Una Passione a Firenze in anni travagliati
La produzione artistica, che ha già reso la città famosa in tutta Italia e in Europa, ha un rallentamento ma non si ferma: solo per fare un esempio relativo all’architettura, negli stessi anni Michelangelo Buonarroti si dedica alla costruzione della Biblioteca Laurenziana, alla Sagrestia nuova di S.Lorenzo, oltre a varie fortificazioni difensive. Anche la musica ha risentito delle vicende turbolente che hanno maggiormente colpito l’ambito religioso, soprattutto dall’avvento di Savonarola in poi. Molti dei musicisti che operavano in città fino agli anni ‘90 del Quattrocento sono andati via perché le cappelle musicali sono state quasi dismesse all’inizio del secolo; il vecchio Heinrich Isaac, “Arrigo il tedesco” è morto nel ‘17; il più giovane Bernardo Pisano, formatosi a Firenze si trasferisce a Roma nella cappella papale. Eppure in città si fa ancora musica polifonica anche se con meno risorse ed energie rispetto allo splendore del periodo laurenziano. Anzi negli anni ’20 comincia a svilupparsi uno nuovo stile musicale, influenzato anche da altri ambienti cortigiani italiani, che darà origine alla fortunata stagione del madrigale, che si diffonderà in tutto il continente fino ai primi decenni del ‘600.
In questi anni travagliati ma evidentemente non sterili, un giovane sacerdote fiorentino, Francesco Corteccia, compone delle musiche polifoniche per la liturgia della Settimana Santa: una prima Passione polifonica per il Battistero di S.Giovanni, basata sul Vangelo di Giovanni (1527) e una seconda per la Basilica di S.Lorenzo su quello di Matteo (1532). Queste composizioni sono le prime testimonianze nella produzione cinquecentesca di Passiones polifoniche in cui una parte consistente del testo viene realizzata polifonicamente, un primato per la cronologia e la fortuna del repertorio italiano fiorito nel trentennio successivo (dalla Passio di Innocenzo De Albertis a quelle di Giovanni Nasco e Paolo Aretino). Conservate entrambe in due manoscritti dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Firenze, la seconda Passione mette in musica una consistente selezione del testo di Matteo, in uno stile molto particolare che privilegia soprattutto l’omofonia, uno stile semplice che restituisce la comprensibilità del testo in una forma che, soprattutto in certi punti, acquista un potenziale drammatico nuovo per l’epoca. Uno stile semplice che, nonostante la raffinatezza delle relazioni armoniche, sembra adatto a “raccontare” in musica anche per un uditorio meno colto delle raffinate elite locali. Un uditorio che, visti i tempi, probabilmente si immedesimava in questa storia universale, risconoscendovi i temi della sofferenza, del tradimento, della violenza, del sacrificio, della giustizia. Temi che anche in quei tempi dovevano essere estremamente attuali.
