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MIRIAM SADUN, SILVANO MAZZONI - VIOLINO E CHITARRA TRA OTTOCENTO E NOVECENTO
Serie Classica



Data di uscita: 01/09/2001

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Eu. 12.75

Paganini
Sonata N° 1 in Lam dal "Centone"
Gragnani
Sonata Op. 8 N. 2 in Do magg.
Brindle
Five Sketches
Nin
Seguida Espanola
Miletic
Sonatina

Organico: Violino e Chitarra

[CLASSICA/Chitarra e violino]
Se il duo composto da violino e pianoforte è in certo senso la formazione ?classica? nell?ambito della musica da camera, quello che vede la chitarra affiancarsi al violino presenta invece singolari tratti di rarità ed esclusività, tanto che proprio dallo strumento accompagnatore è opportuno prendere le mosse presentando il programma qui registrato.
Nel primo Ottocento, nell?epoca cioè del passaggio dalla Wiener Klassik alla nuova sensibilità romantica, che vide anche il sorgere della ?fatale? dicotomia estetica tra musica d?arte e musica di intrattenimento, la chitarra godé di una popolarità quasi sconcertante: di dimensioni ridotte, relativamente facile da apprendere eppure ricca di possibilità polifoniche e timbriche, essa veniva incontro in modo ideale alle esigenze del vasto pubblico dei dilettanti. A Vienna e a Parigi, grazie all?opera di virtuosi-compositori come Mauro Giuliani, Fernando Sor (che si esibì insieme a Liszt) e Ferdinando Carulli, lo strumento conobbe però anche momenti di vera gloria pubblica: i concerti per chitarra e orchestra di Giuliani, in particolare, sono l?emblema della sua raggiunta parità di diritti rispetto al violino e al pianoforte. Troviamo così, tra le centinaia di composizioni chitarristiche fiorite nel primo trentennio del secolo, sia brani di notevole impegno tecnico ed estetico sia pezzi più modesti destinati alla prassi casalinga. Le due sonate di Paganini e Gragnani illustrano abbastanza bene questo aspetto bifronte del repertorio cameristico con chitarra del tempo: pur evocando stile e atmosfere della produzione maggiore si concretano in architetture semplici e in configurazioni melodiche di facile presa sull?ascoltatore. Quella di Paganini fa parte di una serie di diciotto, scritte dopo il 1828, note come ?Centone di Sonate?. Il sommo violinista rinuncia qui quasi completamente al virtuosismo trascendentale dei Capricci e dei Concerti, e mantiene la parte del suo strumento nell?ambito di una cantabilità garbata e accattivante, che guarda scopertamente al mondo dell?opera, soprattutto quella rossiniana. La struttura è in due movimenti di carattere mosso; un?introduzione lenta di tono vagamente drammatico, accennata nuovamente alla fine dell?Allegro, provvede a surrogare la mancanza di un Adagio introspettivo. Interessante, nel Rondoncino finale, il lungo episodio in cui anche il violino si misura da pari a pari con la chitarra suonando in pizzicato.
La sonata del livornese Gragnani, che visse lungamente a Parigi, ha invece un?architettura di stampo classico, ed un carattere più consistentemente concertante. Il primo dei tre movimenti è organizzato secondo i principi della forma sonata, che consente alla chitarra di espandersi soprattutto nelle sezioni del secondo tema. Il breve, patetico Adagio è tripartito, con una sezione contrastante di carattere più mosso. Segue un movimento di polacca, col violino perlopiù in primo piano, ma anche due brevi passaggi solistici della chitarra
Quasi dimenticata prima della metà del XIX secolo, la chitarra ha conosciuto una singolare rinascita nel Novecento, riuscendo a riguadagnare le posizioni e il significato che parevano essersi dissolti irrimediabilmente con le profonde trasformazioni del linguaggio musicale centroeuropeo e la dittatura del pianoforte romantico. Alla base della rinascita chitarristica novecentesca sta senza dubbio la solitaria figura di un virtuoso per certi aspetti ineguagliabile: Andrés Segovia. La crescita dell?interesse per lo strumento, in tempi a noi più vicini, non è però legata soltanto al fascino esercitato dal leggendario concertista: di gusti profondamente conservatori, Segovia si è sempre collocato all?interno di una estetica nella quale difficilmente avrebbero trovato spazio opere come quella di Smith Brindle qui presentata, o altri capolavori del repertorio contemporaneo come il Nocturnal di Benjamin Britten, la Royal Winter Music di Hans Werner Henze