggi Musicali, incidendo un disco interamente dedicato a musiche di autori contemporanei editi da Sconfinarte. Ha recentemente diretto l’Orchestra Sinfonica Città di Magenta e il violoncellista Stefano Cerrato. Laureatosi in direzione d’orchestra con Distinction presso la Newcastle University, è stato inoltre allievo effettivo e vincitore di una borsa di studio al corso di direzione d’orchestra del M° Gianluigi Gelmetti presso l’Accademia Chigiana di Siena. E’ dottorando presso il Royal Northern College of Music di Manchester, dove svolge una ricerca specialistica sulla direzione delle orchestre giovanili.

Da sempre musicista eclettico, Daniele ha diretto l’Orchestra del Festival di Sanremo 2013, 2014 e 2015, per gli artisti della casa discografica Sugar: Raphael Gualazzi (qualificatosi secondo nel 2014 con The Bloody Beetroots), Malika Ayane (qualificatasi terza nel 2015, aggiudicandosi il Premio della Critica “Mia Martini”) e Giovanni Caccamo (vincitore assoluto della categoria Sanremo Giovani 2015). Per Malika Ayane, artista raffinata del panorama pop italiano con cui ha stretto una forte collaborazione artistica, Daniele ha arrangiato e diretto le parti orchestrali (eseguite dalla Czech National Symphony Orchestra e da EdoDea Ensemble) dell’album “Ricreazione”. Ha inoltre arrangiato una versione orchestrale inedita del singolo “L’Anima Vola” di Elisa, che è stata eseguita dall’artista in occasione di Radioitalia Live 2014. Ha diretto al Teatro Grande di Brescia l’operina “La Parrucca di Mozart”, scritta da Bruno de Franceschi e Lorenzo Cherubini alias Jovanotti, ed ha arrangiato i brani e diretto l’Orchestra Filarmonica Italiana per gli artisti del grande show “Hip Hop Tv Arena” 2014 e 2015 (Emis Killa, Fedez, Club Dogo e J-Ax).

Violinista per prima vocazione, si è formato al Conservatorio G. Verdi di Milano e alla Musikschule di Vienna, diplomandosi con il massimo dei voti. Si è inoltre perfezionato in musica da camera alla Musikhochschule di Amburgo, e con il Trio di Trieste alla Scuola Internazionale di Duino e all’Accademia Chigiana di Siena. E’ violinista cofondatore del NefEsh Trio, con cui svolge un’intensa attività concertistica, e ha suonato come solista e in diverse formazioni cameristiche per la Società dei Concerti di Milano, gli Amici del Loggione del Teatro alla Scala, Rai Radio Tre, il Teatro Regio di Parma, il Ravello Festival, la Guildhall School of Music di Londra, lo Stadt Casino di Basilea, il Palazzo dei Congressi di Madrid e in diverse altre sale e teatri in Italia e all’estero.

Daniele ha inoltre collaborato con famosi artisti del mondo musicale, teatrale e televisivo italiano, fra cui ama ricordare Enrico Dindo, Bruno Canino, Mario Brunello con Musicamorfosi, Milva con Tangoseis (con cui ha registrato un DVD dal vivo al Palau de la Musica Catalana di Barcellona), Lucia Bosé con Giovanni Nuti, il trio di Aldo Giovanni e Giacomo (per cui ha recitato/suonato nel film “La Banda dei Babbi Natale”), Francesco Salvi, Marco Della Noce ed Enrico Bertolino. Ha inoltre diretto e inciso gli archi per il film “Tutti i rumori del mare” del regista Federico Brugia, e ha diretto i musical scritti per I Piccoli Pomeriggi dal regista e direttore artistico Francesco Micheli.


Crescendo di Alessandro Solbiati (Neve)

Crescendo di Alessandro Solbiati, sessione di registrazione presso il Teatro dal Verme


 

Presentazione del CD “Crescendo” di Alessandro Solbiati