Mario Cesa volume III

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CD I (per flauti)
01- 04 Ennesima Versione per 4 flauti e Roberto Fabbriciani
05 Migra Migrantes
06 Mus-Ges-Tea per flauto solo Roberto Fabbriciani flauti

CD II (per disklavier)
01 – 08 Mura Murales moduli per Disklavier

Roberto Fabbriciani flauti
Mario Cesa disklavier


Le opere presenti in questo doppio CD coprono l’ampio arco cronologico compositivo di Mario Cesa compreso tra gli anni ’80 del Novecento ed oggi.
Il flauto è protagonista del primo CD e, con il passaggio attraverso differenti paesaggi sonori, pur nella sua peculiare monodica semplicità, amplia le proprie possibilità espressive in un affinamento della tecnica esecutiva.

Il programma del secondo CD è dedicato al disklavier, strumento a cui Mario Cesa si è interessato in virtù di una commissione della Biennale di Venezia. La scelta dei brani rappresenta un significativo ritratto della sensibilità artistica e della poetica di Mario Cesa oltre ad essere un momento di riflessione sulla sua passata produzione ed insieme rielaborazione e rilettura del suo repertorio. Questo avviene attraverso una logica costruttiva combinatoria e di sovrapposizioni modulari che si apre a soluzioni innovative e che diventa anche una sorta di metodo compositivo didatticamente pensato.

Mus-ges-tea, uno dei primi lavori di Mario Cesa, fu scritto negli anni ’80 e dedicato a Roberto Fabbriciani. In quel periodo un gruppo d’intellettuali, di cui Cesa era parte, organiz- zava ad Avellino incontri di musica nell’ambito di un progetto dal titolo “Musica Incontro”. Vi partecipavano grandi artisti tra i quali Roberto Fabbriciani, Bruno Canino, Il Quartetto Italiano, Luigi Nono. Proprio a Nono piaceva particolarmente questo lavoro di Cesa in cui, come espresso dal titolo, si realizzava una sinergia di arti secondo l’antica concezione del termine greco “mousikè”: musica, danza e poesia. Musica, gestualità, teatro (Mus-ges-tea). In origine il brano era pensato anche con la presenza di una ballerina e la declamazione di un testo.

Ennesima versione è stato composto nell’estate del 2020 per 4 flauti: flauto in do, flauto in sol, ottavino e flauto basso. Il lavoro prende vita da 4 tessere incise in precedenza, 4 brani autonomi ciascuno dei quali rappresenta un differente momento espressivo, come le 4 tessere di un enigma. Le 4 tessere vengono variamente combinate, reiterate, sovrap- poste, contrappuntate, mescolate in un percorso sperimentale creativo e di ricerca la cui sintesi diventa Ennesima versione. Un brano nuovo con un nuovo significato che, per sua intrinseca natura, non è confinato in un tempo storico determinato ma proiettato nel futuro.

Secondo questa modalità creativa Migra Migrantes è la logica conseguenza di Ennesima versione. Il brano, recentemente composto, inizia con una delle 4 tessere eseguita dal flauto, a cui si aggiungono altre tessere eseguite da strumenti differenti. Entrano il clarinetto basso, tre tipi di sassofono, un coro che canta, parla e marcia (si sentono i passi di persone che marciano). La dinamica sovrapposizione e combinazione delle tessere timbricamente differenti genera la narrazione di un percorso, quasi immagine di un cammino di popoli che migrano, che eternamente vanno da un luogo all’altro, metafora dell’umano vivere sempre e comunque teso al cambiamento, alla ricerca e all’innovazione.

Alla fine degli anni ’90 La Biennale di Venezia commissionò a Mario Cesa quello che poi è divenuto il primo brano di Mura Murales. Il lavoro era espressamente richiesto per disklavier e dedicato a Bruno Canino. Da questo primo step, secondo la logica costruttiva degli altri brani presenti in questo CD, si sviluppano una serie di combinazioni e di sovrapposizioni che generano situazioni espressive diverse fino al gran finale, specie di caos primordiale, un magma sonoro realizzato illusoriamente quasi da sette pianisti che suonano in una virtuosistica tenzone. Tutto si blocca poi ritornando al brano iniziale che assume il ruolo di chiusura. In questo percorso sonoro convergono anche esperienze biografiche di Cesa. Ad esempio nel settimo modulo la presenza del procedere sincopato rimanda al jazz e ad una esperienza artistica americana del compositore, sempre attento e sensibile al valore dell’intercultura. [Luisella Botteon]



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