Broken Shake – Duo Essentia – CD

  1. Marcello PANNI – Nocturne 3
  2. Domenico TURI – Tre Aforismi
  3. Jukka TIENSUU – Plus1
  4. Matteo D’AMICO – Impromptu
  5. Fabrizio DE ROSSI RE – Busoni Gespenst (il fantasma di Busoni)
  6. Dai FUJIKURA – Broken Shackle
  7. Simone CARDINI – Exaptation

DUO ESSENTIA
Alice Cortegiani clarinetto – Samuele Telari fisarmonica


Registrato in EMA Vinci service
© EMA Vinci records 14 Maggio 2020 – L&C


Il programma propone una serie di nuovi brani per Clarinetto e Fisarmonica che rappresentano una raccolta di esperienze accumulate durante la nostra attività.
Forte è l’influenza e l’apporto dei compositori Romani: Roma ed il suo bacino culturale è l’ambiente che ci ha accolto fin dagli inizi, i compositori qui citati sono da sempre stati dei punti di riferimento.

Per quanto riguarda De Rossi Re, Panni e D’Amico è stato effettuato un lavoro di adattamento e rivisitazione: infatti si tratta di brani nati per altre formazioni da camera e/o per strumento solo (come nel caso di “Nocturne 3” di Panni) che sono stati ripensati per la nostra formazione.

La risonanza del pianoforte in “Busoni Gespenst” diventa a volte un cluster ed in altre un respiro ansimante della fisarmonica. In “Nocturne 3” di Panni, la fisarmonica fa da ombra al canto popolare declamato dal clarinetto basso in modo esasperato; più vicino “Impromptu” di D’Amico visto che nella prima versione è l’organo lo strumento complice del clarinetto.

Per quanto riguarda Turi e Cardini si tratta invece di due composizioni originali (“Exaptation” di Cardini commissionata da noi stessi): sono due squarci estremamente diversi ma ugualmente interessanti di come intendere e sentire le sonorità dei due strumenti:
In “Tre Aforismi” di Turi abbiamo piccoli momenti molto contrastanti, come dei piccoli quadri impressionisti in cui vengono catturate le più raffinate sfaccettature timbriche degli strumenti. In “Exaptation” Cardini compie invece un viaggio, partendo dalla gestualità degli strumenti: il soffio che hanno comune, e poi la percussività della fisarmonica (cassa, mantice, tasti) unita a quella del clarinetto (slap e rumori di chiavi). Questi sono la base su cui si sviluppa il brano, che dopo un inizio dal carattere lirico, richiama nella sua parte più animata a volte sonorità Klezmer, altre l’ironia di Shostakovich, alludendo in un ultimo urlo al ritmo di tango più appassionato; un continuo adattamento della cellula iniziale che muta in continuazione durante il brano.

Tiensuu è il più datato: la Finlandia è stata da sempre un luogo molto fertile per la letteratura fisarmonicistica, e il suo “Plus 1” composto negli anni ’90 ne è un fantastico esempio. Dopo una prima parte di inseguimenti, dove uno deve imitare velocità, articolazione e intenzione dell’intervento appena eseguito dall’altro, inizia una frenetica imitazione che gioca molto sull’instabilità dell’accentazione e sul virtuosismo strumentale.

“Broken Shackle” di Fujikura è una continua fusione di suoni: strappate e suoni rarefatti vengono alternati e contrapposti creando ogni volta luoghi sonori innovativi.

Crediamo che questa nostra testimonianza possa essere d’interesse verso un repertorio che oltre ad essere in continua espansione, sta ormai acquisendo anche un certo spessore e positivi riscontri, grazie al lavoro di importanti compositori.

Duo particolare, che permette però di esplorare repertori vastissimi: trascrizioni classiche, romantiche, impressioniste, colonne sonore, musica contemporanea e sperimentale. Fil rouge che lega gli esecutori è una costante ricerca, dunque, nelle possibilità tecniche e timbriche dei propri strumenti; la curiosità nello sperimentare il nuovo e rivivere l’antico; la volontà dunque di carpire l’ Essentia musicale.

