Yūgen (幽玄)

Yūgen (幽玄)

Studio I – Aria

Studio II – Terra

Studio III – Fuoco

Studio IV – Acqua

Anninnia

Lakota Lullaby

Sakura

Un concetto nell’estetica giapponese

“Un’opera d’arte ci trasmette yugen quando riusciamo a cogliere in essa un bagliore, un’impressione che per un attimo sembri rivelarci qualcuno dei segreti dell’universo.”

Il termine yūgen (幽玄) è uno dei concetti più complessi e meno definibili dell’estetica giapponese, tanto che trova definizione in base al contesto in cui viene usato. Appare agli inizi del X secolo, non venendo tuttavia largamente utilizzato fino al periodo Kamakura (1185 – 1333).

yūgen (幽玄) si traduce letteralmente con “leggermente scuro” – al livello di base serve a “descrivere il fascino delle cose in penombra di cui non si riesce a conoscere del tutto i limiti e i particolari”. In senso più ampio si usa anche per indicare ciò che, essendo oscuro, è insondabile, misterioso ed imperscrutabile poiché al di là dell’umana comprensione.

L’attore e drammaturgo Zeami Motokiyo (1364-1444) fu uno dei primi ad adottare e impiantare il concetto di yūgen, in questo caso inteso come “grazia profonda”, al teatro Nō. Egli lo associa con la cultura più raffinata della nobiltà giapponese, e con il loro linguaggio in particolare, pensando che anche nel Nō vi sia “grazia della musica”, una “grazia di interpretazioni [di ruoli diversi]” e una “grazia della

danza”. Zeami descrive tale “grazia” come qualcosa che dà luogo a “quei momenti di sentimento che trascendono la cognizione e a un’arte che si trova al di là di qualsiasi livello, che l’artista può aver consapevolmente raggiunto.”

“Un’opera d’arte ci trasmette yugen quando riusciamo a cogliere in essa un bagliore, un’impressione che per un attimo sembri rivelarci qualcuno dei segreti dell’universo.”

In sintesi, il termine yūgen può essere tradotto come una bellezza misteriosa, profonda, che non è completamente espressa attraverso parole o immagini visibili e che genera in chi la esperisce un senso di meraviglia che trascende l’ordinario. Tale bellezza per Giulio e Sofia è da ricercare da ricercare nel contatto con elementi naturali: Aria, Terra, Fuoco, Acqua oppure nelle nostre radici, nell’intimità di un canto ancestrale che fa perdere la sua origine in passate ere lontane, voci e suoni dei quali percepiamo l’immensa portata cosmogonica che allo stesso tempo sono presenza intima e costanti testimoni della bellezza presente ogni giorno nella nostra piccola vita di esseri umani.

I ringraziamenti speciali per la produzione di questo disco vanno a Giacomo Piermatti, Maresa Scodanibbio, Mauro Lisei, Robert Tree Cody, Marco Cardone, Giuseppe Scali, Riccardo Magnani e Matilde Festa.

DESCRIZIONE DELLE TRACCE:

Quattro studi studi sugli elementi:

Studio I – Aria: nella cultura giapponese l’elemento dell’Aria si associa al vento, Kaze 風 simbolo di libertà, movimento, cambiamento, espansione mentale e, coincide infatti anche con la simbologia del numero 1 ichi 一 che indica il primo respiro vitale di un essere vivente. Questo studio oltre che dare vita al suono rappresenta un nuovo inizio.

Studio II – Terra: nella cultura giapponese l’elemento della Terra, tsuchi 土 è simbolo di stabilità, radicamento, concretezza, nutrimento, collettività e resistenza al cambiamento ed associato al centro all’armonia. In questo senso ci ricollega al gesto della percussione come primo atto ancestrale del produrre un suono che poi si è propagato ad effetto farfalla in tutte le culture lungo tutta la storia dell’umanità. È anche un omaggio a Stefano Scodanibbio e Luciano Berio e alla loro Sequenza XIVb per contrabbasso solo.

Studio III – Fuoco: nella cultura giapponese l’elemento del Fuoco, hi 火 è simbolo di energia, passione, trasformazione, distruzione e rinascita. In questo brano v’è il rito d’accensione della prima fiamma, una rinascita per noi dopo il periodo della pandemia ed è il primo brano del disco in cui sboccia apertamente una melodia.

Studio IV – Acqua: nella cultura giapponese l’elemento dell’Acqua, mizu 水 rappresenta la fluidità della vita, la quiete della meditazione, la capacità di cambiare forma senza perdere la propria essenza, e le emozioni e per questo motivo essa è veicolo del pensiero creativo che trova espressione nell’arte. È il brano che chiude la prima parte del disco i “Quattro studi sugli Elementi” e riassume in sé le gestualità dei brani precedenti dando una lettura globale e unitaria.

Tre canzoni popolari:

Dopo questo viaggio nelle nostre radici interiori, io e Sofia abbiamo deciso di intraprendere un viaggio in tra culture diverse alle quali siamo particolarmente legati realizzando tre arrangiamenti per voce e contrabbasso.

Anninnia: è un brano che prende origine dalla tradizione dei canti popolari sardi, in particolare dalla zona in provincia di Nuoro, la composizione originale è di Mauro Lisei, per coro di voci femminili e voce solista; si tratta di una ninna nanna nel suo titolo originale “Anninnia Anninnia” e racconta la forza delle madri che crescono i loro figli. Il canto ha una duplice natura e parla delle storie di madri serene e fiduciose ma anche di madri in lacrime, completamente disperate; una preghiera un incitamento per ogni donna che si sente sconfitta dalla vita.

Lakota Lullaby: è un brano che prende origine dalla tradizione dei canti popolari degli indiani Lakota e si tratta di una ninna nanna per voce e flauto, composta da Cody Robert e pubblicata da DMG Arizona presente nell’album “Dreams from the Grandfather – Native Americans songs for flute and voice”. Il testo è un augurio per i nuovi giorni che aspettano i bambini, semplice ma ricolmo di un richiamo ancestrale e di profondità nel suono che affonda le sue radici in un tempo immemore. In questa cover per voce e contrabbasso abbiamo voluto lasciare il più possibile intatte le caratteristiche dell’opera originale.

LAKOTA LULLABY of Cody Robert Publishing: DMG Arizona

Sakura: è un brano che prende origine dalla tradizione dei canti popolari giapponesi del periodo Edo ed è una delle canzoni più rappresentative della cultura giapponese tradizionale ed il suo titolo originale sakura sakura さくら さくら. Questo canto celebra la fioritura dei ciliegi durante il periodo dell’hanami, ossia della fioritura dei ciliegi nel mese di Aprile. In questo arrangiamento per voce e contrabbasso ci siamo concentrati sul trasmettere un clima di quiete e contemplazione cercando di ricreare i timbri del koto e kyoku e dello shamisen.

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