Le sezioni presenti nel manoscritto fiorentino [1]. e ascritte al Passio sono le cosiddette turbae, cioé gli episodi in cui il testo è affidato a gruppi di interlocutori: i discepoli, i sacerdoti, i soldati o il popolo che assiste al processo e alla crocifissione. Si tratta di 20 brevi brani [2]. a quattro voci che rappresentano solo una parte delle interlocuzioni presenti nella narrazione della storia. Il primo brano non fa parte della narrazione ma costituisce il semplice esordio secondo l’uso liturgico, mentre l’ultimo brano, quello più lungo e articolato, è la parte finale del racconto, che termina con la sepoltura sorvegliata dai soldati. Nella ricostruzione di questa passione è stata seguita l’ipotesi a suo tempo avanzata da Mario Fabbri [3]., secondo cui a Firenze, ancora negli anni prima della Controriforma, il Passio non veniva letto o cantato solo in ambito strettamente liturgico ma anche in altre circostanze secondo una prassi diffusa tra le Compagnie dei Laudesi. La parte dell’Evangelista, cioé la parte preponderante del racconto, viene quindi letta in lingua volgare, usando una traduzione curata dal domenicano Santi Marmochino e pubblicata a Venezia nel 1538 [4].. La maggior parte del testo, non cantato secondo il tono della lectio, viene letto solennemente secondo un’antica tradizione a cui accenna S.Agostino quando parla di “solemniter legere”. (È interessante notare i legami del Marmochino con Firenze: nato nei dintorni della città, ebbe qui la sua formazione nell’ordine domenicano, studiando greco, latino, ebraico e teologia proprio durante gli anni di Savonarola. Dopo la morte di quest’ultimo operò in diversi conventi toscani, ripassando da Firenze intorno al 1527. Si spostò successivamente a Venezia dove pubblicò alcune sue opere tra cui la “Bibia”, per poi ritornare a Firenze dove compose il “Dialogo in defensione della lingua thoscana”, rimasto manoscritto. A quanto pare era rimasto fedele all’insegnamento savonaroliano, ma anche un sostenitore della volgarizzazione dei testi sacri per permettere a coloro che non potevano comprendere il latino di capire le Scritture.) [5]
L’attenzione di Corteccia alla liturgia della Settimana santa, iniziata con la composizione delle due Passioni, rimane alta anche successivamente. Ne è testimonianza la realizzazione dell’intero ciclo dei Responsori che verrà pubblicato molto tardi [6], un anno prima della sua morte, quando era all’apice della sua carriera trascorsa interamente nella sua città di nascita, ormai riconosciuto come “musico del Serenissimo Cosimo de Medici” Duca di Toscana. Da questa monumentale opera, frutto del lavoro di molti, sono estratti alcuni brani che mostrano la maestria compositiva di Corteccia, che riesce a realizzare uno stile sacro che risente, specialmente per i testi legati alla passione di Cristo, dell’espressività semplice del primo madrigale, dove ormai prende forma uno stile nuovo, lontano da certe complessità dell’antico stile fiammingo. In questa ricostruzione alcuni Responsori sono stati inseriti in punti specifici del testo, creando dei momenti più meditativi, che sospendono per un momento la narrazione per stimolare una riflessione sui vari momenti della vicenda. Questa organizzazione composita, che in qualche modo appartiene all’ambito della musica sacra, sintetizza tendenze diverse che dalla sacra rappresentazione contribuiranno alla progressiva formazione dello stile oratoriale. E potrebbe condividere il modus operandi con una serie di altre manifestazioni coeve, per esempio gli Intermedi, che hanno avuto un lungo seguito a Firenze e non solo, sfociando, sia pur in modo diverso, nelle forme di drammaturgia che caratterizzeranno certe celebrazioni civili e religiose della fine del ‘500 e dei secoli successivi.
Fabio Lombardo
Note al testo
L’HOMME ARMÉ
direttore Fabio Lombardo
voce recitante Pietro Bartolini
Una produzione EMA Vinci records a cura di EMA Vinci service
Giuseppe Scali sound designer
Marco Cardone sound engineer
Riccardo Magnani assistente e fonico che ha curato la registrazione
Progetto grafico di
Giuseppe Scali e Fabio Lombardo
Copertina
ICASTIC – Firenze
REFERENCE
Libretto
- Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Matteum.