o la Sequenza di Luciano Berio. Si direbbe che, con il progressivo frantumarsi dell? universo linguistico che caratterizza la parabola musicale del secolo appena trascorso, i suoni limpidi e pungenti della chitarra, la sua inesauribile tavolozza timbrica, la miniaturizzazione del discorso musicale ch?essa implicitamente postula, si siano sempre più decisamente imposti come valide alternative al sound tradizionale affermato dal pianoforte e dalle formazioni pluristrumentali. In questo nuovo clima di consenso che circonda lo strumento si sono moltiplicati gli adattamenti e le trascrizioni, che se da un lato hanno consentito di espandere in modo considerevole il repertorio della chitarra, dall?altro ne hanno indirettamente sanzionato la raggiunta maturità tecnica.
Appunto in un adattamento (di Armin Schmidt, edito nel 1983) si ascolta la Suite espagnole del compositore di origine cubana Joaquin Nin, risalente al 1929 e scritta originariamente per violino e pianoforte. Musicista e musicologo di immensa erudizione, Nin si dedicò tra l?altro alla raccolta di canti popolari della sua patria, pubblicandone anche varie antologie. Nella suite ogni brano ne contiene uno, espressamente indicato in partitura con puntiglio filologico. All?insegna di un moderato descrittivismo, ricchi di suggestioni impressionistiche e di rievocazioni dotte (a cominciare dalle vaghe ascendenze musorgskijane del Vieille Castille), i quattro brani compongono una carrellata di paesaggi sonori che sfruttano abilmente le peculiarità più idiomatiche del linguaggio musicale iberico: inflessioni modali, frequente uso del secondo grado abbassato e dell?intervallo ?moresco? di seconda aumentata; senza disdegnare, infine, echi dello stile flamenco, che nella trascrizione per chitarra vengono per così dire ricondotti in modo naturale alla loro radice sonora e culturale.r Nato nella ex Jugoslavia nel 1925, il violinista e compositore Miroslav Miletiç ha studiato anche direzione d?orchestra con Willem van Otterloo e Lovro von Mataãiç, ed è fondatore e membro del noto ?Quartetto Pro Arte?, che ha svolto un?opera benemerita di diffusione della musica contemporanea. La Sonatina del 1981, dedicata a Piero Raffaelli, si muove all?interno di una struttura sostanzialmente tradizionale, nonostante asprezze armoniche, presenza di accordi non funzionali, ed un trattamento dei due strumenti che sulla scia di Bartók ne privilegia non di rado gli aspetti più percussivi. Anche qui ampio spazio hanno materiali tematici di sapore popolareggiante; in particolare l?ncipit del tema dell?Andante sembra citare il celebre canone frère Jacques nella stravolta versione immortalata da Mahler nella Prima Sinfonia, e ha un ruolo dominante anche nel finale.
Dedicati ad uno dei protagonisti della chitarra contemporanea, il compositore e didatta Alvaro Company, i Five Sketches di Reginald Smith Brindle (1978) rappresentano la più avanzata esplorazione dell?universo timbrico della chitarra presente in questo CD. Smith Brindle approfondisce qui gli elementi linguistici che già stavano alla base del suo capolavoro chitarristico, El Polifemo de Oro (1956), e che si possono inquadrare in una sorvegliata adesione alla serialità di Schönberg e Webern. All?interno di una dizione aforistica e frammentata, la chitarra è chiamata spesso ad esibirsi in un campionario di sonorità alternative a quelle consuete: armonici, pizzicati, accordi suonati colpendo le corde col palmo della mano oppure strofinandole con un polpastrello, effetti di tamburo. A sua volta la parte del violino si condensa in archi melodici scoscesi, in tremoli su bicordi dissonanti, in momenti di cantabilità visionaria ed espressionistica. Nonostante tutto vibra però in questi brani uno spirito antico, sottolineato dai titoli: dall?iniziale omaggio a Garcia Lorca, attraverso l?evocazione della pittura di Dalì e di Cézanne, sino ai saggi di ?musica al quadrato? che coinvolgono in un raffinato gioco di allusioni Stravinskij, Berg e Webern e alla fine il massimo liutista dell?età elisabettiana, John Dowland, questi ?schizzi? proseguono la grande tradizione della poesia musicale, che nel medium puramente strumentale della ?musica assoluta? si piega alla creazione di strutture riconducibili, attraverso nascoste analogie (si ascolti in particolare l?inizio di Vele), a ciò che sta fuori del suo orizzonte.
Maurizio Giani

