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Luca Mauceri pianoforte, fisarmonica, basso, percussioni, programmazioni e voce Michele Marsella chitarra classica Nataliya Nykolayishyn violino Donato Cedrone violoncello Piero Colombi clarinetto David Hassell sax
Nancy Lombardo voce nelle tracce 1, 2, 6 Luigi Lo Cascio voce nella traccia 1 Marcello Montalto, Alessandro Romano voce nelle tracce 5, 11
Foto interne Filippo Sinopoli (Teatro Stabile di Catania) Registrato da Luca Mauceri nel mese di settembre 2010 presso Relais Il Cantico di Orvieto La voce di Nancy Lombardo è stata registrata da Antonio Zarcone presso il Lab Music di Palermo Luca Mauceri ha inoltre registrato la voce di Luigi Lo Cascio nella sua casa a Roma e le voci di Marcello Montalto e Alessandro Romano presso la Terrazza Alcalà di Catania
musiche di
Luca Mauceri
dallo spettacolo di Vincenzo Pirrotta
01. Pro memoria 02. L’angelo ladro 03. Il Gran Magro 04. Le vieux billets 05. Didascalie per una visita medica 06. Martire terra
07. Il mio segreto d’untore 08. Tema di Marta 09. L’inafferrabile sindone 10. Fiato Corto
11. Danza di Marta (interrotta) 12. Lo scirocco 13. La mia bocca inquieta 14. L’estasi di riviversi
Recording engineer
15. Lo scirocco (reprise) 16. Scritto da sé 17. Il Gran Magro (reprise) *bonus track 18. La mia terra 19. L’apparizione 20. Agamennone re 21. La morte di Marta 22. Tema di Marta (piano)*bonus track
Luca Mauceri by La Casa del Vento (Roma)
musiche originali di Luca Mauceri www.lucamauceri.com
Edizioni EMA Vinci - Firenze edizioni@emavinci.it
www.emavinci.it Via delle Croci, 15 Montelupo F.no (FI)
Immagine di copertina
Graphic Project
Luca Mauceri & Federico Landi
Editing, Mixing and Mastering
Giuseppe Scali
Giuseppina Maurizi
Una produzione di
Fondazione Bufalino Comune di Comiso
EMA Records by EMA Vinci © 2011 EMA Vinci.fi.it 80021
Ringraziamenti
Il mio ringraziamento più grande va ad Armando Elia e Giovanna Leggio Bufalino, alla Fondazione Bufalino e al comune di Comiso per l’infinita sensibilità dimostrata nei confronti del mio progetto.
Un ringraziamento speciale ai miei fraterni amici Vincenzo Pirrotta, Nancy Lombardo e Luigi Lo Cascio (Gigiiiiiiiiiii)
Desidero inoltre ringraziare: Il sindaco di Comiso Giuseppe Alfano, Vitalba Andrea, Giovanni Argante, Valentina Arriva, Andrea Bruno, Giovanni Calcagno, Lucia Cammalleri, Giuseppe Dipasquale, EMA Records, Erika, Andrea Gambadoro, Mario Gatto, Giovanni Iemulo, Federico Landi, Salvo Lupo, Giuseppina Maurizi, Plinio Milazzo, Marcello Montalto, il presidente della Fondazione Bufalino prof.ssa Teresa Noto, Giovanni Parrinello, Salvatore Ragusa, Alessandro Romano, Davide Rorato, Giuseppe Scali, Alfio Scuderi, Teatro Stabile di Catania, Nunzio Zago, tutti i miei amici e sempre...la mia famiglia.
Una produzione di: Fondazione Bufalino Comune di Comiso
EMA Records by EMA Vinci © 2011 EMA Vinci.fi.it 80021
DICERIA è stato un lavoro di scrittura intenso e faticoso più di altre mie composizioni per il teatro. Le musiche erano eseguite dal vivo da quattro straordinari giovani polistrumentisti (Michele Marsella, Salvo Lupo, Mario Gatto, Giovanni Parrinello) con l’ausilio di un computer. Prima dell’inizio delle prove avevo abbozzato un paio di temi (Marta e il Gran Magro) ed il canto iniziale ma il grosso del lavoro è stato fatto in teatro ritoccando, creando e modificando in continuazione i brani che si andavano definendo, in un esaltante ed entusiasmante gioco di complicità tra me, Vincenzo, Luigi e tutta la compagnia, alla ricerca di quella musica capace di respirare con la scena ed esprimere in un differente linguaggio i punti di vista del regista.