Il duo, formatosi nell’Ottobre del 2015, ha già tenuto numerosi concerti in sale e rassegne concertistiche di rilievo come: Teatro San Carlo di Modena (G.M.I), Teatro Quarticciolo
( Roma), IUC – Istituzione Univarsitaria dei concerti, Fondazione Isabella Scelsi, Stagione concertistica Assoli, Conservatorio di Musica “Lucio Campiani” di Mantova, Auditorium Monteverdi per la stagione Mantova Musica, RomaTre Orchestra e molti altri.
Nel 2018, prendono parte al Festival Pergolesi-Spontini con un programma monografico di Alessandro Sbordoni e un altro con prime esecuzioni di Matteo Angeloni, Saverio Santoni e Marco Sinopoli.
Nel 2019 debuttano come duo al Festival Nuova Consonanza di Roma con première di Riccardo Santoboni e Giorgio Costantini. Sempre nel 2019 prendono parte alla pièce teatrale “Can You Heart Me”, per il Macerata Opera Festival e RomaEuropa Festival, con regia di Lorenzo da Ponte e Clio Saccà, con musiche di Marco Sinopoli. In occasioni del festival Desideria, organizzato dall’Accademia Filarmonica Romana, presentano un programma di inediti su testi di Pirandello, con musiche di Marcello Panni, Marcello Filotei, AlbinoTaggeo e Fabrizio De Rossi Re.
Il loro interesse e la loro attenzione verso i nuovi repertori li hanno portati a collaborare anche con altri compositori come Matteo D’Amico, Simone Cardini, Domenico Turi, Sofia Avramidou, Massimo Munari.

Dai Fujikura, dopo aver ascoltato Broken Shackle inciso nel CD Broken Shake (EMA Vinci Record) 2020

“Ero uno studente quando ho scritto questo brano e non avrei mai pensato si potesse registrare e suonare così. “

SAMUELE TELARI (Fisarmonica): Samuele Telari, vincitore del Arrasate-Hiria Competition (Spagna) nel 2018 e del “Premio Internazionale Città di Castelfidardo” nel 2013. Nel 2019 è stato selezionato per la rappresentanza internazionale da YCAT (Young Concert Artist Trust).Si è esibito in festival e sale da concerto come: Società dei Concerti di Milano, Royal Birmingham Conservatoire, Amici della Musica di Firenze, Cité de la Danse et la Musique (Strasburgo), Berlin Phliarmonie tra gli altri. Ha collaborato con orchestre, FORM, I Virtuosi Italiani e la State Hermitage Orchestra di San Pietroburgo. Nel 2017 è uscito il suo primo CD da solista LIMES (VDM Records), recensito da la Repubblica, IlSole24Ore, Suonare News, Avvenire, Piazza Verdi (Rai Radio 3). È docente di Fisarmonica presso i Conservatori “B.Maderna” di Cesena, “Gesualdo da Venosa” di Potenza e “”F.A.Bonporti” di Trento.

ALICE CORTEGIANI Nata a Rieti nel 1994, inizia lo studio del clarinetto all’età di 8 anni. Nel 2014 si diploma in Clarinetto con il massimo dei voti presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, mentre nel maggio 2017 consegue la Laurea Specialistica di II livello in Musica da Camera con votazione 110/110 e Lode. Si perfeziona all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con Alessandro Carbonare, successivamente con Calogero Palermo, Fabrizio Meloni.

Musicista poliedrica e dalla personalità estroversa, il suo repertorio è vasto e caratterizzato anche

da una forte presenza di musica contemporanea, alla quale si dedica collaborando con numerosi compositori, contribuendo quindi alla formazione di nuovo repertorio per il clarinetto, con esecuzioni di première sia da solista che in formazioni cameristiche. La sua attività concertistica la vede esibirsi in importanti teatri e stagioni come La Biennale di Venezia, Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale, Sala Petrassi e Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, Teatro dell’Opera di Roma, Auditorio Nacional de Musica de Madrid, Festival ArteScienza, EMUfest tra gli altri. E’ stata diretta da Direttori come Donato Renzetti, Bruno Aprea, Carlo Rizzari, Francesco Bossaglia, Matthieu Mantanus, Andrea Ceraso, Tonino Battista.

