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Giacomo Manzoni (Milano26 settembre 1932) è un compositorecritico musicaletraduttore e insegnante di musica italiano. Le sue opere sono state interpretate da musicisti quali Claudio AbbadoBruno MadernaMaurizio PolliniErnest BourGiuseppe SinopoliVladimir Fedoseev e Riccardo Muti. Tra il 1958 e il 1966 è stato critico musicale del quotidiano L’Unità. A partire dal 1959, ha introdotto in Italia il pensiero di Theodor W. Adorno e Arnold Schönberg grazie a numerose traduzioni. Manzoni ha pubblicato inoltre la prima monografia in lingua italiana dedicata a Schönberg[1] e una Guida all’ascolto della musica sinfonica, ristampata più volte[2]. Ha insegnato composizione al Conservatorio di Milano, al Conservatorio di Bologna e alla Scuola musicale di Fiesole, oltre a tenere corsi e seminari all’estero[3]. Dal 1994 è membro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Biografia

I genitori di Giacomo Manzoni non furono musicisti, ma suo padre si dedicava al disegno, mentre suo zio paterno fu l’umorista Carlo Manzoni, creatore del personaggio Signor Veneranda. Il suo interesse per la musica appare verso l’età di dodici anni, quando si trova sfollato con la sua famiglia a causa della Seconda guerra mondiale. Tra il 1936 e il 1942, Manzoni e la sua famiglia si trasferiscono a Messina, dove ritornano nel 1948. Si iscrive all’Istituto Musicale “Corelli” di Messina: qui conosce Gino Contilli, che lo avvicina allo studio della composizione e lo prepara per due anni all’esame di ingresso al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Nel 1949, ascolta per la prima volta Pierrot lunaire di Schönberg al Festival della Società Internazionale per la Musica Contemporanea (SIMC) di Palermo, che frequenta assiduamente. Ammesso nel 1950 al Conservatorio di Milano, Manzoni vi studia la composizione con Ettore Desderi e Orazio Fiume, il pianoforte con Alessandro Mozzati e la letteratura italiana con Salvatore Quasimodo. Nel 1953 è escluso per due settimane dal conservatorio per avere raccolte delle firme per una petizione in favore di Julius e Ethel Rosenberg. L’anno seguente, frequenta per sei mesi l’Università di Tubinga grazie a una borsa di studio. Nel 1955, si laurea in lingue e letterature straniere all’Università Bocconi, nella quale sostiene una tesi sul ruolo della musica nell’opera di Thomas Mann, che incontra nel medesimo anno. Sempre nel 1955, Manzoni indirizza una lettera a l’Unità per criticare il clima reazionario presente nelle istituzioni musicali di quell’epoca.

A partire dagli anni Cinquanta, incomincia a frequentare svariate personalità musicali di rilievo, stringendo amicizia in particolare con Luigi NonoLuigi PestalozzaBruno MadernaFranco DonatoniNiccolò Castiglioni e Aldo Clementi. Nel 1956, Manzoni è redattore della rivista Il Diapason e partecipa come pianista alla rappresentazione dell’L’opera da tre soldi di Bertolt Brecht al Piccolo Teatro di Milano, diretta da Bruno Maderna e con la scenografia di Giorgio Strehler. L’anno seguente, la sua Seconda piccola suite, per violino e pianoforte, è interpretata ai Corsi estivi di Darmstadt. Tra il 1958 e il 1966, Manzoni lavora come critico musicale presso il giornale l’Unità. Nel contempo, tra il 1959 e il 1963, è redattore del dizionario e dell’enciclopedia Ricordi. Risale al 1959 la sua traduzione della Filosofia della musica moderna di Adorno, a cui fa seguito, nel 1963, la traduzione del Manuale di armonia di Schönberg. Nel 1960 si sposa con Eugenia Tretti, sorella del regista cinematografico Augusto Tretti, dalla quale ha avuto un figlio, Nicola. Tra il 1962 e il 1964, Manzoni insegna armonia e contrappunto al Conservatorio di Milano. Nel 1968 diventa redattore della rivista Prisma, mentre dal 1969 al 1974 insegna composizione al Conservatorio di Bologna. L’anno seguente, Manzoni prosegue l’insegnamento della composizione al Conservatorio di Milano, dove lavorerà fino al 1991. A partire dal 1980 diventa membro del comitato editoriale di Musica/Realtà, mentre nel 1982 è invitato al Deutscher Akademischer Austauschdienst di Berlino.

