Music for Nella Primelli: a Memorial Collection for Guitar

01 Elegia alla nostra carissima Nella PrimelliAlessandra Lucchi, Matteo Chiodini, Steffani Contemporary Chamber Orchestra

02 Una dolcissima ed affettuosa composizione per la nostra carissima NellaAlessandra Lucchi

03 Un omaggio affettuoso alla nostra carissima Nella PrimelliMatteo Chiodini, Steffani Guitar Ensemble, Steffani Contemporary Chamber Orchestra

Ci sono sempre delle ragioni umane quando Gilberto Cappelli scrive musica. Sentimenti di amicizia, di riconoscenza, di affetto. Queste tre composizioni sono nate per ricordare Nella Primelli, — una persona attenta ai bisogni di tutti, con una dedizione silenziosa e costante che meritava di essere trasfigurata in suono.

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La produzione per chitarra di Cappelli annovera più di sessanta titoli distribuiti lungo un arco cronologico di trentacinque anni — da Memoria, commissionata dalla Biennale Musica di Venezia e pubblicata da Casa Ricordi, fino alle composizioni incluse in questa registrazione. È un corpus unico nel suo genere per ampiezza, coerenza e capacità di innovazione, che attraversa la dimensione solistica, cameristica e orchestrale e che ha ridefinito il campo delle possibilità tecniche ed espressive della chitarra. Le tre opere qui incise rappresentano uno degli apporti più originali e significativi non soltanto al catalogo delle sue composizioni per e con chitarra, ma all’intero repertorio chitarristico del XXI secolo.

Sono tre composizioni distinte e concluse, eppure inseparabili. Chi conosce la musica di Cappelli sa che egli appartiene a quel tipo di compositori che «non pensano, a ben vedere, per opere singole, bensì a una sorta di risonante dialogo interiore» (Lombardi Vallauri). Elementi ritmici, melodici e soprattutto armonici fanno da fil rouge fra le tre opere: ciascuna è autonoma, ma nessuna è davvero separabile dalle altre. I tre brani declinano la chitarra in altrettante dimensioni sonore differenti: nell’Elegia, lo strumento assume una funzione concertante, dialogando con un’orchestra d’archi e un coro ad libitum; nella Dolcissima ed affettuosa composizione, la chitarra è sola, raccolta nella sua voce più essenziale e drammatica; nell’Omaggio, infine, si moltiplica in quaranta strumenti che si affiancano agli archi generando una massa sonora inedita, di rara densità e ampiezza.

Sono opere contemporanee in una duplice accezione: anzitutto cronologica, perché appartengono al nostro tempo, e poi sostanziale, perché incarnano un modo di pensare la musica che interroga il suono alle sue radici. Il gesto compositivo è radicale. Da un lato domina una sorta di horror vacui: il suono riempie ogni spazio, si espande in un flusso quasi continuo che plasma la forma nella sua globalità. Dall’altro, entro questo flusso, emergono momenti di drammaticità scoperta, più espressivi, che interrompono e insieme sostengono la tensione complessiva. È qui che si riconosce la cifra inconfondibile di Gilberto Cappelli: un compositore che ha attraversato l’avanguardia italiana e la sperimentazione senza mai rinunciare all’espressione nel senso più pieno del termine — un’espressività che scava nel suono alla ricerca di ciò che ancora non è stato udito.

Nell’Elegia alla nostra carissima ed indimenticabile Nella Primelli, per chitarra, archi e un coro ad libitum, lo strumento solista assume una funzione concertante senza che il brano si configuri come un vero e proprio concerto per chitarra e orchestra, nonostante la presenza di due brevi cadenze. La chitarra non dialoga con l’orchestra nel senso tradizionale: tende piuttosto a riassumere in sé tutte le parti orchestrali, e proprio da questo nasce una drammaticità particolare, che deve molto al transitorio d’attacco percussivo dello strumento — quell’istante in cui la corda pizzicata libera un’energia insieme fragile e incisiva. La scrittura è accordale, scelta poco idiomatica per la chitarra, soprattutto quando lo strumento si muove nel registro sovracuto ma del tutto coerente con lo scopo dichiarato da Cappelli: «il mio intento, nell’accostarmi alla chitarra, era quello di capire quale spazio poteva avere, sradicandola dai soliti luoghi comuni — suono pianissimo, arpeggino…».

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Il brano si distende in un unico movimento. L’apertura è affidata a un’introduzione di accordi in fortissimo, che si stemperano fino a raggiungere un unisono di orchestra e chitarra in pianissimo: è da qui che la composizione prende avvio nella sua sostanza, articolandosi in una serie di brevi frasi dal carattere struggente quasi sospese nell’immobilità. Poi, gradualmente, la musica comincia a incalzare, soprattutto dopo la prima cadenza, che ripropone gli elementi di agogica fin lì enunciati: pianissimo, fortissimo improvviso, e di nuovo pianissimo. Le cadenze sono due, entrambe brevi — non occasioni di sfoggio virtuosistico, ma momenti in cui l’idea compositiva prosegue il suo corso senza interruzione. Il culmine drammaturgico ed espressivo dell’intero brano è il corale conclusivo, dove due violini solisti si affiancano alla chitarra. L’inserimento di un corale all’interno di una composizione orchestrale è un procedimento che rimanda a Charles Ives, compositore americano verso il quale Cappelli nutre una profonda affinità elettiva. La partitura prevede in questo punto anche un coro di voci, su un testo del compositore dedicato ai bambini di Gaza, non impiegato in questa incisione. Dopo due enunciazioni della melodia corale, affidate all’orchestra e alla chitarra, il brano si spegne in pianissimo: un’ottava ribattuta dalla chitarra sola, nel registro acuto, evoca il suono di campane lontane.