?Violon et guitare entre le dix-neuvième et le vingtième siècle?

Si le duo formé par le violon et le piano constitue, d?une certaine manière, la formation "classique " dans le domaine de la musique de chambre, celui où la guitare est associée au violon présente, en revanche, une caractéristique de rareté et d?exclusivité, au point qu?il est opportun de présenter le programme enregistré ici en commençant par l?instrument accompagnateur.
Au début du dix-neuvième siècle, époque qui vit le passage de la Wiener Klassik à la nouvelle sensibilité romantique, mais aussi l?émergence de la dichotomie esthétique "inéluctable " entre la musique d?art et la musique d?animation, la guitare jouit d?une popularité pratiquement déconcertante : grâce à ses dimensions réduites, relativement facile à étudier mais tout aussi riche de possibilités polyphoniques et de timbres, celle-ci était en mesure de satisfaire, de façon idéale, les exigences d?un vaste public de néophytes. A Vienne et à Paris, grâce aux ?uvres de compositeurs virtuoses tels que Mauro Giuliani, Fernando Sor (qui se produisit en compagnie de Liszt) et Fernando Carulli, cet instrument connut cependant de véritables moments de gloire publique. En particulier, les concerts pour guitare et orchestre de Giuliani sont l?emblème de l?égalité des droits acquise par rapport au violon et au piano. C?est ainsi que l?on trouve parmi les centaines de compositions pour guitare produites au cours des trente premières années de ce siècle tant des morceaux aux exigences techniques et esthétiques considérables que des morceaux plus modestes destinés à aux amateurs. Les deux sonates de Paganini et de Gragnini illustrent relativement bien ce double aspect du répertoire de musique de chambre avec guitare de cette époque : tout en évoquant des styles et des atmosphères que l?on retrouve dans la plupart des compositions, elles se concrétisent en architectures simples et en configurations mélodiques d?un abord facile pour l?auditeur. La sonate de Paganini fait partie d?un groupe de dix-huit sonates écrites après 1828, connues sous le nom de "centon de sonates ". Le grand violoniste renonce ici presque complètement à la virtuosité transcendantale des Caprices et des Concerts, et maintient la partie réservée à son instrument dans la tessiture d?une mélodie gracieuse et captivante, qui regarde ouvertement vers le monde de l?opéra, principalement celui de Rossini. La structure se compose de deux mouvements à caractère mosso ; une introduction lente, au ton vaguement dramatique, reprise à nouveau à la fin de l?Allégro, contribue à substituer l?absence d?un Adagio introspectif. Dans le petit rondeau final, le long épisode dans lequel le violon se mesure d?égal à égal avec la guitare en jouant en pizzicato est intéressant.
La sonate de Gragnani, originaire de Livourne, qui vécut pendant de nombreuses années à Paris, possède, en revanche, une architecture à caractère classique et davantage concertante. Le premier des trois mouvements est organisé selon les principes de la forme sonate permettant à la guitare de prendre de l?ampleur principalement dans les sections du second thème. L?Adagio, court et pathétique, est en trois parties, dont une section contrastante à caractère plus mosso. Il s?ensuit un mouvement de polonaise au cours duquel le violon est le plus souvent au premier plan, mais également deux brefs passages de solo de guitare.
Pratiquement oubliée au cours de la première moitié du XIXème siècle, la guitare connaît un renouveau particulier au vingtième siècle, et réussit à regagner les positions et le sens qui semblaient s?être irrémédiablement dissipés avec les profondes manifestations apparues dans le langage musical du centre de l?Europe et la dictature du piano romantique. A la base de la renaissance de la guitare au vingtième siècle, on trouve sans nul doute la figure solitaire d?un virtuose, sous certains aspects, inégalable : Andrés Segovia. L?intérêt croissant pour l?instrument, en des temps qui nous sont plus proches, n?est cependant pas lié uniquement au charme exercé par le légendaire concertiste : de tendances profondément conservatrices, Segovia s?est toujours placé à l?intérieur d?une esthétique dans laquelle des ?uvres telles que celle de Smith Brindle présentée ici, auraient difficilement trouvé leur place, de même que d?autres chefs-d??uvre du répertoire contemporain tels le Nocturnal de Benjamin Britten, la Royal Winter Music de Hans Werner Henze ou la Sequenza de Luciano Berio. Il semblerait qu?avec la cassure progressive opérée à l?intérieur de l?univers linguistique et qui caractérise la parabole musicale du siècle qui vient de s?