Homme Armé – UNA PASSIONE PER IL POPOLO – “La Passione Secondo Matteo” di Francesco Corteccia

Una Passione a Firenze in anni travagliati

Anni difficili per Firenze quelli a cavallo tra la seconda e la terza decade del Cinquecento. Dopo la morte di Giovanni de’ Medici, il grande condottiero “dalle bande nere”, la presenza dei Lanzichenecchi di Carlo V in Italia risulta sempre più pericolosa, soprattutto per Firenze. Cresce il malcontento verso i Medici e rinasce lo spirito savonaroliano; i Medici abbandonano Firenze, si diffonde la peste, i seguaci di Savonarola proclamano “Cristo re di Firenze”. E nel ’29 comincia l’assedio di Firenze da parte delle truppe imperiali che, dopo varie e controverse vicissitudini, riusciranno a entrare nell’agosto del ’30, anche se all’ultimo momento viene evitato il saccheggio come era stato a Roma tre anni prima. I Medici rientrano definitivamente a Firenze e Alessandro de’ Medici viene eletto nel ‘32 Duca della Repubblica fiorentina (… ma assassinato pochi anni dopo).

La produzione artistica, che ha già reso la città famosa in tutta Italia e in Europa, ha un rallentamento ma non si ferma: solo per fare un esempio relativo all’architettura, negli stessi anni Michelangelo Buonarroti si dedica alla costruzione della Biblioteca Laurenziana, alla Sagrestia nuova di S.Lorenzo, oltre a varie fortificazioni difensive. Anche la musica ha risentito delle vicende turbolente che hanno maggiormente colpito l’ambito religioso, soprattutto dall’avvento di Savonarola in poi. Molti dei musicisti che operavano in città fino agli anni ‘90 del Quattrocento sono andati via perché le cappelle musicali sono state quasi dismesse all’inizio del secolo; il vecchio Heinrich Isaac, “Arrigo il tedesco” è morto nel ‘17; il più giovane Bernardo Pisano, formatosi a Firenze si trasferisce a Roma nella cappella papale. Eppure in città si fa ancora musica polifonica anche se con meno risorse ed energie rispetto allo splendore del periodo laurenziano. Anzi negli anni ’20 comincia a svilupparsi uno nuovo stile musicale, influenzato anche da altri ambienti cortigiani italiani, che darà origine alla fortunata stagione del madrigale, che si diffonderà in tutto il continente fino ai primi decenni del ‘600.

In questi anni travagliati ma evidentemente non sterili, un giovane sacerdote fiorentino, Francesco Corteccia, compone delle musiche polifoniche per la liturgia della Settimana Santa: una prima Passione polifonica per il Battistero di S.Giovanni, basata sul Vangelo di Giovanni (1527) e una seconda per la Basilica di S.Lorenzo su quello di Matteo (1532). Queste composizioni sono le prime testimonianze nella produzione cinquecentesca di Passiones polifoniche in cui una parte consistente del testo viene realizzata polifonicamente, un primato per la cronologia e la fortuna del repertorio italiano fiorito nel trentennio successivo (dalla Passio di Innocenzo De Albertis a quelle di Giovanni Nasco e Paolo Aretino). Conservate entrambe in due manoscritti dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze, la seconda Passione mette in musica una consistente selezione del testo di Matteo, in uno stile molto particolare che privilegia soprattutto l’omofonia, uno stile semplice che restituisce la comprensibilità del testo in una forma che, soprattutto in certi punti, acquista un potenziale drammatico nuovo per l’epoca. Uno stile semplice che, nonostante la raffinatezza delle relazioni armoniche, sembra adatto a “raccontare” in musica anche per un uditorio meno colto delle raffinate elite locali. Un uditorio che, visti i tempi, probabilmente si immedesimava in questa storia universale, risconoscendovi i temi della sofferenza, del tradimento, della violenza, del sacrificio, della giustizia. Temi che anche in quei tempi dovevano essere estremamente attuali.