Negli anni Novanta, Manzoni diventa membro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e pubblica due raccolte di suoi articoli, saggi e critiche musicali (intitolate Scritti e Tradizione e utopia). Gran parte di questi scritti sono stati in seguito tradotti in francese e riuniti in un’antologia (Écrits). Nel 2007 Manzoni pubblica inoltre Parole per musica, libro nel quale riunisce i testi che ha messo in musica spiegando il significato che hanno avuto per lui. Nel 2013, Manzoni ha donato il suo archivio personale all’Istituto per la Musica della Fondazione Giorgio Cini di Venezia.

Critica

Il musicologo Luigi Pestalozza, amico di Manzoni, partendo dall’analisi di Dedica su testi di Bruno Maderna afferma:

«Dedica non mima nulla, anzi prosegue nella costruzione di un materiale (di una musica) senza vincoli di dipendenza, di cui Parole da BeckettOmbre (alla memoria di Che Guevara)Scene sinfoniche per il Dr. Faustus, sono stati negli ultimi venti anni i lavori di maggior rilievo. In questi lavori, e del resto in altri come Masse: omaggio a Edgard Varèse, Manzoni ha messo a punto una sua concezione musicale, che Piero Santi ha di recente bene illustrato in un saggio sul compositore milanese. Una concezione musicale, ha scritto Santi, che “rifiuta sia l’usuale dialettica, sia l’immagine sonora in sé contemplata. Manzoni respinge, cioè, sia le ragioni di una logica, sia quelle di un gusto che considera ideologicamente compromessi. Egli diffida di una mentalità e di una psicologia che sa essere le forme di una falsa coscienza e crea oltre di esse un reale fondamento sonoro”. In altre parole Manzoni ha realizzato un materiale liberato dalle ‘vecchie abitudini’. Questo è del resto ciò che comunica, con grande forza di convincimento, la sua musica: comunica l’emancipazione del proprio materiale dalle inerzie conoscitive, e invita a emanciparsi da esse.”»

Più recentemente, lo storico della musica Renzo Cresti ha scritto:

«La musica di Manzoni successiva agli anni Sessanta [si caratterizza] per un materismo controllato, un po’ asfittico […] dov’è apprezzabile l’impegno intellettuale un po’ meno la musicalità dell’insieme, infatti, i risultati sonori sono molto spesso debitori alla cultura e al cervello di Manzoni, in misura minore alle sue doti di musicalità.»

Onorificenze

Nel 1973, ha ricevuto il Premio UNESCO per Parole da Beckett[6]. In seguito, gli è stato attribuito due volte il Premio Franco Abbiati della critica musicale italiana: nel 1985-86 per Dedica, nella categoria “novità assoluta per l’Italia”[7]; nel 1988-89 per Doktor Faustus (“Lo spettacolo di altissimo livello in tutte le sue componenti, ha rilevato l’importanza e la maturità della partitura di Manzoni, e ha confermato la continuità dell’impegno del Teatro alla Scala nella politica del nuovo”[7]). Nel 1991 ha ottenuto il premio “Omaggio a Massimo Mila” in riconoscimento alla sua attività didattica. Nel 2000, l’Università di Udine gli ha conferito la laurea honoris causa in Conservazione dei beni culturali, mentre nel 2007 ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera della Biennale musica di Venezia[8].

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