DALL’ALTO – Umberto Bombardelli

L’album nasce dal desiderio di testimoniare alcuni risultati artistici nati dalla stretta e sempre felice collaborazione con alcuni dei maggiori interpreti sulla scena musicale internazionale o con giovani e promettenti musicisti, coraggiosamente attivi nel difficile settore della Musica Nuova. Di conseguenza, il programma è costituito prevalentemente da brani solistici o per piccole formazioni.

Il titolo che ho voluto dare all’album sottende alcune ragioni, di valore in fondo privato, che potrebbero forse interessare chi si metterà all’ascolto delle dodici tracce in programma.

Si tratta innanzitutto di una panoramica (non a caso il quadro di Donata Bonanomi che costituisce la copertina porta il titolo di “Vista aerea 2013”); uno sguardo dall’alto appunto, su tanti anni di attività compositiva. Tra il 2004 e il 2019 (anno di composizione di Along the hidden line per sax baritono e violoncello) ho scritto più di un centinaio di brani dei quali quelli in programma mi sono particolarmente cari, per i risultati ottenuti ma soprattutto per l’intenso rapporto con gli interpreti che ha portato alla loro nascita. E poi, da decenni, mi risuonano nella memoria questi versi di Salvatore Quasimodo:

“(…) leggo

la mia storia come guardia di notte

le ore delle piogge (…)”.

Questo “leggere la mia storia” rende ragione della presenza anche di un brano piuttosto “stagionato” – come Visibile, invisibile per clarinetto (1998) – ma scritto proprio sotto l’ispirazione dell’omonima poesia da cui sono tratti quei versi.

Ripenso anche al paragrafo 45 delle “Regole di vita musicale” (1845) che Robert Schumann volle indirizzare al giovane che intraprende lo studio musicale:

“(…) die Hauptsache (…) kommt, wie in allen Dingen, von Oben. / la cosa più importante, come in tutte le cose, viene dall’Alto”.

Nella mia esperienza, questo dall’Alto significa che il fattore determinante dell’opera d’arte – la fantasia – non può essere messo in opera dalla volontà, ma solamente donato dall’esterno; da un “alto” con la “A” maiuscola. Prima ancora dell’ingegnosità della costruzione musicale – elemento ineludibile in una musica che voglia qualificarsi come d’arte – è lo stupore per quel fattore imprevedibile che a volte, miracolosamente può passare dal compositore ad un ascoltatore attento e aperto.

Quest’ultima osservazione intende anche spiegare la presenza nell’album di due recenti lavori sacri per coro di voci maschili. Anche se numericamente non abbondantissima (a oggi diciassette  brani, ma altri sei sono in programma per il 2021) la produzione sacra è presente nella mia attività compositiva fin dall’inizio, come un fil rouge che periodicamente emerge a testimoniare che dall’Alto viene ciò che conta e che all’Alto io costantemente mi rivolgo, in ogni secondo del mio comporre.

Milano, 1/6/2020                                


TITOLO

INTERPRETI

01. Izram per sax soprano

Mario Marzi, sax soprano

02. Super flumina Babylonis per coro virile

Coro Virile della Cappella Musicale del Duomo di Milano

Direttore: Claudio Riva

03. Nouveaux domaines (in memoriam Pierre Boulez) per flauto

Birgit Nolte, flauto

04. ADS per clarinetto basso

Raffaele Bertolini, clarinetto basso

05. Rising per due chitarre

Dario Atzori, chitarra

Giacomo Brunini, chitarra

06. Minus per fagotto

Paolo Carlini, fagotto

07. In a green light per violino

Roberto Arnoldi, violino

08. Along the hidden line per sax baritono e violoncello

Marco Bonetti, sax baritono

Guido Boselli, violoncello

09. Visibile, invisibile per clarinetto

Raffaele Bertolini, clarinetto

10. Full Voice per trombone

Alessandro Castelli, trombone

11. Magnificamus Te, Dei Genitrix per coro virile

Coro Virile della Cappella Musicale del Duomo di Milano

Direttore: Claudio Riva

12. Ad Unum per pianoforte

Adele D’Aronzo, pianoforte

 

Izram (2004)

Izram è a mio parere una delle prime opere convincenti a considerare il sax quale protagonista assoluto in ambito solistico. Tecnicamente probante anche per l’utilizzo di tecniche contemporanee quali slaps, sub tone, flatterzunge, bisbigliando, doppio staccato ecc.., ha il pregio di esplorare le risorse timbriche e idiomatiche dello strumento proponendoci un sax diverso da quello bucolico e melodico sentito in precedenza. Il soprano è qui irriverente, quasi debordante.. per dirlo alla Stravinsky “un delinquente minorenne dal coltello facile”. Un’opera dove in un batter di ciglio si passa da una situazione di calma apparente ad un stato ritmico e dinamico adrenalinico.. quasi folle… Forse lo stesso status che appartiene al suo dedicatario. Mario Marzi

Super Flumina Babylonis (2015)

