Zvani’ – Rapsodia Pascoli di Andrea Portera

EMA Vinci contemporanea, 27 Febbraio 2019

ZVANI’ – Rapsodia Pascoli

Rassegna di Letture teatralizzate Io nel pensier mi fingo
Teatro Niccolini, Firenze – 22 febbraio 2019

Un connubio di musica e poesia, in una trama di suoni e parole, di note parlate, di versi sonori. Questo è stato Zvanì – Rapsodia Pascoli, lo spettacolo dedicato alla poesia di Giovanni Pascoli con il quale si è aperta la rassegna di letture teatralizzate intitolata Io nel pensier mi fingo e animata dalla Compagnia teatrale INuovi di Sauro Albisani al Teatro Niccolini di Firenze. Sul palco sei giovani attori della Compagnia e i musicisti dell’Ensemble Bios diretti da Andrea Vitello: citazioni da Il fanciullino e versi tra i più noti e significativi del poeta in un affascinante dialogo con la musica, appositamente scritta per l’occasione da Andrea Portera. Il testo, drammatizzato da Albisani, si apre e si chiude evocando il Puer aeternus, l’Adamo che mette il nome alle cose; in mezzo, come fili di una tela preziosa, alcune tra le più celebri liriche pascoliane e gli eterni quesiti: chi è il fanciullino? Risiede in ognuno di noi il fanciullo musico? Cos’è la poesia? La musica dal canto suo introduce e prepara le atmosfere, commenta, si aggancia ai versi, veste i richiami sonori delle parole, amplifica e interpreta quel fonosimbolismo attraverso il quale il poeta allude, comunica e interagisce con il fruitore. Si fa essa stessa onomatopea ne L’aquilone e ne L’assiuolo, dove intesse una sorta di controcanto con le voci; si trasforma in una antica nenia, quasi una ninna-nanna dolcemente nostalgica, durante La mia sera, assume un carattere più tormentato e insiste su un bordone prima di diventare un valzer ne La cucitrice. Le note del flauto, vivaci e leggere, danno vita al Fanciullino e in una sorta di aggraziato dialogo paiono voler dare risposta alle sue domande, mentre è una tromba dal suono rauco ad accompagnare La voce mentre ripete che ‘tante cose ha da dire, ma ha la bocca piena di terra’. Interessante la struttura drammaturgica dello spettacolo, centrata sulla lettura a più voci e attenta sia alla riproduzione della varietà dinamica e ritmica della poesia pascoliana che alla valenza espressiva delle frequenti onomatopee, restituite attraverso una vocalità intensa e accattivante. In alcuni passaggi le parole-chiave avrebbero forse potuto essere messe maggiormente in evidenza (il ‘nulla’ del penultimo verso de La mia sera, ad esempio) così come il climax formato dai versi finali de L’assiuolo. Si tratta di sfumature ovviamente, che non vanno ad intaccare l’ottima qualità degli interpreti, caratterizzati tutti da un notevole controllo vocale e da una dizione pressoché perfetta (dote non sempre scontata, purtroppo, di questi tempi). I musicisti si sono avvalsi della direzione energica e sicura del Maestro Andrea Vitello e hanno restituito il carattere di una partitura spesso complessa sotto il profilo tecnico: notevole è stata la prestazione del giovanissimo flautista Tommaso della Croce, in possesso di un ragguardevole livello tecnico e di grandi qualità espressive.
La rassegna continua il prossimo 15 marzo con lo spettacolo dedicato alla poesia di Guido Gozzano e le musiche di Andrea Portera. (Anita Azzi)



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