écouler, les sons limpides et pointus de la guitare, son éventail inépuisable de timbres, la miniaturisation du discours musical qu?elle postule de manière implicite, se soient imposés de façon toujours plus distincte comme alternatives valables au sound traditionnel imposé par le piano et les formations pluriinstrumentales. Dans ce nouveau climat d?approbation qui entoure l?instrument, les adaptations et les transcriptions se sont multipliées, et si, d?une part, celles-ci ont permis d?accroître considérablement le répertoire de la guitare, elles ont, d?autre part, indirectement sanctionné la maturité technique acquise.
Précisément dans une adaptation (de Armin Schmidt, éditée en 1983), l?on peut écouter la Suite espagnole du compositeur d?origine cubaine Joaquin Nin, datant de 1929 et écrite à l?origine pour violon et piano. Musicien et musicologue d?une très grande érudition, Nin se consacra, entre autres, au recueil de chants populaires de son pays et publia plusieurs anthologies. Par la suite, chaque morceau en contient une, indiquée expressément dans la partition avec une obstination philologique. A l?enseigne d?un descriptivisme modéré, riche de suggestions impressionnistes et d?évocations savantes (à commencer par les vagues ascendances musorgskinienne de la Vieille Castille), les quatre morceaux composent une myriade de paysages sonores, exploitant habilement les détails les plus idiomatiques du langage musical ibérique : inflexions modales, usage fréquent du second degré abaissé et de l?intervalle "mauresque " de seconde augmentée ; sans dédaigner, enfin, des échos du style flamenco, lesquels, dans la transcription pour guitare, sont pour ainsi dire reconduits de façon naturelle à leur racine sonore et culturelle.
Né en ex-Yougoslavie en 1925, le violoniste et compositeur Miroslav Mileti a également étudié la direction d?orchestre avec Willem van Otterloo et Lovro von Matai, et est fondateur et membre du célèbre " Quartetto pro Arte ", qui a accomplit une ?uvre méritante de diffusion de la musique contemporaine. La Sonatina de 1081, dédiée à Piero Raffaelli, se déplace à l?intérieur d?une structure substantiellement traditionnelle, en dépit d?âpretés harmoniques, de la présence d?accords non fonctionnels, et d?un traitement des deux instruments qui, dans le sillage de Bartok, privilégie plutôt fréquemment les aspects de percussion. Ici aussi, les thèmes aux saveurs populaires occupent une place non négligeable ; en particulier, l?ncipit du thème de l?Andante semble citer le célèbre canon frère Jacques dans la version complètement remaniée et immortalisée par Mahler dans la Première Symphonie, et joue un rôle dominant également dans le final.
Dédiés à l?un des protagonistes de la guitare contemporaine, le compositeur et enseignant Alvaro Company, les Five Sketches de Reginald Smith Brindle (1978) représentent l?exploration la plus perfectionnée de l?univers des timbres de la guitare présente dans ce CD. Smith Brindle approfondit ici les éléments linguistiques qui étaient déjà à la base de son chef-d??uvre de guitare, El Polifemo de Oro (1956), et que l?on peut situer dans une adhésion surveillée au sérialisme de Schÿnberg et de Webern. A l?intérieur d?une diction aphoristique et fragmentée, la guitare est souvent appelée à se produire dans un échantillon de sonorités alternatives aux sonorités habituelles : harmoniques, pincées, accords joués en frappant les cordes avec la paume de la main ou en les frottant du bout des doigts, effets de tambour. A son tour, la part du violon se condense en arcs mélodiques escarpés, en trémolos sur deux cordes dissonantes, en moment de valeurs expressives visionnaires et expressionnistes. En dépit de tout cela, un esprit antique, souligné par les titres, vibre dans ces morceaux : de l?hommage initial à Garcia Lorca, à travers l?évocation de la peinture de Dali et de Cézanne, jusqu?aux récitals de " musique au carré " qui impliquent dans un jeu raffiné d?allusions Stravinskij, Berg et Webern, et à la fin le luthiste de l?ère élisabéthaine, John Dowland, ces " esquisses " poursuivent la grande tradition de la poésie musicale, qui dans le médium purement instrumental de la " musique absolue " se plie à la création de structures pouvant se rapporter, à travers des analogies cachées (en particulier, au début de Vele) à ce qui se profile au-delà se son horizon.

