Flavio Cucchi presentazione

BROADCAST in diretta streaming “Le produzioni di Flavio Cucchi in EMA Vinci records”

Lunedì 22 FEBBRAIO ore 18

PRESENTA
Anita Azzi

PARTECIPANO
Flavio Cucchi
Federico Maria Sardelli
Vincenzo Saldarelli
Kamran Khaceh

Giuseppe Scali

EMA Vinci records inizia a collaborare con Flavio Cucchi in modo costante e con progetti a lunga scadenza nel 2016, uscendo nel 2017 con la prima produzione. Il progetto prevede la pubblicazione periodica sia di nuove registrazioni che di altre effettuate prima del 2016, ma mai pubblicate. Il lavoro è diviso in quattro generi: trascrizioni (privilegiando la musica barocca), musica contemporanea, musica delle Americhe (privilegiando la musica latina) e World Music. La presentazione di oggi tratterà in dettaglio questi aspetti, avvalendosi anche di brevi ascolti.

La presentazione sarà trasmessa sui canali ufficiali

YOU TUBE e FACEBOOK
di EMA Vinci
alle ore 18 di Lunedì 22 Febbraio 2021

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

FRANZ SCHUBERT: TRIO OP. 99 E 100 – Trio Magritte – CD

BROADCAST IN DIRETTA STREAMING

Lunedì, 1 Febbraio 2021 ore 18 

MODERATORE
Alessandro Magini
(compositore)

PARTECIPANO
Il Trio Magritte
– Francesco De Angelis violino
– Relja Lukic violoncello
– Emanuela Piemonti pianoforte

Nicola Sani
(compositore)

Alessandro Solbiati
(compositore)

Giuseppe Scali
(discografico)

 

La presentazione sarà fruibile sui canali ufficiali

YOU TUBE e FACEBOOK
di EMA Vinci

a partire dalle ore 18 di Lunedì 1 Febbraio 2021


Pagina Ufficiale della produzione/OFFICIAL PAGE

PLAYERbackstage


CopertinaPLAY

Presentazione di DALL’ALTO di Umberto Bombardelli

Venerdì 12 Giugno ore 18

Broadcast
della Presentazione
DALL’ALTO
di
Umberto Bombardelli
in diretta streaming

PARTECIPANO

Umberto Bombardelli
Paolo Carlini
Mario Marzi
Claudio Riva
Birgit Nolte
Dario Atzori
Giacomo Brunini
Roberto Arnoldi
Marco Bonetti
Guido Boselli
Raffaele Bertolini
Alessandro Castelli
Giuseppe Scali

Coordina
Enrico Raggi


alla regia Luciano Scali



La presentazione sarà trasmessa in diretta sulle pagine
FACEBOOK e YOU TUBE di
EMA Vinci Official

link FB alla presentazione

link YT alla presentazione


Iscriviti al canale YT EMA Vinci Official


01. Izram per sax soprano

Mario Marzi, sax soprano

02. Super flumina Babylonis per coro virile

Coro Virile della Cappella Musicale del Duomo di Milano
Direttore: Claudio Riva

03. Nouveaux domaines (in memoriam Pierre Boulez) per flauto

Birgit Nolte, flauto

04. ADS per clarinetto basso

Raffaele Bertolini, clarinetto basso

05. Rising per due chitarre  ¤¤¤

Dario Atzori, chitarra
Giacomo Brunini, chitarra

06. Minus per fagotto  ***

Paolo Carlini, fagotto

07. In a green light per violino

Roberto Arnoldi, violino

08. Along the hidden line per sax baritono e violoncello

Marco Bonetti, sax baritono
Guido Boselli, violoncello

09. Visibile, invisibile per clarinetto

Raffaele Bertolini, clarinetto

10. Full Voice per trombone  ***

Alessandro Castelli, trombone

11. Magnificamus Te, Dei Genitrix per coro virile

Coro Virile della Cappella Musicale del Duomo di Milano
Direttore: Claudio Riva

12. Ad Unum per pianoforte  ***

Adele D’Aronzo, pianoforte


PAGINA UFFICIALE della produzione

CALENDARIO GENERALE DELLE PRESENTAZIONI

Navai

NAVAI di Kamran Khacheh – Flavio Cucchi

Gentilissimi,
come già a voi indicato attraverso la propria email personale da Flavio Cucchi,
oggi inizia una nostra nuova News Letter al lui dedicata.