- Avendo finite Giesù tutte queste parole, disse a’ discepoli suoi: “Sapete voi che dopo duoi giorni si farà pasqua, et il figliuolo de l’huomo sarà tradito, accioché sia crocifisso!” Allora si congregorono i principi de sacerdoti, et gli scribi, et i vecchi del popolo ne la corte del principe de sacerdoti, il quale si chiamava Caipha, et feciono consiglio insieme: come pigliassino Giesù per inganno, et uccidessinlo. Et dicevano:
- Non in die festo. [Sacerdotes]
- Hora essendo Giesù in Bethania, ne la casa di Simone lebbroso: venne a’ quello una donna, che aveva un vaso d’alabastro d’unguento prezioso, et sparselo sopra il capo di quello, che giaceva. Et veggiendo i discepoli suoi, si sdegnorno dicendo:
- Ut quod perditio hec? Potuit enim enguentum istud venumdari multo et dari pauperibus. [Discipuli Christi]
- Et conoscendo Giesù, disse loro: “Perché siete voi molesti a’ questa donna? perche ha fatto buona opera in me. Perché sempre harete i poveri con esso voi, ma non harete me sempre: perché spargendo questa tale unguento sopra il corpo mio, l’ha fatto a’ sepelirmi. Io in verità vi dico: dovunque predicato sia questo evangelio in tutto il mondo, si dirà quello che ha fatto questa in sua memoria.” Allora se ne andò uno de dodici, che si chiama Iuda iscariote, a’ principi de sacerdoti, et disse loro: “Che mi volete voi dare, et io ve lo darò?” Et quegli gli assegnarono trenta argenti. Et di poi cercava l’occasione come lo tradisse.
Et nel primo dì degli azimi, vennono i discepoli a Giesù, dicendo:
- Ubi vis paremus tibi commedere Pascha? [Discipuli Christi]
- Et esso disse: “Andate ne la citta a’ uno certo, et ditegli: ‘Il maestro dice, il tempo mio è presso, io fo la pasqua appresso di te co discepoli miei.'” Et i discepoli feciono come impose loro Giesù: et apparecchiorno la pasqua. Et fatto sera: s’era posto a’ tavola co dodici. Et mangiando quegli, disse: “Io in verità vi dico, che uno di voi mi tradirà.” Et essendosi grandemente contristati, cominciorongli ciascuno di essi a dire: “Oh sono io signore?” Ma esso rispondendo, disse: “Quello che intinge la mano meco nel piatto: questo mi tradirà. Certamente il figliuolo de l’huomo va come è stato scritto di quello. Ma guai a’ quello huomo, per il quale il figliuolo de l’huomo sarà tradito. Egli era bene per lui, se non fusse nato quell’huomo.” Et rispondendo Iuda, il quale lo tradì, disse: “Oh, sono io desso Rabbi?” et dissegli: “Tu l’hai detto.” Et cenando quegli prese Giesù il pane, et benedicendo lo spezzo, et dettelo a’ discepoli suoi, et disse: “Pigliate, et mangiate. Questo è il corpo mio.” Et pigliando il calice, rendute le gratie, lo dette loro, dicendo: “Bevete di questo tutti. Perche questo è il mio sangue del nuovo testamento, che si sparge per molti in remissione de peccati. Et dicovi, io non berrò di questo frutto di vite infino a quel di’, quando io lo berrò con esso voi nuovo nel regno del padre mio.” Et detto uno hymno, se ne andorno nel monte de gli ulivi.
- In monte Oliveti oravit ad Patrem: Pater si fieri potest, transeat a me calix iste. Spiritus quidem promptus est: caro autem infirma. Fiat voluntas tua. V. Vigilate et orate, ut non intretis in tentationem.
- Spiritus…
- Allora dice a’ quegli Giesù: “Voi tutti in questa notte vi scandalizerete in me. Perché egli è scritto ‘Io percoterò il pastore et le pecore del gregge sieno disperse.’ Et poi che io sarò resuscitato, io vi andrò innanzi in Galilea.” Et rispondendo Pietro gli disse: “Et se tutti si sieno scandalizati in te, io mai non mi scandalizerò.” Giesù gli disse: “Io in verità ti dico che in questa notte, prima che il gallo canti, tu mi negherai tre volte.” Pietro gli disse: “Anchora se mi bisognassi morire teco, io non ti negherò.” Similmente anchora dissono tutti i discepoli. Allora venne Giesù con quegli in un luogo che si chiama Gethsemani, et disse a’ discepoli: “Sedete qui fino a’ tanto che io vada quivi, et ori.” Et preso Pietro, et i duoi figliuoli di Zebedeo, cominciò a’ contristarsi, et essere mesto. Allora disse à quegli Giesù: “Trista è l’anima mia infino à la morte. Restate qui, et vigilate con esso meco.”