DUO ESSENTIA – BROKEN SHAKE


Essentia è ciò che resta quando i due protagonisti di questo itinerario sonoro, il clarinetto e la fisarmonica, si spogliano dei loro abiti (e di ciò che nel repertorio abitualmente significano), tornando a farsi puri strumenti: essenziali, appunto. Quando poi i due strumenti vivono della stessa sostanza, totalmente aerea, la pagina bianca che abbiamo davanti non può che diventare territorio di nuove scoperte e fascinazioni, specie se a percorrerlo sono compositori di oggi di scuole e generazioni diverse, che accettano il confronto con un organico inedito quanto straordinariamente efficace, ricco, multiforme.

Perché la prima cosa che viene in mente, davanti al duo clarinetto / fisarmonica, è il loro essere, in fondo, un iperstrumento, nutrito della stessa aerea materia, timbricamente omogeneo ma con una gamma vastissima di possibilità in cui i due – diversissimi – strumenti si fanno uno. E così la ricerca del suono, dei suoni, nel dualismo / mimesi dei due strumenti, nel loro sfidarsi, imitarsi, contrapporsi, nascondersi e svelarsi l’uno all’altro diventa il trait d’union di questo percorso, prima che entrino in gioco tecniche, strutture, riferimenti, intenzioni inevitabilmente diverse, tanto ampio è il contesto (generazionale, ma anche geografico) da cui i “nostri” compositori arrivano.

Ne nasce un terreno comune, che ha come presupposto proprio questa essenzialità, nella rinuncia a tradizioni che, in entrambi i casi, portano spesso fuori dal “colto”, solo qua e là citate, per lo più sottintese. Due cammini in qualche modo opposti, quelli dei due strumenti. Il clarinetto, coltissimo di nascita, tenuto a battesimo nel secolo dei lumi da sua maestà Mozart, passa poi nelle mani di Benny Goodman, di Artie Shaw, di Woody Herman (ma anche di un altro Woody: Allen… e persino di Dylan Dog), diventando protagonista nel jazz, senza trascurare i territori del klezmer, o (perché tacerlo?) del liscio. La fisarmonica, al contrario, strumento “proletario” e “vagabondo” da sempre, come lo definiva Gabriel García Márquez, arriva solo recentemente a una sua cittadinanza nel repertorio “alto”, omaggiata nel 1995 della Sequenza XIII da Luciano Berio, dopo sporadiche ma significative apparizioni nel repertorio novecentesco-colto (Berg, Hindemith, Creston, tra gli altri). L’incontro tra i due avviene qui necessariamente al di fuori di queste speculari tradizioni e al riparo dall’immaginario collettivo, passando per le mani di cinque compositori italiani – quattro su cinque romani – di tre diverse generazioni, di un finlandese e di un giapponese, nati nell’arco ampio di quasi un cinquantennio.

A Marcello Panni il (dovuto) onore del brano d’apertura. Nocturne 3, scritto per il Duo Essentia in questa sua terza versione per clarinetto basso e fisarmonica (2017), trasporta i due strumenti in un contesto sonoro che sa di mediterraneo e di arcaico. E in effetti l’elemento iniziale, nel suo implorante oscillare intorno a un semitono, deriva da una lamentazione greco-calabra già utilizzata dall’autore nelle musiche di scena per un’Alcesti euripidea a Siracusa. Affidata in quel caso al fagotto, poi passata al clarinetto basso e, infine, al nostro duo, qui la melopea diventa poi occasione per una sorta di gioco speculare, un discanto in cui i due strumenti si riflettono l’uno nell’altro, in una sostanziale omoritmia incantatoria, rotta solo da alcune “increspature” ritmiche (staccati, ribattuti), prima del riapparire “esile, quasi da lontano” del doloroso incipit. Un pezzo “duale”, nato non a caso all’ombra di quella grecità che all’essere due dette una specificità linguistica, e che sottolinea l’elemento del doppio nella suggestione dei Dialoghi tra il Gran Me e il piccolo me di Pirandello, da cui (ri)nasce come “commento” alla lettura, tornando in qualche modo alla sua “magnogræca” culla.

