Mario Cesa vol. II

I brani presenti in questo CD sono un significativo ritratto del maestro Mario Cesa, della sua poetica e del suo linguaggio musicale e rappresentano anche la testimonianza del suo percorso come ideatore e curatore di eventi musicali importanti in terra d’Irpinia, quali il festival Musica in Irpinia e Musica in Irpinia Contemporanea. Situazioni in cui Mario Cesa, con grande sensibilità e sapiente competenza artistica, ha donato ad Avellino momenti di alta cultura, con programmi musicali interessanti ed innovativi e la presenza di grandi artisti internazionali.

Raffinato musicista, Mario Cesa, ha tradotto alcune di queste esperienze di vita in composizioni, con il desiderio di consegnare alla sua arte le emozioni, i ricordi, gli incontri e le suggestioni di un tempo vissuto.
Il suono, con la sua ossimorica materialità, veicola un mondo di esperienze musicali, di amicizia e di umanità e conduce l’ascoltatore, anche attraverso il ruolo accentuativo degli interpreti, a percorrere un segmento del cammino biografico dell’autore.

Altro aspetto caratterizzante della poetica di Mario Cesa è il suo interesse per le tradizioni musicali popolari, soprattutto quelle legate alla sua terra. Cesa trae ispirazione dal repertorio popolare, lo filtra attraverso il suo pensiero e ne attua una rilettura. Ottimizza nel suo modo compositivo, innovativo, talvolta provocatorio e sempre espressivo di un grande senso di libertà, il profondo legame con la terra d’Irpinia, luogo antico, ricco di storia e di tradizioni.

I 3 dagherrotipi, per pianoforte, alludono ad una vecchia modalità di arte fotografica e i titoli dei brani, Preludio Ricercare e Toccata, richiamano forme musicali del passato. Quest’opera rappresenta il dualismo dialogico tra il passato, come ricordo, come conoscenza, come riflessione e rispettoso tributo alla storia che insegna ed il presente che prende le distanze dal tempo andato utilizzando un linguaggio musicale sperimentale ed innovativo.

Intercorsi trascorsi, per flauto, è dedicato a Roberto Fabbriciani. Di vecchia data è l’amicizia e la collaborazione tra Mario Cesa e Roberto Fabbriciani, lungo percorso di reciproca stima ed affetto. Questo brano fa riferimento a pensieri ed emozioni, situazioni interiori ed esperienze di vita che talvolta generano domande alle quali corrispondono ambigue risposte. L’interprete accentua questo dualismo e con virtuosismo e appassionato lirismo sonoro realizza un possibile ed infinito universo attraverso tecniche estese ed un dialogo tra la voce dell’interprete e lo strumento.

Primitive per clarinetto basso allude all’idea primitiva e fascinosa di esplorare e scoprire uno strumento, scoprirne le infinite possibilità di emissione ed organizzazione sonora. È interessante che il brano fosse pensato dall’autore per clarinetto in si bemolle. Mario Cesa, convinto assertore che il rapporto tra compositore ed interprete non è univoco ma sinergico e che l’idea compositiva può assumere il valore di stimolo verso un percorso di co-creazione in cui lo strumentista è cantore e accentuatore, ha accettato la proposta di Guido Arbonelli di eseguire il brano con il clarinetto basso. Anche Primitive è testimonianza di una collaborazione artistica nata nell’ambito dei festival musicali curati da Mario Cesa.

Going through Harlem to little Italy è un lavoro per sax scritto da Cesa in occasione di un concerto a lui dedicato alla Carnegie Hall di New York. Nella grande mela, luogo delle opportunità, connubio di tradizioni popolari di cultura nera e di modernità, di degrado e di superlativa ricchezza, nasce l’ispirazione di questo lavoro, allusivo tributo al Blues.

Marco Fumo, pianista che ha dedicato molta della sua attività al Ragtime, ha sollecitato circa tre decenni fa Mario Cesa a scrivere Moduli Rag. Anche questo lavoro dimostra la grande sensibilità e bravura di Cesa nel rapportarsi a forme e stilemi musicali storicamente accreditati, offrendone una interessante rilettura. Ispirato al vecchio Rag il brano è scritto a moduli che si possono combinare secondo una successione scelta dall’interprete. Ulteriore dimostrazione dell’estetica secondo cui compositore ed interprete sinergicamente realizzano l’opera d’arte.

Nel vento per fagotto, è un brano recente espressamente scritto per questo progetto discografico. Raccoglie e traduce le impressioni e le sensazioni del compositore durante una passeggiata nella natura la scorsa primavera. Il vento gioca tra le piante, accarezza le fronde, canto ancestrale che accompagna l’umanità fin dalla notte dei tempi. Il fagotto di Paolo Carlini rievoca e a suo modo interpreta questo mondo sonoro, ricco ed intensamente sorprendente.

Così Frammenti per sax e violoncello è un lavoro composto per il programma di questo CD. Interessante la scelta del duo sax contralto (strumento particolarmente caro a Cesa) e violoncello. Il titolo riferisce a frammenti di vita che, consegnati ai posteri, raccontano qualcosa, narrano di persone, di situazioni e di luoghi.

Il ricordo di una festa di paese nella campagna irpina in cui un vecchio signore suonava l’organetto è l’ispirazione della Leggenda del vecchio suonatore, per fisarmonica. La memoria dell’organetto, strumento di tradizione popolare, puro gioioso sentimento, forse anche un po’ nostalgico, di un tempo lontano, di una tradizione musicale semplice ma molto viva e coinvolgente, è traslato da Cesa in un brano per fisarmonica dal linguaggio colto e raffinato. Un modo per affermare l’universalità della musica come atto comunicativo, come realtà espressiva al di là delle peculiari regole formali, grammaticali e sintattiche dei differenti linguaggi musicali.

Il musicista è stregone, creatore di incantesimi sonori tra mito e realtà, mago, esorcista e narratore di mondi fantastici che stupisce gli ascoltatori e con la sua arte invita a percorsi sempre nuovi e magicamente attrattivi. A questo ancestrale ruolo del musicista e della musica allude Maghie per pianoforte, brano poetico, in cui Mario Cesa utilizza varie tecniche pianistiche per creare stregonerie sonore. Ad esempio il pianista abbassa il tasto senza generare suono e con l’altra mano suona un accordo forte che per simpatia fa vibrare la corda muta. Piccoli artifici sonori, gesti generatori di magie che ci incuriosiscono e confermano l’arte dei suoni atavico modo per trascendere la realtà e vivere i sogni.

BONUS TRACK
I TRIVIARCHI Vittorio Fusco violino, Nikolas Altieri viola, Sergio De Castris violoncello

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