Una dolcissima ed affettuosa composizione per la nostra carissima Nella, per chitarra sola, è il cuore del trittico. Qui Cappelli si misura con i limiti dello strumento trasformandoli in una risorsa: avendo a disposizione poche note, lavora sulla dinamica, sull’articolazione del silenzio e del suono, conducendo la chitarra in un territorio espressivo dove ogni nota è necessaria. «Il mio modo di scrivere è quello di utilizzare poche note»: ma questa economia non è povertà. È piuttosto una concentrazione estrema, in cui lo spazio fra un suono e il successivo — la distanza, l’attesa, il respiro — diventa esso stesso materia musicale.

Come nell’Elegia, la scrittura è polifonica e accordale, e riprende in miniatura gli elementi strutturali della composizione concertante. Un luminoso corale, la cui melodia viene armonizzata in due modi differenti, segna il culmine espressivo del brano, che si conclude con una ripresa dell’idea melodica iniziale la cui chiusa viene armonizzata tre volte in tre diverse maniere.

Un omaggio affettuoso alla nostra carissima Nella Primelli, per quaranta chitarre e archi, è la più ampia ed elaborata delle tre composizioni. L’organico è imponente: dieci chitarre prime, dieci seconde e terze divise ciascuna in due gruppi di cinque, dieci chitarre quarte, cui si aggiunge un’orchestra d’archi con sette violini primi, sei violini secondi, sei viole, quattro violoncelli e quattro contrabbassi di cui almeno due a cinque corde. Ne risulta una massa sonora di rara densità, dal colore timbrico assolutamente inedito nella letteratura chitarristica. Le chitarre impiegano un tremolo costante — note ribattute veloci — che sostiene e in qualche modo completa il suono degli archi: un rapporto speculare rispetto all’Elegia, dove era l’orchestra a integrare e prolungare la voce della chitarra.

«Il mio interesse non è tanto rivolto alla ricerca di un suono “bello”», ha dichiarato Cappelli, «bensì a una nuova idea di suono, non direttamente legato alla tradizione dello strumento. Mi interessa far suonare il tutto diversamente da quello sentito finora e vedere fin dove si può arrivare. Sto alla frontiera del nuovo, dell’inesplorato.»

Questa incisione nasce dal workshop internazionale “Resonances of our Time”, tenutosi nella Repubblica di San Marino dal 22 al 26 gennaio 2026. Studenti provenienti da otto Conservatori italiani — Castelfranco Veneto, Cesena-Rimini, Cremona, Fermo, Ferrara, Modena, Perugia e Verona — si sono riuniti per studiare, incidere ed eseguire in concerto le musiche di Cappelli. Affidare a giovani strumentisti delle opere di questa complessità risponde a una ragione precisa: proprio perché Cappelli utilizza poche note e lavora sulla dinamica l’espressività, la sua musica esige da ciascuno una presenza attiva e consapevole, e restituisce a ogni singolo strumentista la percezione netta di essere indispensabile all’insieme.

Per Nella, dunque. E per tutti coloro che, come lei, si prendono cura degli altri senza chiedere nulla in cambio.

Alessandra Lucchi

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ALESSANDRA LUCCHI chitarra

MATTEO CHIODINI direttore

STEFFANI GUITAR ENSEMBLE

Neriga Allegrucci, Edoardo Anti, Andrea Aria, Nicolò Baldo, Anna Ballico, Daniele Bartoli, Giacomo Benvenuto, Sofia Bonomi, Chiara Bottigliero, Irene Brunori, Maddalena Ceccon, Alessandro Chinello, Angela Comuzzi, Elisa Dal Bianco, Federico De Salvador, Mattia Delucia, Tommaso Galletti, Gregorio Garcia-Henares, Anna Gatto, Lorenzo Ghedin, Elisabetta Grego, Lorenzo Ingrosso, Matteo Isolani, Francesco Livabella, Sabrina Lovison, Miki Marini, Lorenzo Moro, Sebastian Motta, Michaela Muni, Pietro Pasinato, Giulia Pusterla, Anna Recchi, Federica Riosa, Emma Rizzo, Celia Rusconi, Cesare Sampaolese, Chiara Saurini, Daniele Schiavon, Silvia Talamonti, Filippo Taroni, Sabrina Valea, Cesare Ermete Valisi, Olga Vedovetto, Andrea Vinco, Sara Zannoni, Stefano Zoldan, Giovanni Zuliani

STEFFANI CONTEMPORARY CHAMBER ORCHESTRA

Violini 1: Carla Bellotti, Emma Bertozzi, Elisabetta Bonora, Silvia Borgese*, Jacob Martín, Antonio Lanni, Emanuele Perri, Oleksandr Puzankov, Federica Tarturo

Violini 2: Desirè Bertolini, Camie Eilenbecker, Edoardo Fabbiani, Ludovica Fachin, Umberto Frisoni, Mattia Madeo, Piergiorgio Ravazzolo, Stefan Stancic*

Viole: Chiara Antognelli, Ludmilo Cambambi, Giulia Galantini, Mattia Scagliotti*

Violoncelli: Gabriele Candiloro, Federica Colombo*, Amirreza Moradzadeh, Antonella Nitti Cosmaola

Contrabbassi: Laura Gil Outeiral, Milco Merloni*, Santiago Salvatori

* Prime parti

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