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DICERIA è stato un lavoro di scrittura intenso e faticoso più di altre mie composizioni per il teatro. Le musiche erano eseguite dal vivo da quattro straordinari giovani polistrumentisti (Michele Marsella, Salvo Lupo, Mario Gatto, Giovanni Parrinello) con l’ausilio di un computer. Prima dell’inizio delle prove avevo abbozzato un paio di temi (Marta e il Gran Magro) ed il canto iniziale ma il grosso del lavoro è stato fatto in teatro ritoccando, creando e modificando in continuazione i brani che si andavano definendo, in un esaltante ed entusiasmante gioco di complicità tra me, Vincenzo, Luigi e tutta la compagnia, alla ricerca di quella musica capace di respirare con la scena ed esprimere in un differente linguaggio i punti di vista del regista.
Luca Mauceri
Può capitare che un attore, fermo dietro le quinte, con una valigia in mano e in attesa di entrare in scena, può capitare che si chieda: e ora? Dunque entrerò sotto gli occhi di tutti? A me capita tutte le sere prima che cominci “Diceria dell’untore”. E succede pure che la domanda che mi pongo insista a tal punto da raggiungere quei gangli nervosi che in certe condizioni provocano prima spasmi poi paralisi. Ma ecco che a salvarmi dall’indecisione, ecco che arriva una musica, la musica di Luchino (dall’infinito elenco dei suoi nomi, dei suoi pseudonimi - Luca, Barùk, Lucariello - io ho scelto da subito Luchino). Arrivano in quinta le sue note e mi travolge la tentazione di volere entrare anch’io nell’universo di suoni che ha cominciato a suggerire in scena. Qualcosa di magnetico dunque che costringe a non distrarsi, che subito persuade ad arruolarsi per cospirare dentro un’identica ipotesi rivolta a Bufalino. È come se Luchino provasse a individuare e convocasse in scena ciò che precede la trama verbale. E’ come se arretrasse fino al gesto musicale da cui traggono origine le frasi, le parole, le sillabe che l’autore si è trovato a comporre e che adesso, in vivo, sulla scena, tocca all’attore pronunciare come fossero appena nate. Un’operazione quasi magica, quindi, perché sembra sfidare le leggi irreversibili dell’invenzione letteraria. L’autore stesso spesso non sa qual è la fonte che l’ispira e che suggerisce proprio quel getto di parole, proprio quello sciame di suoni che serbano, seppure in fattezze familiari, le note misteriose che vengono d’altrove. Luchino traccia il solco che riconnette le parole di un testo ad un’ipotesi di provenienza. In quest’origine l’attore si butta a capofitto e trova l’ardimento di provarsi, insieme ai suoni, a delirare.
Luigi Lo Cascio
Con Luca l’empatia è nata d’improvviso, come nei miracoli! Non c’è nulla da spiegare perché tutto (la nostra amicizia, il nostro teatro, i nostri progetti) è inspiegabile, ed è inspiegabile perché naturale. Camminavo per la mia strada e d’un tratto ho sentito dei passi che volevano accompagnarmi, che si entusiasmavano ed appassionavano percorrendo quella via poetica. Erano i passi di Luca che continuano a segnare il ritmo del cammino, l’armonia di quel percorso, la melodia di quel sentiero. DICERIA DELL’UNTORE è un frammento di quella strada!
Vincenzo Pirrotta
Pro Memoria
E non vedrò più nessuno, ho i pugni pieni di peste. Addio, bivacchi di festa Accesi sotto la luna;
addio, inabili labbra
sorprese nel vento; grandi segreti da niente sepolti dentro la sabbia;
pupille risa disprezzi scambiati da infame a infame; giochi di m’ama non m’ama, miei cuori, mia giovinezza!
Resta di tanta vacanza Solo una pozza di sole Scordata sulle lenzuola Della mia ultima stanza;
e questa rosa che il gelo del davanzale consuma, e se ne perde il profumo verso un inutile cielo.
(testo Gesualdo Bufalino – musica Luca Mauceri)
Danza di Marta (interrotta)
Sempre più duro è il tragitto in questa mulattiera che munge il nostro sangue trafitto da questa tarma che punge
il nostro petto sobbalza ad ogni lieve sussulto la nostra voce soave ora è un fine singulto
ancora ci resta la danza nostra finale speranza ancora dentro la stanza un flebile corpo che avanza.
(testo Vincenzo Pirrotta– musica Luca Mauceri)
L’angelo ladro
Verrà l’angelo ladro al mio sonno d’albergo, alle mia braccia inferme, già forza le porte, la sua tozza bipenne sibila sulla mia fronte, vampa d’oro di tra le penne è la sua voce che odo, il caro suo gergo solenne. Lotteremo sino alla morte
(testo Gesualdo Bufalino – musica Luca Mauceri )
Martire terra
Ciuscia ventu di frischizza Uncia u celu di gelsominu D’accussì tanta bidizza Nesci e abballa nesci e abballa (2v)
Stu suli è la nostra ricchizza Vagna i strati dunni caminu E la luci chi a nui si n’trizza Nesci e abballa nesci e abballa(2v)
M’avvinghio al raggio pungente Che m’accarezza il velluto sopra la carne Striscia insinuante Sulle mie gambe di rame nudo. È svanito l’odore della guerra Il mio voglio donare A questa martire terra
L ‘odore mio voglio donare A questa martire terra!
(testo Vincenzo Pirrotta– musica Luca Mauceri)
Didascalie per una visita medica
Qui si contempla la febbre che viene, povera sposa, a spaventarsi le labbra sopra i miei zigomi rosa
oh altra caduta al mattino, fontana di vergine falda, mio sangue nel lavandino scarlatta tromba d’araldo!
E tu pungimi ape regina, sotto l’ascella, o mio otre di miele, anello di mago Merlino, ripieno di vento fedele.
Si giunge all’estremo tracollo Di malasorte vorace: ci sbuca tra vertebre e collo un tanfo di putrida brace.
O madre che conti i miei chiodi, che sola, vertigine e centro, i colpi grandiosi riodi dei miei calcagni nel ventre,
solleva lo scialle feroce e fatti guardare la faccia, ch’io senta sotto la croce l’ululato delle tue braccia
(testo Gesualdo Bufalino – musica Luca Mauceri)
Recording engineer
Luca Mauceri
Studio
Casa del Vento (RM)
Graphic Project
Luca Mauceri & Federico Landi
Editing, Mixing and Mastering
Giuseppe Scali
Immagine di Copertina
Giuseppina Maurizi
Una produzione di
Fondazione Bufalino Comune di Comiso
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