Nella sua composizione per coro, l’Autore affronta una duplice sfida: quella su un testo, il Salmo 137 (136), le cui parole hanno dato origine a capolavori musicali di artisti quali Palestrina, Marenzio, Orlando di Lasso, Haydn. e quella di un organico non certo agevole dal punto di vista compositivo: un coro a tre voci pari maschili.
La stile compositivo personalissimo dell’Autore rende perfettamente, fin dall’attacco del brano con il coro all’unisono, il clima del testo: il lamento di un popolo impossibilitato dall’esilio a cantare e suonare le melodie del tempio di Gerusalemme. Ancora più suggestivi sono gli inserti dell’antichissima melodia gregoriana ,sullo stesso testo, che l’Autore introduce con sapienza all’interno del brano. Ed è questo connubio tra la scrittura moderna e le note dell’antico gregoriano a rendere questa pagina affascinante e a trasformare il tutto in una elevata supplica a Dio.
Claudio Riva

Nouveaux Domaines (2017)
(in memoriam Pierre Boulez)

Il brano è basato unicamente su due soli suoni (Fa naturale e Sol bemolle) che danno origine a un tessuto vario e complesso. Il titolo richiama volutamente il celebre brano di Pierre Boulez – Autore al quale è dedicato – e ne vuole originalmente ripercorrere il cammino dall’elementare al complesso. La scrittura è altamente virtuosistica e incorpora anche tecniche extracolte, quali il beatboxingUmberto Bombardelli

ADS (2010)

Il brano nasce da una commissione del clarinettista Raffaele Bertolini, ormai saldamente qualificatosi come uno dei maggiori interpreti italiani della letteratura per clarinetto basso. La composizione vuole così, programmaticamente, mettere in luce le qualità virtuosistiche dell’interprete ed esplorare, allo stesso tempo, le infinite risorse timbriche dello strumento.
Il titolo ADS non è un acronimo, bensì la contrazione abituale di Advertisements, spot pubblicitari. La composizione è articolata in alcune sezioni della durata approssimativa di trenta secondi ciascuna – come gli spot pubblicitari, appunto – separate da brevi “siparietti” costituiti da multifonici tenuti e/o rapide successioni di salti d’ottava.
Il brano richiede grandissimo controllo da parte dell’interprete per i numerosi e repentini cambi di registro e il frequente alternarsi di passaggi rapidissimi e lunghi suoni tenuti. Un universo di vortici sonori che – imprevedibili – scaturiscono come dalla tranquilla superficie di un laghetto alpino. Umberto Bombardelli

Rising (2018)

Il titolo sottolinea il fatto che nel brano prevalgono i movimenti ascendenti: dalle vere e proprie figurazioni melodiche, fino ai frequenti bending e ai glissando ottenuti sfregando con le unghie la sesta corda. Ma ugualmente – in senso più lato – “ascendente” è il prevalente ricorso al crescendo, a sfavore del diminuendo.
Ho desiderato scrivere un brano dalla sonorità luminosa e un po’ “acida”,  e dal tono piuttosto anti-sentimentale. Per farlo non mi sono affidato a particolari tecniche estese (le corde pizzicate oltre il capotasto, i glissando con le unghie sulle corde gravi e i bending fanno ormai parte del tecnicamente ovvio), ma ho cercato di lavorare – in modo, spero, fantasioso  – sui diversi registri dello strumento e sulla loro reciproca combinazione. Umberto Bombardelli

 Minus (2015)

Minus e’ certamente un brano complesso, virtuosistico sia dal punto di vista tecnico che dal lato interpretativo, un brano denso di scrittura ricco di contenuti. Numerosi gli episodi vorticosi e infuocati “il piu’ veloce possibile” sapientemente alternati a sonorità sospese, momenti lirici ed espressivi accentuati dall’uso dei glissandi che ne esaltano il risultato, a situazioni in cui il suono viene prodotto dal solo fiato senza ancia con l’uso delle chiavi in modo percussivo, sempre all’interno di una regolare relazione con la pulsazione metrica. Numerosi sono i momenti in cui la nota singola viene mantenuta con variazioni timbriche e di colore fino ai flatterzunge che esaltano la tensione all’interno del percorso di frase. Dai primi momenti di lettura e decifrazione del brano e’ stato un piacere scoprire le tante idee e i contenuti musicali,un lavoro che ha generato un crescendo di idee e soluzioni interpretative musicali e strumentali che mi hanno divertito e stimolato ad ogni sessione di studio. Paolo Carlini

In a green light (2018)
(ispirato  a Thirteen  ways of looking at a blackbird di Wallace Stevens)