Luca Mauceri
Può capitare che un attore, fermo dietro le quinte, con una valigia in mano e in attesa di entrare in scena, può capitare che si chieda: e ora? Dunque entrerò sotto gli occhi di tutti? A me capita tutte le sere prima che cominci “Diceria dell’untore”. E succede pure che la domanda che mi pongo insista a tal punto da raggiungere quei gangli nervosi che in certe condizioni provocano prima spasmi poi paralisi. Ma ecco che a salvarmi dall’indecisione, ecco che arriva una musica, la musica di Luchino (dall’infinito elenco dei suoi nomi, dei suoi pseudonimi - Luca, Barùk, Lucariello - io ho scelto da subito Luchino). Arrivano in quinta le sue note e mi travolge la tentazione di volere entrare anch’io nell’universo di suoni che ha cominciato a suggerire in scena. Qualcosa di magnetico dunque che costringe a non distrarsi, che subito persuade ad arruolarsi per cospirare dentro un’identica ipotesi rivolta a Bufalino. È come se Luchino provasse a individuare e convocasse in scena ciò che precede la trama verbale. E’ come se arretrasse fino al gesto musicale da cui traggono origine le frasi, le parole, le sillabe che l’autore si è trovato a comporre e che adesso, in vivo, sulla scena, tocca all’attore pronunciare come fossero appena nate. Un’operazione quasi magica, quindi, perché sembra sfidare le leggi irreversibili dell’invenzione letteraria. L’autore stesso spesso non sa qual è la fonte che l’ispira e che suggerisce proprio quel getto di parole, proprio quello sciame di suoni che serbano, seppure in fattezze familiari, le note misteriose che vengono d’altrove. Luchino traccia il solco che riconnette le parole di un testo ad un’ipotesi di provenienza. In quest’origine l’attore si butta a capofitto e trova l’ardimento di provarsi, insieme ai suoni, a delirare.
Luigi Lo Cascio
Con Luca l’empatia è nata d’improvviso, come nei miracoli! Non c’è nulla da spiegare perché tutto (la nostra amicizia, il nostro teatro, i nostri progetti) è inspiegabile, ed è inspiegabile perché naturale. Camminavo per la mia strada e d’un tratto ho sentito dei passi che volevano accompagnarmi, che si entusiasmavano ed appassionavano percorrendo quella via poetica. Erano i passi di Luca che continuano a segnare il ritmo del cammino, l’armonia di quel percorso, la melodia di quel sentiero. DICERIA DELL’UNTORE è un frammento di quella strada!
Vincenzo Pirrotta
Pro Memoria
E non vedrò più nessuno, ho i pugni pieni di peste. Addio, bivacchi di festa Accesi sotto la luna;
addio, inabili labbra
sorprese nel vento; grandi segreti da niente sepolti dentro la sabbia;
pupille risa disprezzi scambiati da infame a infame; giochi di m’ama non m’ama, miei cuori, mia giovinezza!
Resta di tanta vacanza Solo una pozza di sole Scordata sulle lenzuola Della mia ultima stanza;
e questa rosa che il gelo del davanzale consuma, e se ne perde il profumo verso un inutile cielo.
(testo Gesualdo Bufalino musica Luca Mauceri)
Danza di Marta (interrotta)
Sempre più duro è il tragitto in questa mulattiera che munge il nostro sangue trafitto da questa tarma che punge
il nostro petto sobbalza ad ogni lieve sussulto la nostra voce soave ora è un fine singulto
ancora ci resta la danza nostra finale speranza ancora dentro la stanza un flebile corpo che avanza.
(testo Vincenzo Pirrotta musica Luca Mauceri)
L’angelo ladro
Verrà l’angelo ladro al mio sonno d’albergo, alle mia braccia inferme, già forza le porte, la sua tozza bipenne sibila sulla mia fronte, vampa d’oro di tra le penne è la sua voce che odo, il caro suo gergo solenne. Lotteremo sino alla morte
(testo Gesualdo Bufalino musica Luca Mauceri )
Martire terra
Ciuscia ventu di frischizza Uncia u celu di gelsominu D’accussì tanta bidizza Nesci e abballa nesci e abballa (2v)
Stu suli è la nostra ricchizza Vagna i strati dunni caminu E la luci chi a nui si n’trizza Nesci e abballa nesci e abballa(2v)
M’avvinghio al raggio pungente Che m’accarezza il velluto sopra la carne Striscia insinuante Sulle mie gambe di rame nudo. È svanito l’odore della guerra Il mio voglio donare A questa martire terra
L ‘odore mio voglio donare A questa martire terra!
(testo Vincenzo Pirrotta musica Luca Mauceri)
Didascalie per una visita medica
Qui si contempla la febbre che viene, povera sposa, a spaventarsi le labbra sopra i miei zigomi rosa
oh altra caduta al mattino, fontana di vergine falda, mio sangue nel lavandino scarlatta tromba d’araldo!
E tu pungimi ape regina, sotto l’ascella, o mio otre di miele, anello di mago Merlino, ripieno di vento fedele.
Si giunge all’estremo tracollo Di malasorte vorace: ci sbuca tra vertebre e collo un tanfo di putrida brace.
O madre che conti i miei chiodi, che sola, vertigine e centro, i colpi grandiosi riodi dei miei calcagni nel ventre,
solleva lo scialle feroce e fatti guardare la faccia, ch’io senta sotto la croce l’ululato delle tue braccia
(testo Gesualdo Bufalino musica Luca Mauceri)