Con cadenza settimanale invieremo un link con collegamento ad un brano su Spotify dove è possibile ascoltare la traccia gratuitamente.
Sempre nel presente link c’è anche la possibilità di scaricare la stessa traccia ad alta risoluzione.

EMA Vinci classica


Works For Violin 638097191884

Mario Castelnuovo Tedesco – NewsLetter

Mario Castelnuovo-Tedesco

For more details click HERE
To buy and or book click on NEGOZIO


Click View in your browser for the PLAYER


MARIO CASTELNUOVO TEDESCO
WORKS FOR VIOLIN AND PIANO

Alberto Bologni violino
Carlo Palese pianoforte


[1-5] Fantasia su La Figlia del Reggimento – op. 110 (1941)
Fantasy for violin and piano on Themes from Donizetti *
Larghetto
Romance
Valse
Tyrolienne
Rataplan (Rondò militare)

[6-10] 5 Greeting Cards
Serenatella on the name of Jascha Heifetz op. 170 n. 2 (1954)
Humoresque on the name of Tossy Spivakovsky op. 170 n. 8 (1954)
Intermezzo on the name of Harvey Seigel * op. 170 n. 23 (1960)
Valse Bluette on the name of Eric Friedmann op. 170 n. 24 (1960)
Hungarian Serenade on the name of Miklós Rózsa * op. 170 n. 25 (1960)

[11-13] Sonata quasi una Fantasia – op. 56 (1929)
Prologo
Intermezzo
Epilogo

WORLD PREMIERE RECORDING PRIMA REGISTRAZIONE MONDIALE


CD registrato da / recorded at EMA VINCI SERVICE nello studio di Livornoclassica Piano Steinway D
Accordatore / Tuner: Luca Menicagli

Alberto Bologni
testimonial D’Addario Strings suona un / plays on Sanctus Serafinus, Venetiae 1734

Registrazione e / Recording and Master Audio
EMA Vinci service sound designer: Giuseppe Scali
22-24 Novembre 2017 registrazione

Progetto ed Impaginazione Grafica Graphic Project and Layout
Giuseppe Scali e Riccardo Magnani

Dipinti di / Pictures by
Lorenzo Castelnuovo Tedesco

una produzione © 2018 EMA Vinci classica 40079


Nonostante Mario Castelnuovo Tedesco (1895 – 1968) sia unanimemente riconosciuto tra i più grandi compositori del ‘900, una parte non trascurabile della sua produzione, i cui manoscritti sono custoditi in un apposito fondo alla Library of Congress di Washington, è ancora inedita. Quando nel 2017 cominciammo a pensare a un progetto per onorare la memoria del Maestro fiorentino in occasione del cinquantesimo dalla sua scomparsa, ci parve opportuno ricercare proprio fra gli inediti quelle composizioni che potevano delineare al meglio le caratteristiche del suo stile. Contattammo a tal proposito la signora Diana Castelnuovo Tedesco, nipote di Mario, che, in rappresentanza della famiglia, ha autorizzato sia l’invio di copia dei manoscritti dei brani qui riprodotti sia la loro registrazione da parte nostra per la EMA Vinci classica. E’ a lei dunque che va il nostro più sentito ringraziamento per aver reso possibile la realizzazione di questa iniziativa, che speriamo costituisca un significativo contributo alla conoscenza dell’opera di Mario Castelnuovo Tedesco.
(Alberto Bologni e Carlo Palese)