I Tre aforismi (2008) di Domenico Turi, in assoluto una delle sue prime composizioni, segnano anche l’incontro tra il compositore e gli interpreti, essendo stati i primi due brani d’obbligo all’edizione 2013 del Premio internazionale di fisarmonica di Castelfidardo, vinta da Telari. Il trittico, per clarinetto in si♭ e bayan, è una riflessione pura sul suono: due pagine meditative (Liberamente lento e sognante e Misticamente lento) giocano su materiali minimi (le sovrapposizioni di quinte, gli unisoni, l’intervallo di quarta aumentata, il pedale) e incorniciano l’aforisma centrale Come in un soffio, molto veloce, tutto percorso dalle “folate” delle rapide oscillazioni di semitono. “Tre piccoli pensieri sospesi nel tempo” – così li definisce l’autore – che ribadiscono nella melodia, semplicissima e definitiva, delle cinque battute finali, un’idea squisitamente “cantante” del clarinetto, assecondato dall’ampia tavolozza timbrica della fisarmonica.

All’ormai lontano 1992 risale Plus 1 di Jukka Tiensuu, compositore e tastierista finlandese, che divide la sua attività tra l’avanguardia e la prassi esecutiva storicamente informata nel repertorio antico. Il brano, di cui sono possibili quattro varianti “per ogni duo o per il trio tra clarinetto in si♭, fisarmonica e violoncello” è chiaramente diviso in due sezioni. La prima si basa su un inseguimento in eco tra i due strumenti, chiamati a farsi uno leader e uno follower sullo stesso materiale, lasciando in alcuni interventi agli stessi interpreti la scelta di quale ruolo rivestire. L’imitazione diventa allora estemporanea e ludica, dipendendo il risultato dall’intraprendenza e dalla fantasia dell’esecutore leader (a cui si demandano scelte dinamiche, di carattere e articolazione del suono) ma anche dalla velocità e capacità di reazione del follower. La seconda sezione, a sua volta divisa in due parti da una zona centrale statica, è un’ampia e virtuosistica “invenzione” (in questo caso a due voci).

Nascono per il Duo Essentia le versioni per clarinetto e fisarmonica dei due brani di Matteo D’Amico e Fabrizio De Rossi Re. Il primo, originariamente per clarinetto e organo, è un Impromptu (2017) che il compositore articola su un doppio piano: quello del rapporto tra i due strumenti, che “all’inizio si studiano, si annusano, si piacciono e, poco a poco, trovano facilmente un terreno comune” – scrive l’autore – e quello della forma, liberissima, che da questo rapporto nasce, come serie di pannelli di ricchissima invenzione. Tra gesti virtuosistici, episodi di sospensione contemplativa e qualche reminiscenza, trova spazio anche uno stralunato valzerino, piccolo hommage ai “trascorsi” comuni dei due strumenti, in una rilettura à la Satie.

Il secondo, Busoni Gespenst (Il fantasma di Busoni, 2015), nasce invece per clarinetto e pianoforte, muovendo dalla Sonata in re maggiore BV 138 che Busoni compose nel 1880 per lo stesso organico; giovanile e brillante prova e al tempo stesso esclusiva Hausmusik (clarinetto e pianoforte sono gli strumenti suonati dai genitori di Busoni). I materiali originali vengono utilizzati in modo letterale o sottoposti a procedimenti di elaborazione che ne rendono i contorni a volte non più chiaramente percepibili. Così, come in una dimensione onirica, il fantasma di Ferruccio fa capolino, a volte assecondato, quasi cullato, a volte disturbato e interrotto dai cluster della fisarmonica. La dimensione lirica è così a tratti trasfigurata e sospesa: si intromettono altri registri attraverso un vocabolario insieme ludico e affettuoso. Sogno nel sogno.

