HORN MEMORIES – Natalino Ricciardo

01. L A U D A T I O – Bernhard Krol
02. 6 STUDI SERIALI (N.1) – Pietro Righini
03. FANTASY FOR HORN – Malcom Arnold
04. APPEL INTERSTELLAIRE – Olivier Messiaen

05. PARABLE VIII – Vincent Persichetti
06. ESPAÑA – Vitaly Buyanovsky
07. COR LEONIS – Stephen Dodgson
08. CONCERT ETUDE – Esa-Pekka Salonen
09. M E M O R A N D U M – Giorgio Colombo Taccani

10. INVOCAZIONE AL DESERTO – Sandro Montalto

 

 



 

Nel Novecento i compositori si sono spesso impegnati nella composizione di brani per strumento a fiato solo, dando loro nuova linfa e una nuova immagine e allo stesso tempo studiandone a fondo le possibilità tecniche ed espressive. Cicli come le Parable di Persichetti, i Canto di Adler o le Sequenze di Berio, per non citare che alcuni casi, sono vere e proprie enciclopedie dove non raramente vengono sperimentate per la prima volta possibilità inedite, solitamente in collaborazione con grandi strumentisti che hanno avuto un ruolo fondamentale in questo processo di evoluzione. Altre volte si è dato il caso di compositori che hanno voluto esprimere un legame particolare con un certo strumento, o hanno saputo esaudire le richieste di un esecutore, scrivendo brani più isolati nella propria produzione ma diventati parte integrante del repertorio più amato.

Horn Memories attinge a questi due tipi di situazione proponendo un programma che in maniera trasversale affronta brani scritti nell’ultimo mezzo secolo, alcuni molto noti e alcuni sicuramente nuovi per la maggior parte degli ascoltatori, più due novità assolute dedicate a Natalino Ricciardo e composte per questa occasione.

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 Appel Interstellaire di Olivier Messiaen (1908-1992), parte della composizione per grande orchestra Des canyons aux étoiles… commissionata nel 1971 per celebrare il bicentenario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, fu scritto inizialmente come brano autonomo in memoria dell’allievo Jean-Pierre Guézec. Tramite l’imitazione di canti di uccelli, tecniche estese e grandi vuoti vuole evocare spazi sconfinati e pervasi di silenzio e rappresentare l’angoscia dell’uomo che grida verso il cielo e chiede a Dio (colui che sa chiamare ogni stella con il proprio nome, come dice la citazione dal Salmo 146) una risposta.

Fantasy for Horn op. 88 di Malcom Arnold (1921-2006), del 1966, sfrutta, con la tipica scrittura tradizionale ma ricca di fantasia dell’autore inglese (capace di mascherare con la sua gradevolezza una notevole serie di difficoltà tecniche), diverse risorse espressive dello strumento: si passa con stringatezza da movimenti di danza a episodi solenni, da vere e proprie invocazioni a brevi fanfare.

Vincent Persichetti (1915-1987), compositore e insegnante americano, ha dedicato a vari strumenti (principalmente soli) una serie di venticinque interessanti brani ciascuno chiamato Parable. Il numero VIII op. 120 per corno (1973) sa conciliare, come gli altri, una notevole esplorazione delle possibilità timbriche dello strumento e l’uso di alcune tecniche poco consuete, nonché intervalli e ritmi complessi, con una insopprimibile vocazione al canto e una evidente solidità e chiarezza della forma.

Pietro Righini (1907-2002) è stato cornista presso alcune orchestre, poi insegnante di strumento al Conservatorio di Torino e di acustica musicale al Conservatorio presso Santa Cecilia. Noto soprattutto per quest’ultima attività, essendo anche autore di importanti pubblicazioni sull’acustica, la storia della musica antica ed extraeuropea e altri argomenti, è stato anche autore di alcune composizioni come i 6 studi seriali per corno solo del 1965, pensati per gli studenti e sviluppati con un linguaggio dodecafonico.