- Tristis est anima mea usque ad mortem: sustinete hic, et vigilate mecum, nunc videbitis turbam quae circumdabit me. Vos fugam capietis et ego vadam immolari pro vobis. V. Ecce appropinquat hora et filius hominis tradetur in manus peccatorum.
- Vos fugam …
- Et lontanandosi alquanto, si gittò giu con la faccia, orando, et dicendo: “Padre mio, s’egli è possibile, passi da me questo calice. Tutta volta, non come io voglio, ma come tu.” Et venne a’ discepoli suoi, et trovògli che dormivano, et disse a Pietro: “A questo modo non potesti vigilare meco una hora! vigilate et orate, accioché voi non entriate in tentatione. Lo spirito certamente è pronto, ma la carne è inferma.” Di nuovo la seconda volta se andò, et orò, dicendo: “Padre mio se questo calice non può passare, se io non lo beo, sia fatta la tua volontà.” Et venne di nuovo, et trovogli che dormivano, perché gli occhi loro erano gravati. Et lasciatigli di novo se ne andò, et orò la terza volta, dicendo le medesime parole. Allora venne a’ discepoli suoi, et disse loro: “Dormite hormai, et riposatevi: ecco che si è appropinquata l’hora: et il figliuolo de l’huomo sia dato ne le mani de peccatori. State su andiamo, ecco che si è appropinquato chi mi tradisce.”
- Ecce vidimus eum non habentem speciem neque decorem: aspectus eius in eo non est. Hic peccata nostra portavit et pro nobis dolet. Ipse autem vulneratus est propter iniquitates nostras. Cuius livore sanati sumus. V. Vere languores nostros ipse tulit et dolores nostros ipse portavit.
- Cuius livore…
- Et ecco Iuda, uno de dodici, venne et con lui molta turba, con coltelli, et legni, mandati da principi de sacerdoti, et vecchi del popolo. Et quello che lo tradiva dette loro il segno, dicendo: “Qualunque io bacerò, esso è pigliatelo.” Et subito venendo à Giesù, disse: “Dio ti salvi Rabbi” et baciollo. Et Giesù gli disse: “Amico, à cosa vieni tu?” Allora accostatisi, mettono le mani addosso à Giesù, et prendonlo. Et ecco uno di quegli che erano con Giesù, distendendo la mano, cavò fuora il suo coltello, et percotendo il servo del principe de sacerdoti, gli tagliò l’orecchio. Allora gli disse Giesù: “Ritorna il tuo coltello nel luogo suo, perché tutti quegli che pigliano il coltello, di coltello periscono. Pensi tu che io non possa pregare il padre mio, et darammi piu che dodici legioni di angeli? In che modo adunque si adempiranno le scritture: che così bisogna che si faccia?” In quella hora, disse Giesù a le turbe: “Voi siate usciti come a uno ladrone con gli coltelli, et con legni, a pigliarmi. Io tutto il giorno sedevo appresso di voi, insegnando nel tempio, et non mi pigliasti.” Et tutto questo fu fatto, accioché si adempiessino le scritture de propheti. Allora tutti i discepoli, lasciatolo, fuggirno.
- Omnes amici mei dereliquerunt me, et praevaluerunt insidiantes mihi: tradidit me quem diligebam. Et terribilibus oculis plaga crudeli percutientes: aceto potabant me. V. Inter iniquos projecerunt me et non pepercerunt animae meae.