Le sezioni presenti nel manoscritto fiorentino [1]. e ascritte al Passio sono le cosiddette turbae, cioé gli episodi in cui il testo è affidato a gruppi di interlocutori: i discepoli, i sacerdoti, i soldati o il popolo che assiste al processo e alla crocifissione. Si tratta di 20 brevi brani [2]. a quattro voci che rappresentano solo una parte delle interlocuzioni presenti nella narrazione della storia. Il primo brano non fa parte della narrazione ma costituisce il semplice esordio secondo l’uso liturgico, mentre l’ultimo brano, quello più lungo e articolato, è la parte finale del racconto, che termina con la sepoltura sorvegliata dai soldati. Nella ricostruzione di questa passione è stata seguita l’ipotesi a suo tempo avanzata da Mario Fabbri [3]., secondo cui a Firenze, ancora negli anni prima della Controriforma, il Passio non veniva letto o cantato solo in ambito strettamente liturgico ma anche in altre circostanze secondo una prassi diffusa tra le Compagnie dei Laudesi. La parte dell’Evangelista, cioé la parte preponderante del racconto, viene quindi letta in lingua volgare, usando una traduzione curata dal domenicano Santi Marmochino e pubblicata a Venezia nel 1538 [4].. La maggior parte del testo, non cantato secondo il tono della lectio, viene letto solennemente secondo un’antica tradizione a cui accenna S.Agostino quando parla di “solemniter legere”. (È interessante notare i legami del Marmochino con Firenze: nato nei dintorni della città, ebbe qui la sua formazione nell’ordine domenicano, studiando greco, latino, ebraico e teologia proprio durante gli anni di Savonarola. Dopo la morte di quest’ultimo operò in diversi conventi toscani, ripassando da Firenze intorno al 1527. Si spostò successivamente a Venezia dove pubblicò alcune sue opere tra cui la “Bibia”, per poi ritornare a Firenze dove compose il “Dialogo in defensione della lingua thoscana”, rimasto manoscritto. A quanto pare era rimasto fedele all’insegnamento savonaroliano, ma anche un sostenitore della volgarizzazione dei testi sacri per permettere a coloro che non potevano comprendere il latino di capire le Scritture.) [5]

L’attenzione di Corteccia alla liturgia della Settimana santa, iniziata con la composizione delle due Passioni, rimane alta anche successivamente. Ne è testimonianza la realizzazione dell’intero ciclo dei Responsori che verrà pubblicato molto tardi [6], un anno prima della sua morte, quando era all’apice della sua carriera trascorsa interamente nella sua città di nascita, ormai riconosciuto come “musico del Serenissimo Cosimo de Medici” Duca di Toscana. Da questa monumentale opera, frutto del lavoro di molti, sono estratti alcuni brani che mostrano la maestria compositiva di Corteccia, che riesce a realizzare uno stile sacro che risente, specialmente per i testi legati alla passione di Cristo, dell’espressività semplice del primo madrigale, dove ormai prende forma uno stile nuovo, lontano da certe complessità dell’antico stile fiammingo. In questa ricostruzione alcuni Responsori sono stati inseriti in punti specifici del testo, creando dei momenti più meditativi, che sospendono per un momento la narrazione per stimolare una riflessione sui vari momenti della vicenda. Questa organizzazione composita, che in qualche modo appartiene all’ambito della musica sacra, sintetizza tendenze diverse che dalla sacra rappresentazione contribuiranno alla progressiva formazione dello stile oratoriale. E potrebbe condividere il modus operandi con una serie di altre manifestazioni coeve, per esempio gli Intermedi, che hanno avuto un lungo seguito a Firenze e non solo, sfociando, sia pur in modo diverso, nelle forme di drammaturgia che caratterizzeranno certe celebrazioni civili e religiose della fine del ‘500 e dei secoli successivi.
Fabio Lombardo


Note al testo

1. Biblioteca dell’Opera di Santa Maria del Fiore, manoscritto AM.II 45, cc. 5v-18r
2. nella Passione secondo Giovanni presente nello stesso manoscritto i brani sono complessivamente 16.
3. Mario Fabbri, “La vita e l’ignota opera-prima di Francesco Corteccia musicista italiano del Rinascimento (1502-1571)”, in Chigiana, serie 2, vol. XXII (1965), pp. 214-215
4. La Bibia nuovamente tradotta dalla Hebraica verità in lingua thoscana per Maestro Santi Marmochino Fiorentino dell’ordine de predicatori della prouincia Romana, Venezia, Eredi di Lucantonio Giunta, 1538 “Il nuovo testamento” capp. XVI E XVII, pp. 10R-11V
5. “Non si maravigli V. S. R. se aviam trasferito in lingua materna la prima opera nostra, perché aviam previsto il primo tratto al commune desiderio di molte persone che m’hanno richiesto così, e perché la maggior parte della Italia non hanno la lingua latina, è miparso proveder prima a quelli transferendo la Bibia in lingua toscana”. (da un dedicatorio del Marmochino, citata in Lisa Saracco, “Aspetti eterodossi della «Bibbia nuovamente tradotta dalla hebraica verità in lingua thoscana» di Santi Marmochino: risultati di una ricerca”, in Dimensioni e problemi della ricerca storica, VI, 2003, 2, p. 98
6. Responsoria omnia quintae ec sextae feriae sabbatique maioris hebdomadae paribus vocibus a Francisco Corticio florentino …- Venezia, A.Gardano, 1570


L’HOMME ARMÉ
direttore Fabio Lombardo
voce recitante Pietro Bartolini


Una produzione EMA Vinci records a cura di EMA Vinci service

Giuseppe Scali sound designer
Marco Cardone sound engineer
Riccardo Magnani assistente e fonico che ha curato la registrazione

Progetto grafico di
Giuseppe Scali e Fabio Lombardo

Copertina
ICASTIC – Firenze