Di che luce verde stiamo parlando? Ne avverti colori densi e grevi, fisicamente presenti; concretezza, un corpo a corpo con la materia; estroversione, energia, legami viscerali. Verdi vegetali e rossi cupi, di ortaglie, siepi, rampicanti; note sporche di terra; macchie cromatiche di lauri, bossi, faggi, olmi, platani, castani, pioppi, dove ogni verso o rumore si perde, inghiottito (sono grida vesperali). Il tono è sempre drammatico (“teatrale”, certo); carne e passione, gesti larghi, da presa diretta di cose e sangue.
In a green light è la metafora di un fiume: parte da un singolo suono, zampilla, scorre, accumula energia, attira e trascina con sé la vita che incontra nel proprio corso, rallenta e riparte; lungo il tragitto, increspature, onde leggere e spumeggianti (trilli, bicordi, pizzicati, quintine di sedicesimi); ora si arena a contemplare il paesaggio (in una poetica del timbro giocata sulla delibazione della singola nota); ora accende il suo meccanismo a orologeria (i guizzi luminescenti sulla corda acuta); s’arena in magri greti, incontra vigneti becchettati e nidi di uccelli, arriva al vasto delta. Il mare chiama. Enrico Raggi

Along the hidden line (2019)

Il brano – commissionato dal Duo Tubi & Corde formato da Marco Bonetti e Guido Boselli – scaturisce da un’unica figurazione ad arpeggio ascendente/discendente, esposta nelle prime battute dal violoncello. I due strumenti si muovo per lo più nella loro tessitura abituale – senza spingersi agli estremi – alla ricerca di un suono pieno e puro, appena “sporcato” da effetti transitori. E il brano si sviluppa lungo la linea nascosta di un discorso tutto da immaginare. Umberto Bombardelli

Visibile, invisibile (1998)
(dalla poesia omonima di S.Quasimodo, tratta dalla raccolta La Terra Impareggiabile)

L’immagine che ha determinato lo sviluppo del brano – commissionato per il trentennale della morte di Salvatore Quasimodo – è quella di un carretto che capricciosamente appare e scompare, a seconda delle curve descritte dalla strada (“Visibile, invisibile il carrettiere […] / “[…] margini felici […]” / “[…] attrazioni difficili […] ). Strutturalmente, l’immagine è realizzata da una figurazione che viene esposta completamente solo all’inizio, per poi ripresentarsi ogni volta “mutilata” di qualche sua parte. Tutte le strutture ritmiche del brano sono precomposte e le altezze derivano tutte da varie concatenazioni di tre intervalli di quinta (Mi/Si; Re bemolle/La bemolle; Si bemolle/Fa) e dalle loro trasposizioni. Umberto Bombardelli

Full voice (2015)

Il brano avrebbe potuto anche intitolarsi “Invenzione” perché l’elemento inventivo vi gioca un notevole ruolo. Il pezzo – infatti –  si origina da una sequenza iniziale di dodici suoni liberamente accostati, contenente tutti gli intervalli musicali nella loro forma più stretta, e si sviluppa in una sorta di spettacolo sonoro suddiviso in quattro “atti” separati tra loro da eventi-chiave: siano essi profonde note pedale o suoni tenuti estremamente acuti. L’utilizzo della sordina impone poi, alla struttura nel suo complesso, un’ulteriore suddivisione ternaria. Umberto Bombardelli

Magnificamus te, Dei Genitrix (2017)

È un testo tratto dall’antico Canto Ambrosiano la fonte di ispirazione per questa composizione per coro a 3 voci virili, dedicata al Coro Virile della Cappella Musicale del Duomo di Milano. Prorompe, all’inizio del brano, il grido di una gioia piena, che diviene quasi timorosa nel sospendersi nello spazio e nel tempo; grido sottolineato, ad ogni sillaba, dal parlato che gli fa da sfondo, quasi ad anticiparlo, come fosse un incalzante, deciso, insistere. La lode a Maria si eleva alternando momenti di intima adorazione ad altri di forte intensità emotiva. Anche il creato sembra partecipare a questa lode: è come un canto di uccelli, infatti, l’apparire di quel che, all’inizio, sembra un rumore di fondo, ottenuto dallo schioccare delle dita, che si disvela chiaramente come la lode di “tutto ciò che respira” (Sal. 150) là dove riappare l’antica melodia ambrosiana, quando tutto si riunisce, il presente col passato, e l’Eterno. Claudio Riva

Ad Unum (2018)

Gioco di contrasti Ad Unum , di irruenze che aprono, spalancano, si muovono. Bombardelli ha riconquistato un dinamismo, un vigore, una vitalità della musica d’altri tempi. San Giorgio che lotta col mostro. In questo brano si riaffaccia il pericolo, l’azzardo, la ferita, anche l’enigma (per i continui spegnimenti e le dissolvenze, come braci che covano sotto la cenere). Senza di essi, che arte sarebbe? L’intensità che percorre la tastiera è la forma visibile di una pienezza interiore che preme, lampeggia, emerge in superficie (alla ricerca di un canto). Più salda è l’architettura, più imprevedibile la direzione; maggiore la compostezza, più violente le correnti che si scontrano. Impervio e selvatico, alla faccia delle buone maniere.  Enrico Raggi

PRESENTAZIONE DELL’ALBUM

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