- Et terribilibus…
- Et quegli tenendo Giesù, lo menarono à Caipha principe de sacerdoti, dove gli scribi et vecchi s’erano ragunati. Et Pietro lo seguitava di discosto, infino a’ la corte del principe de sacerdoti, et entrato dentro, sedeva co ministri, per vedere il fine. Et i principi de sacerdoti, et vecchi, et tutto il concilio, cercavano falso testimonio contra Giesù, accioché lo facessino morire, et non trovavano, et avegna che venissimo molti falsi testimoni, non trovarono. Et ultimamente vennero duoi falsi testimoni, et dissono:
- Hic dixit: «Possum destruere templum Dei et post triduum rehedificare illud». [Duo turbarum]
- Et levandosi il principe de sacerdoti, gli disse: “Tu non rispondi cosa alcuna? Che testificano questi contra di te?” et Giesù taceva. Et il principe de sacerdoti, rispondendo gli disse: “Io ti scongiuro per Dio vivo, che tu dica se tu sei Cristo figliuolo d’Iddio.” Giesù li dice: “Tu l’hai detto. Di piu io vi dico, fra poco voi vedrete il figliuolo de l’huomo sedendo a’ la destra de la virtu d’Iddio, et venendo ne le nugole del cielo.” Allhora il principe de sacerdoti si stracciò i vestimenti, dicendo: “Egli ha bestemmiato, che più habbiamo bisogno di testimoni? Ecco che hora voi avete udito la bestemmia di quello. Che cosa vi pare?” Ma quegli rispondendo dissono:
- Reus est mortis! [Turbarum voces]
- Allhora sputorno ne la faccia sua, et dettogli de le ceffate. Et altri gli percossono con le mani il volto suo dicendo:
- Prophetiza nobis, Christe! Quis est qui te percussit? [Turbarum voces]
- Et Pietro sedeva fuori ne la corte, et venne a lui una serva, dicendo: “Et tu eri con Giesù Galileo?” Et quello negò in presenza di tutti, dicendo: “Io non so quello che tu dì.” Et uscito quello in su la porta, un’altra il vidde, et dice à quegli che erano quivi: “Et questo era con Giesù nazareno.” Et di novo negò con giuramento “io non ho conosciuto questo huomo”. Et poco dopo, venendo quegli che stavano ivi, dissono à Pietro:
- Vere et tu ex illis es! Nem et loquela tua manifestum te facit. [Turbarum voces]
- Allhora comincio à detestare, et giurare, che non conosceva quell’huomo, et subito il gallo cantò, et Pietro si ricordò de la parola del Signore, il quale gli haveva detto ‘Prima che il gallo canti, tu mi negherai tre volte’, et uscito fuora, pianse amaramente.
- Caligaverunt oculi mei a fletu meo quia elongatus est a me, qui consolabatur me. Videte omnes populi si est dolor similis sicut dolor meus. V. O vos omnes qui transitis per viam, attendite et videte.
- Si est dolor…
- Et fatta la mattina, feciono consiglio tutti i principi de sacerdoti, et vecchi del popolo contra Giesù, per farlo morire. Et menoronlo legato, et dettolo à Pontio Pilato presidente. Allora veggiendo Iuda, quello che l’havea tradito, che gli era dannato, pentitosi, riportò i trenta argenti à principi de sacerdoti, et a vecchi, dicendo: “Io ho peccato, tradendo il sangue innocente.” Et quegli dissono:
- Quid ad nos? Tu videris. [Sacerdotes]
- Et gittati gli argenti nel tempio, ritornò à drieto, et andatosene, si appiccò per la gola. Ma i principi de sacerdoti presi gli argenti dissono:
- Non licet eos mittere in corbonam quia precium sanguinis est. [Sacerdotes]
- Ma fatto consiglio, comperarono di quegli il campo d’uno vasellaio per la sepoltura de forestieri. Per questo è stato chiamato quel campo ‘campo di sangue’ infino à questo giorno. Allora si adempié quello che fu detto per Ieremia propheta, dicendo ‘Et presono trenta argenti, prezzo de lo apprezzato, il quale essi pregiorno da figliuoli di Israel, et dettogli nel campo del vasellaio, come mi constituì il Signore.’
