L’Opera di Alberto Gatti nel teatro di San Girolamo a Lucca

Il fulcro centrale del lavoro di Alberto Gatti presentato nel piccolo teatro lucchese è quello di ottenere un’attenzione totale da parte dello spettatore verso frammenti di suono/immagine che appaiono immersi “e quasi generati” in elementi a loro opposti quali buio/silenzio. Buio e silenzio però diventano parte integrante dello spazio teatrale, sono elementi dimenticati, assenti, invisibili: il pubblico è intento a catturare le immagini e i suoni che improvvisamente compaiono per poi altrettanto velocemente fuggire. Lo spazio teatrale, che in un primo momento sembra circoscritto al palcoscenico ad un certo punto prende una forma diversa, invade parte della platea grazie alla presenza di uno strumento, la chitarra di Brunini, che interviene quasi commentando parti del lavoro. Un grido sommesso di una voce acustica che disinvolta si muove fra linee, ritmi, suoni ed armonie prodotte da strumenti informatici e diffusori elettronici. Piano piano scopriamo che anche parte degli oggetti illuminati e sonorizzati sono posti fuori del palcoscenico a sottolineare la rottura di uno spazio teatrale classico. I suoni e le luci ad un certo punto si fermano, sembrano tornati e riassorbiti dal silenzio e dal buio, una lunga pausa in una notte silenziosa indica il termine del lavoro. 

I momenti preliminari

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