“La riscoperta della figura di Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968) negli ultimi decenni prescinde dall’ormai inutile querelle fra i sostenitori della musica tonale e i seguaci della via intrapresa nel secondo Novecento dalla scuola di Darmstadt. Basterebbe infatti leggere le pagine che Castelnuovo-Tedesco scrisse in qualità di critico musicale per rendersi conto di quanto egli fosse lontano da ogni teoria estetica totalizzante e di quale fosse la sua apertura mentale verso i diversi stili e linguaggi musicali. Perché, pur essendo in contatto con le avanguardie, Castelnuovo rimase ancorato alla tonalità o, al massimo, alla modalità? Semplicemente perché il mondo in cui egli si riconosceva, che era innanzitutto quello rinascimentale della sua amata Firenze, era un mondo “armonioso” per definizione, che doveva essere rispecchiato dall’opera d’arte musicale: non ingenuamente, generando una banale serenità di cartapesta, ma con la consapevolezza che l’arte dovesse esprimere un’armonia ideale, ovvero una forma di felicità sognata. Perciò, egli sosteneva che «l’espressione lirica […] raggiunge la sua pienezza solo nel distacco e nel superamento delle contingenze materiali della vita (e persino del dolore umano) e che «è proprio nei momenti più tragici della vita che ho scritto le mie pagine più serene, e (ripeto), in questo senso, più felici» …”
(estratto dal testo di Luca Ciammarughi contenuto all’interno del CD)


Si ringrazia la famiglia Castelnuovo Tedesco per aver consentito di utilizzare i dipinti di Lorenzo Castelnuovo Tedesco, figlio di Mario, per il libretto del presente cd e la signora Diana Castelnuovo Tedescoper aver consentito la registrazione degli inediti.

We would like to thank the Castelnuovo Tedesco family for allowing us to use the paintings ofLorenzo Castelnuovo Tedesco, Mario’s son, for this booklet and Mrs. Diana Castelnuovo Tedescofor allowing us to record the unpublished works.


View in your browser – PLAYER


The rediscovery of Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968) over the past decades disregards the now useless controversy between the supporters of tonal music and the followers of the path taken by the school of Darmstadt in the second half of the twentieth century. It would suffice, in fact, to read what Castelnuovo-Tedesco wrote in his role as a music critic to realize how far he was from any all-encompassing aesthetic theory and, instead, to realize his openness of mind towards different musical styles and languages. Why did Castelnuovo cling onto tonality or, at best, onto modality, notwithstanding his relationship with the avant-garde? Simply because the world in which he recognized himself was basically that of his beloved Florence, a world by definition “harmonious”. This world was to be mirrored by the work of art – not naively, with a trivial and artificial serenity as a consequence, but with the awareness that its task is to express an ideal harmony, i.e. some kind of dreamed happiness.

Therefore, Castlenuovo claimed that “the lyric expression […] reaches its fullness only through the separation from and the overcoming of the material contingencies of life (and even human sorrow)” and that “it is just in the most tragic times in my life that I write my more serene, and (I say it again), in this sense, happier pages”…
(extract from the text by Luca Ciammarughi [translation by Alberto Bologni and Judith Glyde]; the whole essay inside the CD)

Six SUites 638097081192

Johann Sebastian Bach SIX SUITES FOR UNACCOMPANIED CELLO – George Georgescu 

J. S. Bach


EMA Vinci Classica e Dischi Fenice

Venerdì 7 Giugno 2019 ore 18

presso il

BookShop

del

TEATRO DEL MAGGIO FIORENTINO

Piazza Vittorio Gui, 1, 50144 Firenze (FI)

invitano alla presentazione del Triplo CD

Johann Sebastian Bach

SIX SUITES FOR UNACCOMPANIED CELLO

partecipano

George Georgescu violoncellista

Giuseppe Scali discografico

Marco Cardone fonico


CD1
Suite No. 1 in G Major, BWV 1007
I. Prelude II. Allemande III. Courante IV. Sarabande V. Minuet VI. Gigue
Suite No. 2 in D Minor, BWV 1008
I. Prelude II. Allemande III. Courante IV. Sarabande V. Minuet VI. Gigue
CD2
Suite No. 3 in C Major, BWV 1009
I. Prelude II. Allemande III. Courante IV. Sarabande V. Bourrée VI. Gigue
Suite No. 4 in E-flat Major, BWV 1010
I. Prelude II. Allemande III. Courante IV. Sarabande V. Bourrée VI. Gigue
CD3
Suite No. 5 in C Minor, BWV 1011
I. Prelude II. Allemande III. Courante IV. Sarabande V. Gavotte VI. Gigue
Suite No. 6 in D Major, BWV 1012
I. Prelude II. Allemande III. Courante IV. Sarabande V. Gavotte VI. Gigue

