Solo Solis di Paolo Carlini e I Solisti Aquilani

  • di

Marco Tutino, Medusa
per fagotto e orchestra d’archi
dir. Alessandro Cadario

Marcello Panni, Nocturne / Rituel
per fagotto e 14 archi
dir. Marcello Panni

Stefano Taglietti, Moving Point
per orchestra d’archi
dir. Pasquale Corrado

Marcello Panni, Le Madri Trenodia II
per due violini, viola, violoncello con una percussione
dir. Marcello Panni

Luis Bacalov, Tanghitud 4
per fagotto e pianoforte
pianoforte Fabrizio Datteri

Paolo Carlini fagotto
Orchestra d’Archi I Solisti Aquilani


Il suono: un’ovvietà, parlando di un CD. Meno scontato invece è il grado di approfondimento della ricerca sul suono che caratterizza, per originalità e qualità, un progetto discografico. La Ema Vinci records ci ha da tempo abituati a sonorità mai scontate, a prodotti che restituiscono le “verità” più profonde degli interpreti e dei repertori affrontati, in un ammirevole equilibrio tra sensibilità artistica e raffinatezza tecnica, tra ars et natura. Caratteristiche confermate anche in Solo Solis, nel quale si possono apprezzare, in tutta la loro potenza espressiva, le raffinatezze di un musicista d’eccezione, Paolo Carlini, e quelle di una delle formazioni più importanti del panorama musicale italiano, I Solisti Aquilani, qui diretti da Alessandro Cadario, Pasquale Corrado e Marcello Panni con un rigore e una sensibilità che rivelano chiaramente l’ampiezza delle rispettive competenze musicali.

Il repertorio proposto in Solo Solis appartiene a tre compositori stilisticamente assai diversi, ciascuno dei quali offre agli interpreti la possibilità di ricercare un approccio con la partitura secondo prospettive sonore sempre differenziate e connaturate alle peculiarità formali e linguistiche di ciascuna opera. Il risultato è una vera e propria “drammaturgia del suono” attraverso la quale Paolo Carlini e I Solisti Aquilani esaltano il confronto tra estetiche e poetiche, nel segno di una naturale musicalità che dà coerenza al tutto.

Paolo Carlini, prima ancora che uno dei migliori fagottisti sulla scena internazionale, è un artista a tutto tondo dotato di rara versatilità. Possiede una sua precisa “idea” di suono che travalica le specificità del suo strumento e che diviene “ideale estetico” al quale conforma il proprio modo di essere musicista. Ed è grazie a questa consapevolezza estetica che Carlini riesce a trasformare il fagotto in un congegno musicale dalle mille risorse timbriche, grimaldello per aprire le porte di mondi sonori rimasti nascosti, voce estremamente duttile che esprime con la medesima naturalezza gravitas et levitas, solennità e leggerezza. L’elaborazione di originali prassi esecutive, la straordinaria capacità di fraseggio, la coerenza e la fluidità con le quali sono armonizzati i vari registri dello strumento, l’entusiasmo e l’intensità che traspaiono da ogni nota, la tecnica unica e l’impeccabile virtuosismo (sempre al servizio della partitura e mai fine a se stesso), la curiosità verso il nuovo e una lucida capacità retrospettiva, sono tutte caratteristiche che connotano la personalità artistica e il modo di far musica di Carlini; caratteristiche che hanno reso fondamentale il contributo del Maestro al definitivo affrancamento del fagotto dai tradizionali ruoli e alla sua trasformazione in strumento capace di esprimere al meglio la poetica e la complessità della scrittura contemporanea, ma anche di illuminare con nuova luce i repertori del passato. Non è dunque un caso se molti compositori hanno dedicato loro opere a Carlini, grazie al quale il repertorio per fagotto solista si è notevolmente arricchito. Una delle pagine più recenti di tale repertorio è Nocturne / Rituel di Marcello Panni, per il 50° anniversario dei Solisti Aquilani. Il compositore romano qui anche in veste di direttore, elabora una raffinatissima drammaturgia sonora che regola sapientemente le fasi di una ritualità dalle radici profonde, così come profonda è l’ispirazione che pervade questa esemplare partitura. Quattordici archi rendono manifesto un metafisico spazio acustico entro il quale si dipana un canto, dalle movenze arcaizzanti, che continuamente si sdoppia rivelando la sua molteplice natura, progressivamente assorbita dalla sostanza sonora nella quale è immersa e dalla quale è riflessa. Paolo Carlini intona questo canto con sorprendente sensibilità, incarnando le diverse anime del proprio strumento; ogni suono diviene prezioso per levigatezza o incisività, fino alla rarefatta sublimazione delle ultime note trasfigurate dal mistero di una timbrica che si fa “rivelazione”. I Solisti Aquilani danno qui una vera e propria lezione di stile riuscendo ad ottenere sonorità di una purezza assoluta, sempre profondamente meditate e trasmesse con la raffinata eleganza di un gesto che, nella sua apparente semplicità, nasconde discretamente tutta la complessità del suo farsi suono.  Lo stesso avviene ne Le Madri, dove Panni mette in scena un quartetto d’archi (qui espanso a un ensemble d’archi) che, alla maniera di un antico coro greco, intona una trenodia scandita dall’incedere fatale di una percussione. Ispirata al teatro tragico di Euripide (Le supplici), questa suggestiva partitura impegna i Solisti Aquilani nell’interpretazione di un “lamento” che si sviluppa attraverso le combinazioni di una cangiante polifonia (quasi madrigalistica) e si risolve in una scena sonora di grande tensione emotiva, sempre tenuta viva dalla vibrante intensità con la quale ogni voce si manifesta.

