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(Secondamarea - Dino Campana) - Chimera - Concerto per Dino campana
Serie Pop e altri generi



Data di uscita: 28/06/2007

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Eu. 15.00

01- Chimera
02- Notte Viola
03- L’invetriata
04- Poesia Facile
05- Fabbricare fabbricare fabbricare
06- Batte Botte
07- Barche Amorrate
08- La petite promenade du poete
09- Le mie parole
10 Il russo
11- Marradi
12- Canto proletario Italo-francese
13- in un momento
14- Vi amai nelle città
15- Musico cuore
16- Come una melodia blu

Organico: Ilaria Becchino - voce, chitarra classica
Andrea Biscaro - chitarre acustiche, chitarra classica, voce
http://www.emavinci.it/emarecords/artisti/secondamarea.html

“Il popolo d’Italia non canta più. Non vi sembra
questa la più grande sciagura nazionale?”

Dino Campana

(Con il patrocinio dell'Istituto Studi Campaniani di Marradi)
Copertina di Antonio Possenti

Perché un cantautore decide di mettere in musica dei versi non suoi? E perché scomodare un poeta come Dino Campana? Innanzitutto perché amiamo i suoi versi e suonarli e cantarli significa in un certo senso interpretarli; forse è il nostro modo più vero, più autentico per entrarci dentro, per esplorarli, comprenderli. E’ il gesto di affetto e di riconoscenza nei confronti di un poeta che è stato soprattutto un uomo spinto dal desiderio, un uomo che ha sofferto, amato, che ha visto e viaggiato molto e che ha saputo smontare il linguaggio, svecchiarlo, usandolo in un modo nuovo, moderno. Un linguaggio poetico fatto di visioni, fantasie, di suoni e atmosfere, di colorismi. Una scrittura la sua veramente musicale, piena di ritmo e profumi.
Cantare i versi di Dino e trovare una musica per le sue parole è significato principalmente avere al proprio fianco un buon compagno di viaggio, un amico che ci ha tenuto le mani e gli occhi.
Cantiamo Dino per ricordarlo. Per ricordare. Viviamo in un tempo che fa di tutto per farci dimenticare. Dimenticare nomi, luoghi, emozioni, strade, mari, amori. Dimenticarci. La musica di oggi è una non-musica fatta di oblio, una musica-supermercato, una musica-autogrill, una musica che sembra fatta apposta per farci dimenticare. E noi invece vorremmo aiutare a ricordare. A ricordare l’importanza della poesia, a ricordare che aprire un libro e leggere un poeta può aiutarci ad amare e a vivere meglio, a ricordare l’importanza del canto e della musica. Perchè il canto è la radice dell’amore. Come dice Dino, il fatto che l’italiano non sia più abituato a cantare è la vera disgrazia. Non cantare più significa infatti perdere la memoria.
Crediamo che la musica sia un fattore complementare alla funzione emotiva e alla divulgazione stessa della poesia. La poesia deve sparpagliarsi per le strade, essere una moneta di tutti giorni da scambiare con gioia, un respirare in pace perché gli altri respirino. E il canto può essere un veicolo velocissimo per far volare i versi di un poeta, spanderli come un polline e farli arrivare inaspettatamente a cuori lontani. Basti ricordare che la poesia, sin dagli inizi dei tempi era cantata.
O pensiamo in tempi recenti ai più significativi poeti della beat-generation che leggevano i loro versi in pubblico a fianco di gruppi pop, jazz, folk. D’altronde il verso nasce già in comunione con la musica; è come se il musicista percepisse delle immagini musicali dietro la porta delle parole, non sgranando gli occhi, ma l’udito; è come se vedesse quell’invisibile pentagramma sospeso nel bianco che c’è tra verso e verso, tra riga e riga.
Non abbiamo seguito un criterio cronologico o tematico nel musicare Dino Campana, ma piuttosto una via sentimentale, un percorso dell’anima fatto di segni, sogni e corrispondenze; abbiamo seguito le sue rotte sghembe, i suoi amori, le sue apparizioni e, in punta di dita (e di voce), l’abbiamo cantato, molto spontaneamente e liberamente. E tutto è venuto da sé, le tematiche di Campana si sono manifestate da sole in queste 16 canzoni, srotolandosi in una grande varietà di ritmi e atmosfere: la nostra musica si è arricchita grazie alle sue parole.
Diceva il grande chansonnier Leo Ferrè a proposito di Baudelaire: “ Quando mi manchi, ti metto in musica, umilmente. E’ la sola rosa che posso deporre sulla tua tomba”.
Secondamarea

“Si: scorrere sopra la vita questo sarebbe necessario questa è l’unica arte possibile. Primo fra tutti sarebbe colui il quale non conoscesse che la tristezza della felicità più profonda e nessun’altra tristezza: una tale musica non è mai esistita ancora.”
Dino Campana


CHIMERA
(strumentale)
musica: Andrea Biscaro


NOTTE VIOLA
testo e musica: Andrea Biscaro

Tremiamo nel silenzio
Noi
Adagiati sull’onda
Dormiamo
Nella notte viola
Si posa sugli occhi
La rosa
Sulle labbra la vita
Riposa
Nella notte viola
Nella notte viola
Nella notte che vola