George Georgescu – violoncello

Eleonora Negri
La splendida alba del violoncello moderno: le sei Suites per violoncello di Johann Sebastian Bach
Parallelamente all’intensa professione di primo violoncello dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino – nella quale si è fatto apprezzare da un pubblico vastissimo e da maestri del calibro di Zubin Mehta, Carlo Maria Giulini e Riccardo Muti – la “seconda vita violoncellistica” di George Georgescu è dedita da sempre all’approfondimento del repertorio legato al suo strumento. L’incisione integrale che qui, per la prima volta, egli ci offre delle sei Suites per violoncello solo di Johann Sebastian Bach arriva dopo una sua quarantennale esperienza esecutiva di questi capolavori, quando si è sentito pronto per dare anche il suo contributo alla storia dell’interpretazione di questo vero e proprio monumento, creando un particolare ambiente sonoro con il suo meraviglioso violoncello, realizzato a Napoli nel 1732 da Gennaro Gagliano (il cui padre, Alessandro, era stato diretto discepolo di Antonio Stradivari).
In questa interpretazione Georgescu tiene presente il ruolo di visionario anticipatore che Bach ebbe sull’ “idea sonora” della destinazione di opere che oltrepassano i confini della fisicità, per diventare esperienze speculative e, talvolta, utopistiche: basti pensare alle grandi summae del Wohltemperiertes Klavier (“la tastiera ben temperata”), dell’Offerta musicale e dell’Arte della fuga, pietre miliari nella storia del pensiero strumentale, intexrpretate da grandi strumentisti di ogni sorta e capaci di aggiungere l’emozione di sorprese conoscitive ad ogni loro nuova realizzazione. Analogamente, le Suites BWV 1007-1012 (rispettivamente in Sol maggiore, in Re minore, in Do maggiore, in Mi bemolle maggiore, in Do minore e in Re maggiore) segnano l’inizio della grande letteratura per il violoncello moderno, prefigurandone prospettive ideali, non sempre raggiunte nella storia costruttiva dello strumento: è il caso della quinta e sesta di queste Suites, le cui istanze espressive superano i limiti delle realistiche possibilità esecutive del violoncello dell’epoca bachiana e richiedono uno straordinario impegno esecutivo per rendere piena giustizia alla grandezza di queste opere; esse, sia per il valore intrinsecamente musicale, sia per le loro inedite potenzialità tecniche ed espressive, rappresentano nel loro complesso un unicum insuperato nella letteratura per violoncello, che diventa capace di competere con la raffinatezza espressiva fino ad allora detenuta dalla viola da gamba, già prediletta destinataria, sia in Francia che in Germania, di un repertorio splendidamente sfaccettato.  Qui si può dire che Bach crei uno spartiacque – da cui la viola da gamba inizierà il suo tramonto – inventando lo stile del violoncello con una cantabilità nuova, affine allo stile italiano, ma memore dell’espressività e dei preziosismi dei gambisti francesi e tedeschi; questo nuovo stile scaturisce intrinsecamente dalle linee melodiche e dal dinamismo che il gesto esecutivo imprime alle figure musicali a partire dall’inizio di ogni pezzo. Come ha notato Alberto Basso nella sua imponente monografia degna di Bach, in queste Suites la melodia di ogni danza risulta scandita in periodi parcellizzati, che riascoltiamo a tratti regolari sulle varie corde dello strumento, realizzando un contrappunto di grande forza espressiva, «in cui la “linea” conta più della “massa” e in cui l’arte del “cantabile” è l’autentica ragion d’essere della composizione».
Il carattere fortemente innovativo non favorì la fortuna di queste composizioni presso i contemporanei e si dovette attendere il 1825 per la loro prima edizione a stampa, presso l’editore viennese H. Probst. Delle Suites per violoncello manca l’autografo e i testimoni più vicini sono ritenuti una copia manoscritta dalla seconda moglie dell’autore, Anna Magdalena, e un’altra realizzata dall’organista e compositore Johann Peter Kellner, amico di Bach. Queste Suites appartengono, come la maggior parte dei capolavori strumentali di Bach, agli anni compresi fra il 1716 e il 1723, in cui il compositore fu al servizio della corte calvinista di Köthen, prima del suo definitivo impiego come Kantor nella Thomaskirche a Lipsia. Dato che la liturgia calvinista non prevedeva musica, a Köthen – il cui incarico