Bernhard Krol (1920-2013), cornista tedesco che lavorò presso la Filarmonica di Berlino, l’Orchestra Sinfonica della Radio di Stoccarda e altre istituzioni, è stato un prolifico compositore legato, nonostante sia stato allievo di Josef Rufer, alla scuola tonale (Reger, Hindemith…) e interessato principalmente alla musica sacra e per fiati. Laudatio (1965), scritto per Hermann Baumann, è basato sul tema del Te Deum gregoriano e conserva in tutto il percorso breve e compatto un tono solenne snodato fra citazioni del canto sacro, rintocchi (la campana all’inizio della seconda sezione) e intervalli ricorrenti.

España di Vitaly Buyanovsky (1928-1993), apprezzato cornista e insegnante russo, fa parte di Four Improvisations (from Traveling Impressions), un’ampia serie di brani composta nel 1977 che rievoca la musica popolare di alcuni paesi riuscendo a cogliere l’essenza di danze e tradizioni senza mai limitarsi a calchi e citazioni bensì restituendo tramite tecniche esecutive, ritmi e scale la quintessenza delle varie esperienze di ascolto fatte.

Il compositore britannico Stephen Dodgson (1924-2013) è noto per la sua prolificità, che ha toccato tutti i generi musicali, e per il lavoro su strumenti meno consueti (come il flauto dolce e il baryton) nonché per le molte pagine dedicate alla chitarra e al clavicembalo. Il suo stile, essenzialmente tradizionale e tonale, non è mai banalmente adagiato su schemi noti e indaga con curiosità le caratteristiche idiomatiche degli strumenti. Cor leonis (1990) richiama nel titolo la stella più luminosa della costellazione del Leone (nota anche come Regolo).

Concert Etude (2000) di Esa-Pekka Salonen (1958), cornista, noto direttore d’orchestra e compositore, è un brano virtuosistico che dimostra una approfondita conoscenza delle sue risorse tecniche e timbriche, ma ne esalta anche la capacità di dare vita a un canto ampio e suggestivo. Il titolo del brano, scritto per l’“Holger Fransman Memorial Competition” (Fransman fu il suo maestro di corno), vuole essere un omaggio ai brani virtuosistici (“Konzert-Etüden”) che secondo una sua stessa dichiarazione al termine degli studi il giovane Salonen affrontava con un certo timore.

In Memorandum (2021) di Giorgio Colombo Taccani (1960) si muove, dando vita a uno scenario ansioso e mutevole, un personaggio caratterizzato da due atteggiamenti opposti: da una parte assertività pungente arroccata attorno a un numero ristretto di altezze ripetute ossessivamente, dall’altra l’improvviso disincanto di alcuni stanchi glissando. Nove saranno in tutto le entrate in scena di questo personaggio, dapprima arricchite da nuove gestualità sempre più aggressive, come ricordi riaffioranti alla memoria, poi, dopo un culmine di tensione, sempre più incerte e spente fino a perdersi, nell’epilogo della narrazione, nel registro più grave dello strumento. Memorandum è stato scritto per Natalino Ricciardo ed è a lui dedicato. (G.C.T.)

Con Invocazione al deserto (2021) di Sandro Montalto (1978) fa la sua comparsa un nuovo strumento, antenato di quello che abbiamo ascoltato fino ad ora: il corno naturale. Il brano è dedicato a Natalino Ricciardo, il quale ha voluto omaggiare uno strumento di nobile tradizione solitamente riservato alla musica antica. Si tratta di un pezzo piuttosto ampio e dal carattere evocativo che integra l’utilizzo di un vocabolario tradizionale (la fanfara, la caccia…) e tecniche estese, giocando qua e là con minime citazioni testuali (Mahler, Wagner) che diventano materiale sottoposto a propagazione e mutazione. Alla base di tutto il brano stanno una certa idea di “richiamo” e la caratteristica principale dello strumento ossia la presenza di suoni che possono essere eseguiti solo aperti o solo chiusi i quali vengono considerati come due mondi che a tratti si contrappongono e a tratti tentano di compenetrarsi.

a cura di Sandro Montalto