L’INVETRIATA
Testo: D. Campana, Musica: A. Biscaro

La sera fumosa d’estate
Dall’alta invetriata mesce chiarori nell’ombra
E mi lascia nel cuore un suggello ardente,
Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada)
chi ha
A la Madonnina del Ponte chi è; chi è; che ha acceso la lampada? – c’è;
Nella stanza un odor di putredine: c’è;
Nella stanza una piaga rossa languente.
Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
E tremola la sera fatua: fatua la sera e tremola ma
Nel cuore della sera, nel cuore della sera
Nella stanza un odor di putredine
Nella stanza sempre una piaga rossa languente


POESIA FACILE
Testo: D. Campana, Musica: A. Biscaro

Pace non cerco, guerra non sopporto
tranquillo e solo vo pel mondo in sogno
pieno di canti soffocati. Agogno
la nebbia ed il silenzio in un gran porto.

In un gran porto pien di vele lievi
pronte a salpar per l’orizzonte azzurro
dolci ondulando, mentre che il sussurro
del vento passa con accordi brevi.

E quegli accordi il vento se li porta
lontani sopra il mare sconosciuto.
Sogno. La vita è; triste ed io son solo.

O quando o quando in un mattino ardente
l’anima mia si sveglierà nel sole
nel sole eterno, libera e fremente.


FABBRICARE FABBRICARE FABBRICARE
Testo: D. Campana, Musica: A. Biscaro

Fabbricare fabbricare fabbricare
Preferisco il rumore del mare
Che dice fabbricare fare e disfare
Fare e disfare è tutto un lavorare
Ecco quello che so fare.
Fabbricare fabbricare fabbricare
Preferisco il rumore del mare

BATTE BOTTE
Testo: D. Campana, Musica: A. Biscaro

Ne la nave
Che si scuote,
Con le navi che percuote
Di un’aurora
Sulla prora
Splende un occhio Incandescente:
(Il mio passo Solitario Beve l’ombra Per il Quai)
Ne la luce
Uniforme
Da le navi
A la città
Solo il passo
Che a la notte
Solitario
Si percuote
Per la notte
Dalle navi
Solitario
Ripercuote:
Così vasta
Così ambigua
Per la notte
Così pura!
L’acqua (il mare Che n’esala?)
A le rotte
Ne la notte
Batte: cieco
Per le rotte
Dentro l’occhio
Disumano
De la notte
Di un destino
Ne la notte
Più lontano
Per le rotte
De la notte Il mio passo
Batte botte.


BARCHE AMORRATE
Testo: D. Campana, Musica: Ilaria Becchino

Le vele le vele le vele
Che schioccano e frustano al vento
Che gonfia di vane sequele
Le vele le vele le vele!
Che tesson e tesson: lamento
Volubil che l’onda che ammorza
Ne l’onda volubile smorza...
Ne l’ultimo schianto crudele...
Le vele le vele le vele


LA PETITE PROMENADE DU POÈTE
Testo: D. Campana, Musica: A. Biscaro

Me ne vado per le strade
strette oscure e misteriose:
vedo dietro le vetrate
affacciarsi Gemme e Rose.
Dalle scale misteriose
c’è chi scende brancolando:
dietro i vetri rilucenti
stan le ciane commentando.

La stradina è solitaria:
non c’è un cane: qualche stella
nella notte sopra i tetti:
e la notte mi par bella.
E cammino poveretto
nella notte fantasiosa,
pur mi sento nella bocca
la saliva disgustosa. Via dal tanfo
via dal tanfo per le strade

e cammina e via cammina,
già le case son più rade.
Trovo l’erba: mi ci stendo
a conciarmi come un cane:
da lontano un ubriaco
canta amore alle persiane.


LE MIE PAROLE
Testo e Musica: Andrea Biscaro

Scivola il pensiero scivolano i miei capelli rossi
dentro un vortice di polvere
e cado giù e cadono dentro la notte
tutti i versi e tutta l’allegria
come un’ape in volo obliquo controvento
la vita mia bruciata in un tramonto

Mi han rubato le parole
e non ricordo più il mio nome
tutte le mie parole
e non ricordo più il mio cuore

Datemi la forza la lucidità e la rabbia per potere
ricordare e poi dimenticare i vostri nomi e la
stupidità dei vostri altari e dammi ancora la sua
mano e il suo profumo che non ho dimenticato mai

E ridammi le parole
e ridammi anche l’amore
tutte tutte le parole
a me che non so più il mio nome

Che la poesia è un taglio, una menzogna, una
montagna,
un vetro, una marea
e ti sommerge e ti può far morire ed impazzire e Voi
che non avete mai saputo niente del mio cuore
Voi mi rinchiudete
qui a cercare le parole
qui a morire di dolore
tutta la mia vita
qui ad inventare le parole, le mie parole...