fu ottenuto grazie ai buoni uffici della sorella  del principe Leopold, Eleonore Wilhelmine di Anhalt-Köthen, andata in sposa all’elettore Ernst August di Sassonia-Weimar – Bach poté dedicarsi con più impegno alla produzione strumentale profana, particolarmente apprezzata dal principe Leopold, che possedeva spiccate doti musicali, dimostrate fin dall’infanzia, e suonava il violino, la viola da gamba e il cembalo, cantava pregevolmente come basso, aveva un’importante collezione di strumenti e approfittò dello scioglimento della cappella musicale berlinese nel febbraio 1713, alla morte di Federico I di Prussia, per assumerne alcuni valenti musicisti per la sua cappella. Fra questi merita ricordare l’esperto violoncellista Christian Berhard Linigke e, dal 1714, il gambista e violoncellista Christian Ferdinand Abel, entrambi i quali ebbero verosimilmente un ruolo significativo nell’aspetto sperimentale di queste Suites.
Il significato della produzione che Bach destinò alla corte di Köthen nel corso di quei sette anni basterebbe, da solo, a rendere imprescindibile il nome del compositore nella storia della musica strumentale di tutti i tempi: vi troviamo opere che rappresentano il punto di partenza del rispettivo genere, come il primo volume del Clavicembalo ben temperato, i Concerti brandeburghesi, le Suites francesi, le Sonate e Partite per violino solo e, appunto, le Suites per violoncello. In queste, la tradizionale forma barocca della successione (suite) di danze nel canonico ordine di Allemanda, Corrente, Sarabanda e Giga viene arricchita di un Preludio iniziale (come nelle Suites inglesi BWV 806-811, destinate alla tastiera, risalenti anch’esse agli anni di Köthen), nel quale Bach esplora difficoltà tecniche basate su slanci melodici e figurazioni ritmiche ostinatamente ripetute, tanto da indurre gli editori ottocenteschi a considerare queste Suites una raccolta di Studi; tale ipotesi didattica inficiò a lungo la loro diffusione, fino alla “riscoperta” interpretativa che ne fece Pau Casals, al quale si deve la loro prima incisione nel 1925. Ogni Suite ha, inoltre, un’ulteriore danza, articolata in due parti, inserita prima della Giga: un Minuetto I e II nelle prime due Suites, una Bourrée I e II nella terza e quarta e una Gavotta I e II nelle ultime due. Il violoncello sciorina tutta la varietà della sua eloquenza nel piglio virtuosistico dei Preludi, nella grazia danzante di Allemande, Bourrées e Minuetti, nella leggerezza fluida delle Correnti, nella solennità meditativa delle Sarabande e nell’evocazione timbrica di bordoni da cornamusa in alcune delle Gighe. Anche nell’adozione di queste forme di danza Bach lascia un tratto innovativo, esaltandone le potenzialità contrappuntistiche,  con un flusso melodico  ininterrotto e un ritmo cangiante.
La quinta e sesta Suite spiccano, nel loro assunto ancor più marcatamente sperimentale, fin dai rispettivi preludi, di maggiori dimensioni e complessità rispetto alle prime quattro Suites. In particolare, quello della quinta Suite in Do minore è concepito in forma di un’ouverture e comprensivo di un’ampia fuga, il cui soggetto viene esposto sulle diverse corde – che sono intonate in modo anomalo (Do1-Sol1-Re2-Sol2 invece che Do1-Sol1-Re2-La2) – in modo da sfruttare il loro diverso colore, per ottenere un più sfaccettato effetto polifonico. Ancor più singolare è la sesta Suite, in Re maggiore, il cui virtuosismo è, a dir poco, estremo nell’esecuzione su un consueto violoncello, poiché scritta per uno strumento a cinque corde, di discussa identificazione, sul quale si raggiungeva un registro di ampiezza superiore alle tre ottave. In questa vertiginosa tensione verso e oltre i confini del possibile – simile a quella delle Sonate e Partite per violino solo –  Bach sposa il virtuosismo con la sfida intellettuale, quando, come scrive Piero Buscaroli, «la polifonia latente si attua in una serie di memorie differite, di rimandi e di echi sulla distanza» nella costruzione ideale di un edificio architettonico che «non è solo facciata, è un corpo completo, provvisto di profondità e di volume, di chiari e di scuri, di presenza e di sogno», riscattando il violoncello dal ruolo subordinato di realizzatore del basso continuo a strumento capace di realizzare, tutto da solo, una delle più alte strutture organizzative del pensiero umano.