Al mondo classico e mitologico fa riferimento anche Medusa di Marco Tutino per fagotto e orchestra d’archi. La più ordinaria architettura armonico-melodica di questo lavoro, non impedisce a Paolo Carlini di sperimentare una cantabilità di grande fascino e di interpretare con originali intuizioni anche le articolazioni più usuali, sempre trasformate in occasioni per rivelare nuove sfumature timbriche. Altrettanto efficace è l’interazione tra solista e orchestra, in un perfetto equilibrio di piani sonori che contribuisce molto a vivificare l’impostazione “narrativa” della partitura.

Il suono sempre raffinato e appropriato dei Solisti Aquilani si manifesta con uguale incisività e pregnanza anche in Moving Point di Stefano Taglietti. In questo lavoro i quattordici archi assecondano con maestria i processi metamorfici attraverso i quali si dipanano le undici sezioni della partitura, secondo una destabilizzante “drammatizzazione” del suono che annulla ogni certezza e varia continuamente i punti di riferimento.

Il Cd si chiude con un insolito encore. Anche qui, come in un concerto, il bis richiesto al virtuoso esce dai confini della coerente struttura del programma appena concluso per offrire al pubbico qualcosa di totalmente diverso. Ed ecco allora emergere, su un rarefatto sfondo pianistico, il canto languido e misterioso del fagotto che improvvisamente si trasfigura nelle tipiche movenze di un appassionato tango. Si tratta di Tanghitud 4 di Luis Enríque Bacalov, un brano che il celebre ed eclettico compositore italo-argentino scrisse proprio per Paolo Carlini nel 2015 in segno di una sincera stima, e qui registrato per la prima volta. Anche in questo caso Carlini dimostra un’immediata capacità reattiva, grazie alla quale adatta il “suo” suono per rendere naturale la trasformazione dello strumento in un credibilissimo tanguero. Perfettamente in sintonia il sostegno pianistico dell’ottimo Frabrizio Datteri. 

Con questa produzione Ema Vinci conferma il suo decisivo ruolo nella valorizzazione e nella diffusione della musica colta dei nostri giorni e offre un’ulteriore testimonianza della varietà e della vitalità del mondo compositivo italiano, mondo che trova in musicisti di altissimo livello e di forte personalità come Paolo Carlini e I Solisti Aquilani gli interpreti ideali per essere correttamente valutato in tutti i suoi aspetti.
Alessandro Magini



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