MIRRORS – Duo Atzori Brunini

Nuccio D’Angelo
MIRRORS

Alvaro Company
DUETTI DEL QUADRIFOGLIO op. 32

festa – pastorale – bachiana – mantra postludium

Reginald Smith-Brindle
SUITE N° 1

ostinatos – cantilena – chaconne

Umberto Bombardelli
RISING

Saverio Rapezzi
Mad

Eduardo Caballero
REEN

Girolamo Deraco
CELIA


Duo Atzori Brunini

Dario Atzori suona una chitarra del liutaio Andrea Tacchi
Giacomo Brunini suona una chitarra del liutaio Alan Wilcox


Il disco è stato registrato negli studi di EMA Vinci service e successivamente in sedi private (causa Covid-19)

Sound Designer Giuseppe Scali
Sound Engineer Marco Cardone e Riccardo Magnani
Masterizzazione EMA Vinci service
Progetto grafico, impaginazione e Fotografie Riccardo Magnani

Etichetta EMA Vinci L&C
© 2020 Copyright EMA Vinci 70217
℗ 2020 Produttore EMA Vinci records
Data di Pubblicazione 18 Ottobre 2020


Due chitarre allo specchio sonoro

Due chitarre che reciprocamente si ascoltano allo specchio sonoro, uno specchio che riflette nel presente il passato, la grande tradizione della musica colta occidentale e le aperture verso confini più ampi, che permette di vedere le due facce della contemporaneità, quella della ricerca di soluzioni strumentali e compositive nuove e quella di una rinnovata esigenza di comunicazione. Nel rispecchiarsi si crea un dialogo continuo, una narrazione di ciò che sta avvenendo nel presente, sondandone le fondamenta e le origini ma cercando anche di intravedere prospettive nuove.

Scrivere per chitarra non è facile per la particolare diteggiatura dello strumento, comporre per il duo chitarristico è ancora più complesso e, infatti, è stato un fatto raro, almeno fino a qualche anno fa. Ma da qualche tempo, grazie anche a giovani interpreti, il repertorio del duo chitarristico si è ampliato ed è diventato sempre più interessante, come dimostra questo bel cd di Atzori-Bunini.

Mirrors è stato composto nel 2008 e revisionato nel 2018, espressamente per il duo Atzori-Brunini. Dal punto di vista formale si tratta di una fantasia dove appaiono dei chiari elementi tematici, proposti e sviluppati a turno dai due interpreti, quasi un gioco di specchi, ma senza le implicazioni e il rigore che la tradizione compositiva (soprattutto barocca) potrebbe suggerire. D’Angelo, che è un grande chitarrista, fa in modo che i due interpreti si lancino vicendevolmente le loro idee musicali, per poi svilupparle, creando un omogeneo clima espressivo, realizzato soprattutto dal colore armonico. È richiesta cantabilità ed espressione agogica flessibile, istanza perfettamente realizzata dai due interpreti.

Alvaro Company è stato uno dei grandi maestri della chitarra del secondo Novecento, qui viene proposto un brano recente, del 2015, Duetti del Quadrifoglio, suddivisi in 4 parti Festa, Pastorale, Bachiana, Mantra postludium. I titoli dei vari movimenti ci descrivono quelli che sono sempre stati i modelli espressivi e compositivi di Company, l’eleganza di una festa, l’amore per la natura di una pastorale, la passione per Bach, l’attrazione per le esperienze spirituali orientali del mantra. Il tutto scritto con raffinata chiarezza e realizzato con giusta linearità.

Reginald Smith-Brindle era un compositore inglese che giunse a Firenze durante la seconda guerra mondiale e lì rimase, partecipando alla creazione della Schola fiorentina (con lo stesso Company, Prosperi, Benvenuti, Bartolozzi, Bussotti). Smith-Brindle fu ottimo chitarrista e questa composizione, Suite n. 1, ci dimostra la sua conoscenza dello strumento e la sua creatività. La Suite è formata da OstinatosCantilenaChaconne. Il primo movimento è un ostinato, dove piccoli elementi passano da una chitarra all’altra, con vari altri elementi che movimentano il pezzo donandogli un bel respiro. La seconda sezione è una sorta di filastrocca molto poetica, mentre la terza riprende l’andamento dell’antica danza, con delicati richiami fra le due chitarre. Brano classicheggiante e suonato con la dovuta nitidezza.

Umberto Bombardelli ha scritto molto per chitarra, diventata, negli ultimi anni uno dei suoi strumenti preferiti. Il titolo Rising sottolinea che nel brano prevalgono i movimenti ascendenti: dalle vere e proprie figurazioni melodiche, fino ai frequenti bending e ai glissando, ottenuti sfregando con le unghie la sesta corda dal capotasto in direzione del ponticello. Ascendente anche nel senso del prevalente ricorso al crescendo, a sfavore del diminuendo. Malgrado il voluto primeggiare dei moti ascendenti la forma del brano è ben equilibrata. La sonorità è luminosa, dal voluto tono antisentimentale, ottenuto in maniera originale sui diversi registri dello strumento e sulla loro combinazione. Pezzo curioso e godibile, inventivo e ottimamente eseguito.

Anche Saverio Rapezzi è un chitarrista, seppur da tempo ha abbandonato la pratica esecutiva per dedicarsi alla musica da film. Mad è però un brano squisitamente chitarristico: nella parte iniziale, elementi accordali e figure di 3 note si alternano con fresca inventiva, mentre nella seconda parte si aggiungono suoni isolati e altre figurazioni, sempre dimostrando un’assoluta padronanza dello strumento. L’inventiva sonora si appoggia sempre su una base ritmica in evidenza; piacevole l’ascolto e apprezzabile l’intesa fra Atzori e Brunini, del resto un duo collaudato e affidabilissimo.

Il brano del compositore messicano Eduardo Caballero, Reen, risente dell’attività multidisciplinare dell’artista di Città del Messico; è un lavoro dalla forte incidenza ritmica e dalla fantasia visionaria. Il ricorso alla tambora e al tapping rullante, a effetti ottenuti con gli armonici e con il plettro, con suoni oltre il capotasto o al ponticello, crea un suono frastagliato e con forte incidenza ritmica; inoltre, nel finale, una finestra con suoni ad libitum, vuol produrre un andamento variegato e bizzarro.

Celia è una squillante composizione di Girolamo Deraco che ne conferma uno stile personale. Si tratta di un pezzo para-teatrale, gestuale e con una drammaturgia sottaciuta, come la stragrande maggioranza di quelli di Deraco, con un tono ironico e burlesco, come quando spunta il suono di un richiamo per uccelli o di una paperella di plastica. Compare l’intento di non far mai voltare pagina agli interpreti, infatti, il pezzo è scritto per costringere i musicisti ad usare il tablet che ha ovviamente anche una funzione scenica. Finale esilarante!

Un plauso ai due interpreti sia per l’ottima resa delle esecuzioni sia per contribuire a incrementare e divulgare il repertorio chitarristico, in particolare quello del duo, con ottimi risultati.

Renzo Cresti


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