GEORGE GEORGESCU – violoncellista
Romeno naturalizzato Italiano,  ha  iniziato  gli  studi  del  violoncello  con  Iacob  Aron, nella  città  natale  di  Bucarest, perfezionandosi  successivamente  con  Serafim Antropov,  presso  l’Università  di  Musica  “Ciprian  Porumbescu”  di  Bucarest  e  laureandosi  con  il massimo dei voti e la lode Dimostrando qualità straordinarie sin dall’infanzia, Georgescu riesce ad ottenere nel  paese  in  riva  al  Danubio  tutta  la  gloria,  il  grande  favore  del  pubblico  e  della  critica che  non  esita  a  metterlo  sullo  stesso piano  con  alcuni  dei  più  famosi  musicisti  romeni come George Enescu, Valentin Gheorghiu e Stefan Gheorghiu. L’incontro con il grande maestro Sergiu Celibidache contribuisce in modo profondo alla sua formazione artistica.
Per  chiara  fama,  nel  1981 il maestro Riccardo Muti lo invita a ricoprire l’incarico  di  Primo violoncello  solista  presso    l’Orchestra  del  Maggio  Musicale  Fiorentino, ruolo  che  ha onorato per oltre 30 anni, con  grande apprezzamento del  direttore  principale  Zubin  Mehta  e  dei direttori  ospiti  fra  quali:  C.Maria  Giulini,  Carlos Kleiber,  Eduardo  Mata,  Myung – Whun  Chung, Bruno Bartoletti, Georges Pretre, Semyon Bychkov, Ivor Bolton, Riccardo Muti, Claudio Abbado, etc.
Negli ultimi anni ha consolidato la collaborazione con la pianista Dalida Jacono in duo e con il violinista Yehezchel Yerushalmi e la pianista Dalida Jacono nel trio Cosimo De’ Medici. Importante anche la sua attivita’ didattica, come docente di violoncello ai Corsi Master della  Scuola  Il  Trillo  di  Firenze,  Corsi  di  perfezionamento  del  Maggio  Musicale Fiorentino e del New York Accademy, oltre alla sua partecipazione nelle giurie di concorsi internazionali e nazionali.
Hanno detto di lui:
“Ho  riscontrato  nel  violoncellista  Georgescu primissime  qualità  strumentali,  nonché alta sensibilità musicale.” – Carlo Maria Giulini
“Ho   avuto   l’opportunità   di   collaborare   con   G.Georgescu,   straordinario   cellista   e soprattutto splendido musicista.” – Carlos Kleiber
“Ho avuto l’opportunità di collaborare con Georgescu straordinario violoncellista e soprattutto splendido musicista.” – Edoardo Mata
“George Georgescu ottimo solista e musicista di sensibilità squisita.” – Zubin Mehta


Per chi fosse interessato al Triplo CD per eventuali passaggi radio, recensioni o altro può richiederlo direttamente a: EMA Vinci classica