Fiumalbo, 10 Febbraio 2007

IL RUSSO
(Da una poesia dell’epoca)
Testo: D. Campana, Musica: A. Biscaro

Tombeé dans l’enfer
Grouillant d’e tres humains
O Russe tu m’apparus
Soudain, ce le stial
Parmi de la clameur
Du grouillement brutal
d’une lache humanite
Se pourrissante d’elle meme.
Je vis ta barbe blonde
Fulgurante au coin Ton ame je vis aussi
Par le gouffre rejetee
Ton ame dans l’etreinte
L’etreinte d sesperee Des Chimeres fulgurantes
Dans le miasme humain.
Voila; que tu ecc. ecc.

In un ampio stanzone pulverulento turbinavano i rifiuti della societa;.
Io dopo due mesi di cella ansioso di rivedere degli esseri umani ero rigettato come da onde ostili. Camminavano velocemente come pazzi, ciascuno assorto in ció che formava l’unico senso della sua vita: la sua colpa.
Dei frati grigi dal volto sereno, troppo sereno, assisi: vigilavano. In un angolo una testa spasmodica, una barba rossastra, un viso emaciato disfatto, coi segni di una lotta terribile e vana. Era il russo, violinista e pittore. Curvo sull’orlo della stufa scriveva febbrilmente.


MARRADI
Testo: D. Campana, Musica: I. Becchino

Il vecchio castello che ride sereno sull’alto
La valle canora dove si snoda l’azzurro fiume
Che rotto e muggente a tratti canta epopea
E sereno riposa in larghi specchi d’azzurro:
Vita e sogno che in fondo alla mistica valle
Agitate l’anima dei secoli passati:
Ora per voi la speranza
Nell’aria ininterrottamente
Sopra l’ombra del bosco che la annega
Sale in lontano appello Insaziabilmente
Batte al mio cuor che trema di vertigine


CANTO PROLETARIO ITALO-FRANCESE
A Mario Novaro (Domodossola 1915)
Testo: D. Campana, Musica: A. Biscaro

Come delle torri d’acciaio
Nel cuore bruno della sera Il mio spirito ricrea
Per un bacio taciturno.
Se la; c’è un rosso giardino
Che cosa è il bianco con il turchino?
Sull’Alpe c’è una scaglia di lavoro
Del povero Italiano non si sa.
Tra i pioppi Al margine degli occhi Bruni della sera
Se c’è una pastorella non si sa
Che pare far vane le torri
Al taglio di un pioppo che brilla: Italia.
Hai domato i picchi irsuti
Hai fatto strada per montagne
Con poco canto e molto vino
Sei arrivata vicino
Fin dove si poteva arrivar.
Senza interrogare la giubba rossa delle stelle
Hai sfondato finché si poteva arrivare
Finché sei andata a riposare
Laggiù nello straniero suol. Italia non ti posso lasciare
La scaglia dell’italiano senza cuore Brilla: stai fida l’onore
Te lo venderemo con una nuova verginità.
L’edera gira le torri
E' la vigna della tua passione Italia che fai processione
Con il badile prendi il fucile ti tocca andar
Fora la giubba rossa delle stelle
Questa volta con il cannone Italia che fai processione
Prendi il fucile guarda il nemico ti tocca andar.
Guarda il nemico che poi non t’importa
Ti sei fatta a forzare la pietra
Prendi coraggio se batti la porta
Questa volta ti si aprirà.
Cara Italia che t’importa
Ti sei fatta a forzare la pietra
Prendi coraggio questa volta
Che la porta ti si aprirà.


IN UN MOMENTO
Testo: D. Campana, Musica: A. Biscaro

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lacrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose.
E così dimenticammo le rose.
Dino Campana a Sibilla Aleramo, 1917


VI AMAI NELLA CITTA'
Testo: D. Campana, Musica: I. Becchino

Vi amai nella città dove per sole
Strade si posa il passo illanguidito
Dove una pace tenera che piove
A sera il cuor non sazio e non pentito
Volge a un’ambigua primavera in viole
Lontane sopra il cielo impallidito.

MUSICO CUORE
Testo: Sibilla Aleramo, Musica: A. Biscaro

Chiudo il tuo libro,
snodo le mie trecce,
o cuor selvaggio,
musico cuore...
con la tua vita intera
sei nei miei canti come un addio a me.
Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,
meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo,
liberi singhiozzando, senza mai vederci,
né mai saperci, con notturni occhi.
Or nei tuoi canti
la tua vita intera è come un addio a me.
Cuore selvaggio,
musico cuore,
chiudo il tuo libro,
le mie trecce snodo.
Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,
meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo,
liberi singhiozzando, senza mai vederci,
neè mai saperci, con notturni occhi.

Sibilla Aleramo a Dino Campana,
Mugello, 25-7-1916


COME UNA MELODIA BLU
Testo: D. Campana, Musica: A. Biscaro

Ignota la scena fanciulla
La terra felice
Sola:
Come una melodia blu
Su la riva dei colli ancora
Tremava una viola
Tremava una viola



Ilaria Becchino - voce, chitarra classica in “Barche amorrate”
Andrea Biscaro - chitarre acustiche, chitarra classica in “Notte viola”, voce © 2007 EMA RECORDS 80014


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