- Vinea mea electa, ego te plantavi. Quomodo conversa es in amaritudinem, ut me crucifigeres et Barabbam dimitteres. V. Sepivi te et lapides elegi ex te et aedificavi turrim.
- Quomodo conversa es…
- Hora Giesù stette avanti al presidente, et il presidente lo interrogò, dicendo: “Tu sei re dei Iudei?” Giesù gli dice: “Tu il di’”. Et essendo accusato da principi de sacerdoti, et vecchi, niente rispose. Allora gli dice Pilato: “Non odi tu quanti testimoni dicano contra di te?” Et non gli rispose a parola alcuna, in modo che il presidente si meravigliava grandemente. Et nel dì de la festa, era solito il presidente lasciare uno prigione, quale essi havessino voluto, et aveva allora uno prigione famoso chiamato Barraba. Adunque congregati questi, disse loro Pilato: “Qual volete che io vi lasci, Barraba ò Giesù che si chiama Cristo?” Poiché sapeva che per invidia glielo havieno dato ne le mani. Et sedendo quello pro tribunali, mandò a lui la sua moglie, dicendo: “Non fare dispiacere à quel giusto, perche molte cose ho patito hoggi in sogno per quello.” Ma i principi de sacerdoti, et i vecchi persuasino à popoli che chiedessino Barraba, et facessino morire Giesù. Et rispondendo il presidente, disse loro: “Quale volete voi de duoi che io vi lasci?” et quegli dissono:
- Barabbam! [Turbarum voces]
- Pilato dice loro: “Che adunque farò io a Giesù, che si chiama Cristo?” Tutti dicano:
- Crucifiggatur! [Turbarum voces]
- Il presidente disse loro: “Che male ha egli fatto.” et quegli maggiormente gridavano, dicendo:
- Crucifiggatur! [Turbarum voces]
- Et veggiendo Pilato che nulla gli giovava, ma più presto si faceva tumulto, presa l’acqua, si lavò le mani in presenza del popolo, dicendo: “Io sono innocente del sangue di questo giusto. Voi vedrete.” Et rispondendo, tutto il popolo disse:
- Sanguis eius super nos et super filios nostros! [Turbarum voces]
- Allora lasciò a quegli Barraba, et dette Giesù flagellato, accioché fusse crocifisso. Allora i soldati del presidente pigliando Giesù nella corte, gli congregorno intorno tutta la compagnia, et spogliandolo, gli mettono à torno una vesta militare rosata. Et facendogli una corona di spine, gliela posono sopra il capo, et una canna ne la destra sua, et inginocchiati avanti a quello, lo schernivano, dicendo:
- Ave, Rex Iudeorum! [Milites]
- Et sputando in quello, presono la canna, et percuotevangli il capo. Et poi che l’hebbono schernito gli spogliorno la veste militare, et vestirono de suoi vestimenti, et menoronlo a crocifiggerlo. Et uscendo, trovorno un’huomo cireneo, per nome Simone, e questo constrinsono che togliesse la croce sua, et vennono nel luogo che si chiama Golgotha. Che è detto luogo di Calvaria. Et dettogli bere aceto mescolato con fiele, et gustandolo non volle bere. Et avendolo crocifisso, divisono i suoi vestimenti, mettendo la sorte, à fin che si adempisse quello che si è detto per il propheta ‘Sonosi divisi i miei vestimenti, et messo la sorte sopra la vesta mia.’ Et sedendo lo guardavono quivi. Et posono disopra il capo di quello la causa sua scritta ‘Questo è Giesù re dei Giudei.’ Allora sono crocifissi con quello duoi ladroni, uno da la destra et uno da la sinistra. Et quegli che passavono lo bestemmiavano, movendo i capi loro, et dicendo:
- Vah! Qui destruis templum Dei et in triduo illud rehedificas, salva te metipsum. Si Filius Dei es, descende de cruce! [Aliqui turbarum]