Maurizio Giani

Registrazione EMA Service
Fonici Matteo Guasti e Giuseppe Scali
Tecnica di registrazione Multitrack Instrement Recording

DUO Sadun Mazzoni
Miriam Sadun (violino)
Silvano Mazzoni (Chitarra)

Zagreb 21 XI 2001

Dear fellows
Miriam sadun & silvano Mazzoni

Many thanks for your nice CD ?Violino e Chitarra tra Ottocento e Novecento?- Congratulations.

The manner of your playing could be golden rules for ensemble playing.

The Sonatina is played and recorded by many musician often. This year was performed in Geneva, Wienna, Weimar, Bordeaux, Zagreb.
I like your interpretation very much. It is full of inspiration, has charming clearness, without any technical effects. Thank you.

For Maurizio Giani I enclosed some information.

Cara Miriam for you I send by separate mail: Danza (Violin solo), Miniatures, three scherzos (Violin-Horn).

To Silvano I recommend: Consort Trio for 3 Guitars (Berben) and Kroatische Suite (Schott) (solo Chitarra). Trio Pastorale (Fl. Clar. Guitar).

I just come from two weeks tournée in Japan.
My VIOLA CONCERTO was performed in TOKYO, Hiroshima and Fukuoka.

With regards sincerely
Yours Miroslav Miletic

Caro maestro, [Silvano Mazzoni]
E? stata una bella sorpresa, l?arrivo del vostro Cd con i ?Cinque Dipinti? per Violino e Chitarra ? Lavoro che avevo quasi dimenticato.
E? un?esecuzione molto indovinato, con immaginazione e estro. Insomma, esprime ?più? di quello scritto ? che mi piace perché è il mio ideale.
Bravissimi, sono contento.

Anche lo scritto di Maurizio Giani è molto indovinato, e rilevante.
Complimenti anche a Miriam. Ha ricreato proprio quello che volevo, con fervore e vivacità.

Ancora grazie a tutti e due.

Cordialmente
Reginaldo
(Reginald Smith-Brindle)

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