Dai Fujikura è nome di primissimo piano del panorama internazionale, in cui è presente già dagli inizi degli anni Duemila con la “benedizione” di Pierre Boulez. Giapponese ma di formazione e residenza londinese, Fujikura è stato insignito del Leone d’argento alla Biennale di Venezia del 2017; nella motivazione del premio la sua musica viene definita “mobile, inventiva e sorprendente. Spiazza l’ascoltatore per l’imprevedibilità che il discorso musicale presenta a ogni istante, pur fondandosi su una logica formale di estrema chiarezza e originalità”. Lettura che ben si adatta anche a Broken Shackle (Catena spezzata, 2001), per clarinetto basso e fisarmonica, un’ampia pagina di virtuosismo timbrico (suoni multifonici, dinamiche ed estensioni estreme) in cui la costruzione sfugge alla percezione, attratta invece dal gioco elastico e liberissimo con cui i materiali vengono trattati.

In chiusura Exaptation di Simone Cardini (2016), dedicato al Duo Essentia. Il brano, scrive l’autore, “vive, con il suo atteggiamento rapsodico, in una sorta di costante negazione dialettica d’una strutturazione vettoriale teleologicamente intesa”. La micro-cellula iniziale, infatti, non viene propriamente sviluppata, ma passa attraverso una sezione iniziale lirica, una ritmica e la sua finale trasfigurazione, subendo variazioni, contrazioni, dilatazioni e assumendo di volta in volta una funzione diversa (exaptation, appunto). Dal mèlos, al ritmo, dissolvendosi, infine, nel “dialogo e respiro d’ance in vibrazione”. Gesto essenziale, chiusura del cerchio.

Silvia Paparelli (breaking shackles…)


DUO ESSENTIA
BROKEN SHAKE

Marcello PANNI – Nocturne 3
Domenico TURI –
Tre Aforismi
Jukka TIENSUU –
Plus1
Matteo D’AMICO –
Impromptu
Fabrizio DE ROSSI RE –
Busoni Gespenst
Dai FUJIKURA –
Broken Shackle
Simone CARDINI –
Exaptation

Alice Cortegiani – clarinetto
Samuele Telari – fisarmonica


Duo particolare, che permette però di esplorare repertori vastissimi: trascrizioni classiche, romantiche, impressioniste, colonne sonore, musica contemporanea e sperimentale. Fil rouge che lega gli esecutori è una costante ricerca, dunque, nelle possibilità tecniche e timbriche dei propri strumenti; la curiosità nello sperimentare il nuovo e rivivere l’antico; la volontà dunque di carpire l’Essentia musicale.

Il duo, formatosi nell’Ottobre del 2015, ha già tenuto numerosi concerti in sale e rassegne concertistiche di rilievo come: Teatro San Carlo di Modena (G.M.I), Teatro Quarticciolo (Roma), IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti, Fondazione Isabella Scelsi, Stagione concertistica Assoli, Conservatorio di Musica “Lucio Campiani” di Mantova, Auditorium Monteverdi per la stagione Mantova Musica, RomaTre Orchestra e molti altri.

Nel 2018, prendono parte al Festival Pergolesi-Spontini con un programma monografico di Alessandro Sbordoni e un altro con prime esecuzioni di M. Angeloni, S. Santoni e M. Sinopoli.

Nel 2019 debuttano come duo al Festival Nuova Consonanza di Roma con première di R. Santoboni e G. Costantini.

Sempre nel 2019 prendono parte alla pièce teatrale Can You Heart Me, per il Macerata Opera Festival e RomaEuropa Festival, con regia di Lorenzo da Ponte e Clio Saccà, con musiche di Marco Sinopoli.

In occasione del festival Desideria, organizzato dall’Accademia Filarmonica Romana, presentano un programma di inediti su testi di Pirandello, con musiche di M. Panni, M. Filotei, A. Taggeo e F. De Rossi Re.

Il loro interesse e la loro attenzione verso i nuovi repertori li hanno portati a collaborare anche con altri compositori come Matteo D’Amico, Simone Cardini, Domenico Turi, Sofia Avramidou, Massimo Munari.

Dai Fujikura, dopo aver ascoltato Broken Shackle inciso nel CD Broken Shake (EMA Vinci Record, 2020):

“Ero uno studente quando ho scritto questo brano e non avrei mai pensato si potesse registrare e suonare così.” – EMA Vinci musica classica e contemporanea


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