- Similmente anchora i principi de sacerdoti schernendolo, con gli scribi, et vecchi dicevano:
- Alios salvos fecit. Se ipsum non potest salvum facere! Si Rex Israel est, descendat nunc de cruce et credimus ei! Confidit in Deo: liberet eum nunc, si vult! Dixit enim quia: «Filius Dei sum!». [Sacerdotes]
- Et questo medesimo anchora gli improperavano i ladroni, i quali erano stati crocifissi seco. Et da la sesta hora: si fece tenebre sopra l’universa terra, infino a l’hora nona. Et circa à l’hora nona, gridò Giesù con gran voce dicendo: “Eli: Eli: lammahhazabatani!” Cioé ‘Iddio mio, Iddio mio: Perché mi hai abbandonato?’ Et certi che stavono quivi dicevano:
- Heliam vocat iste! [Aliqui turbarum]
- Et subito correndo uno di quegli prese la spugna, la empié di aceto, et posela sopra una canna, et davagli da bere. Ma gli altri dicevano:
- Sinite! Videamus an veniat Helias liberans eum! [Aliqui turbarum]
- Et Giesù di nuovo gridando con alta voce, mandò fuori lo spirito.
- Tenebrae factae sunt, dum crucifixissent Iesum iudaei, et circa horam nonam exclamavit Iesus voce magna: “Deus neus, ut quid me dereliquisti”? Et inclinato capite, emisit spiritum. Exclamans Iesus voce magna, ait: “Pater, in manus tuas commendo spiritum meum”.
- Et inclinato …
- Et ecco il velo del tempio si divise in due parti, da la sommità infino à basso, et la terra tremò, et e le pietre si spezzorno, et i monumenti si aprirno, et molti corpi di fanti che dormivono, risuscitorno, et uscendo de monumenti, dopo la resurrettione di quello, vennono nella città santa, et apparirono a molti. Ma il centurione, et quegli che erano seco che guardavano Giesù, visto il tremoto, et quelle cose che si facevano, grandemente temerno, dicendo:
- Vere filius Dei erat iste! [Milites]
- Et erano quivi molte donne guardando da longe, le quali avevano seguitato Giesù da Galilea, ministrandogli, fra le quali era Maria Magdalene, et Maria di Iacopo, et la madre di Iosè, et la madre de figliuoli di Zebedeo. Et essendosi fatto sera, venne un huomo riccho, da Arimathia, per nome Ioseph, il quale era anchora egli discepolo di Giesù. Questo andato à Pilato, gli chiese il corpo di Giesù. Allhora Pilato comandò che gli fusse renduto il corpo. Et preso il corpo Ioseph, lo rinvolse in uno lenzuolo bianco, et poselo nel suo monumento nuovo il quale egli aveva cavato ne la pietra, et rivoltato uno gran sasso à l’uscio del monumento, andò via. Et quivi Maria Magdalene, et l’altra Maria sedendo a l’incontro del sepolchro
- Altera autem die, que est post Parasceve, convenerunt principes sacerdotum et pharisei, ad Pilatum dicentes: [Chronista] “Domine, recordati sumus quia seductor ille dixit adhuc vivens ‘Post tres dies resurgam’. Jube ergo custodiri sepulcrum usque in diem tertium, ne forte veniant discipuli eius et furentur eum et dicunt plebi ‘Surrexit a mortuis!’. Et erit novissimus error pejor priore”. [Sacerdotes] Ait illis Pilatus: [Chronista] “Habetis custodiam. Ite, custodite sicut scitis”. [Pilatus] Illi autem abeuntes, munierunt sepulcrum signantes lapidem cum custodibus. [Chronista]
L’Homme Armé — Fabio Lombardo La Passione secondo Matteo di Francesco Corteccia – EMA Vinci classica
17 Ottobre 2021 WSIMAG.COM/La-prima-passione-di-francesco-corteccia (Francesca Joppolo)
