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Satie amava molto il pianoforte, sebbene non fosse un buon pianista, e non sorprende che la sua produzione di composizioni pianistiche sia piuttosto vasta e articolata in diversi periodi rispondenti all’ispirazione del momento. In questa produzione spiccano, tuttavia, Les trois Gymnopédies, Les trois Gnossiennes, per il loro alone misterioso e trasparente, ma anche l’altrettanto celebre Valse, dalla scrittura elegante e dolcemente popolare. Non va neppure dimenticato, a proposito delle prime due, che Satie si era dedicato, tra l’altro, a un studio assiduo del canto gregoriano. Di fatto, per il ritorno ostinato di melismi identici e per le curiose annotazioni enigmatiche di ritmo, dirette all’esecutore, queste partiture chiamano fortemente in causa l’intuizione, la sensibilità e l’intelligenza creativa dell’interprete. Credo, dunque, che Ilaria Baldaccini, nell’affrontare la musica pianistica di Satie, mostri davvero un’esperienza musicale consapevole di queste partiture con uno stile di esecuzione, anche originale e molto partecipe, tutto sospeso com’è tra ritmo, sonorità e una cantabilità sognante ed evocativa. È indubbio, in effetti, che soprattutto nelle Gymnopédies e nelle Gnossiennes, il silenzio giochi un ruolo essenziale, silenzio intorno alla musica e allo stesso tempo evocazione del silenzio fin dentro la “modalità” della leggerezza melodica. Un viaggio interiore di Satie, questo del silenzio, nel mistero inesauribile del pianoforte.






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